La playlist/4

Nella playlist de “La notte alle mie spalle” c’è anche un pezzo di Zucchero Sugar Fornaciari. Spopolava nel lontano spartiacque fra gli anni ’80 e i ’90 e inaugurava la stagione del post-post-moderno. Non che voglia mettere il bluesman transappenninico dopo Tondelli e Leavitt, ma se ci pensate bene con Zucchero si è persa, almeno nella cultura di massa, qualsiasi distinzione fra rivisitazione, citazione, omaggio e plagio. Come gli androidi di Philip Dick che replicano artificialmente gli umani fino a diventare indistinguibili da noi, Zucchero ha clonato Joe Cocker al punto da risultare, nel ruolo di Joe Cocker, più vero e godibile di Joe Cocker stesso.

Zucchero ha profetizzato il post-post-moderno perché ha dimostrato (non so se per caso o per intuizione) che la citazione, l’omaggio, la rivisitazione sono possibili solo se persiste nel pubblico un patrimonio di conoscenza e di memoria che rimanda a ciò che si cita, cioè l’originale.

E invece gli anni duemila sono stati, da questo punto di vista, esattamente gli anni zero, quelli del reset totale.

Dopo di lui l’hanno capito altri grandi campioni dell’intrattenimento di massa. Sul mercato editoriale ha fatto irruzione Giorgio Faletti, autore di una operazione per certi versi analoga rispetto ai thriller americani. I grandi numeri di Zucchero o di Faletti sono stati possibili solo grazie a coloro che (per anagrafe o per disinteresse) non avevano mai ascoltato Joe Cocker e non avevano mai letto Jeffery Deaver e Michael Connelly.

E se è normale che ogni epoca abbia i suoi vampiri, mai come in questi anni i ventenni sono stati però indotti a pensare che non siano mai esistiti vampiri degni di nota prima della saga di Twilight.

Zucchero ha clonato in maniera persino imbarazzante Sandpaper Cadillac e High time we went di Joe Cocker ma, se al leone inglese alla fine non è dispiaciuto, va bene così, affari loro.

C’è una cosa però che non si può perdonare a Zucchero. E sono queste parole:

il mare

impetuoso al tramonto

salì sulla luna

e dietro una cortina di stelle…

Questi versi, che vent’anni fa divennero molto celebri, li ha scritti Piero Ciampi, un grande cantautore scomparso nel 1980.

Non ho mai capito cosa sarebbe costato a Zucchero citarlo.

Come succede ad alcuni androidi di Philip Dick, arriva un momento in cui il clone desidera persino negare l’esistenza dell’originale.

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