6. Dove si impugna un telecomando insanguinato

Davanti al televisore, mi accorgo che il flusso ossessivo di tele-dibattimenti sull’omicidio di Melania o sulla scomparsa di Yara viene di norma interrotto dai consigli su come combattere la cellulite o da altre questioni di evidente rilevanza nazionale (perché Elisabetta non ha ancora presentato George in famiglia?).

Do you remember “Videodrome”?

Non vogliono che mi incupisca troppo, ho capito. Ma questo tentativo di alleggerimento non mi tranquillizza. Dopo mesi e mesi io vorrei qualche verità, su alcuni casi. E invece in tv né i vivi né i morti trovano pace. Tutt’al più un improvviso oblio.

Il palinsesto tv insegue un reality feuilleton di massa, ma senza alcuna possibilità e alcuna esigenza di dotarsi di una struttura, di una compiutezza, di un disegno

complessivo. In nome del “nuovo sviluppo”, senza molto riguardo per la solidità dei motivi, la diretta di oggi contraddice la tesi che dava per buona ieri (è storia anche di queste ore). Tanto, sarà dimenticata domani. Il palinsesto tv mi impone disgusto, sdegno, disperazione, rabbia, commozione in maniera disordinata e ripetitiva. Quello che vorrebbe essere uno spettacolo pirotecnico capace di generare continua meraviglia diventa un bombardamento che mi lascia stordito.

E poi, la consolazione di ripagare tutte le emozioni negative provate con il traguardo di un senso (ragione fondante dell’atto stesso di narrare) è costantemente rimandata alla puntata di domani. La grande promessa di una verità ultima, stabile, si rivela un continuo inganno.

Questo tipo di racconto non mi fa capire più nulla, e infatti non mi chiede di capire proprio nulla. Mi chiede di prendere parte alla vicenda nel senso più letterale e cioè di parteggiare per qualcuno. Mi incita a scegliere una delle precarie verità contrapposte, a candidare qualcuno alla nomination di colpevole sulla base di impressioni e frammenti. Ma alla lunga è una fatica senza scopo, quindi frustrante.E se mi sposto su un talk-show di informazione, la scena non cambia. Trent’anni fa, quando c’era Tribuna Politica, quasi tutti cambiavamo canale, poi però a votare ci andavamo. Oggi l’astensionismo stabilisce nuovi record, mentre nelle arene televisive il politico chiamato a rispondere di fronte alla magistratura si installa in pianta stabile non tanto a difendersi (cosa che dovrebbe fare in tribunale) ma a dichiararsi subito vittima di un complotto. E i giornalisti? Relegati al ruolo che fu di Gennaro Olivieri e Guido Pancaldi (vedi foto) a Giochi Senza Frontiere: simpatici intrattenitori con il cronometro in mano. Si avvicina il giorno in cui il boss invocherà lo stesso spazio televisivo che viene dato al procuratore antimafia?

Grandi precursori.

Persino riverso sul divano e ormai stordito, io continuo ad avvertire una indecifrabile ansia, una sorda insoddisfazione. Come l’elettore che diserta le urne, non ho più voglia di farmi un’idea su una vicenda che non mi si dà modo di capire nel merito. Non riesco più a fidarmi di nessuno.

Ho voglia di fuggire in scenari liberi dall’ansia del dubbio infinito, dove la vera giustizia sarà magari una chimera, ma dove almeno otterrò verità finali stabili. Meglio aprire un libro, certo. Meglio rivolgersi a Stieg Larsson e al suo debole, disilluso ordine che mai viene ricostituito, perché quel delitto non l’ha mai veramente lacerato. In un mondo letterario esiste sempre la promessa di trovare il posto giusto alle piccole manie come alle grandi ossessioni.

Se il flusso ininterrotto della tv genera incertezze e sfiducia nel presente, il passato, con i suoi delitti comunque già avvenuti, diventa la terra promessa per esercitare il nostro bisogno di certezze. Il Rinascimento o i secoli bui, le grandi guerre del Novecento o la provincia italiana.

La provincia italiana. Da sempre una risorsa inestinguibile per la nostra narrativa. Il giallo non si è tirato indietro, anzi. Ha fatto della provincia italiana un universo resistente a qualsiasi cambiamento, un altrove spazio-temporale dotato di una dimensione autonoma, indefinita e sospesa, ma riconoscibile.

È lì che andremo, la prossima volta.

Annunci

Un pensiero su “6. Dove si impugna un telecomando insanguinato

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...