L’abisso del piccolo burocrate

Da Il megafono spento di George Saunders (Minimum Fax):

Un piccolo burocrate scrive al suo superiore: “Occorre proteggere l’impianto di illuminazione interna più di quanto sia stato fatto finora. Delle griglie di ferro devono circondare le lampadine (…) si è potuto constatare che al momento della chiusura degli sportelli il carico preme sempre fortemente verso questi appena sopraggiunge l’oscurità. Ciò risulta dal fatto che il carico si precipita naturalmente verso la luce quando viene il buio. Inoltre si è potuto notare che a causa del carattere inquietante dell’oscurità, le grida scoppiano sempre al momento della chiusura degli sportelli. Sarebbe quindi opportuno accendere la luce prima e durante i primi dieci minuti di fuzionamento.”

L’ironia è che il burocrate si chiama Just e l’organizzazione per cui lavora sono le SS, l’anno è il 1942.

Quello che il signor Just non ha scritto – quello che avrebbe scritto se si fosse preso la piena responsabilità della sua prosa – è: “Per uccidere più facilmente gli ebrei, lasciare le luci accese”. Ma scrivere questo avrebbe significato ammettere cosa stava combinando. (traduzione di Cristiana Mennella)

Con il medesimo, ineffabile tono di chi si avvinghia alle forme per negare la sostanza della questione, il Tribunale di Stoccarda ha deciso che anni di lavoro dei magistrati militari italiani sulla strage nazifascista di Sant’Anna sono carta straccia.

Gli ufficiali della XVI SS Panzer Grenadier Division ancora in vita non saranno nemmeno sottoposti a un processo.

Fra le motivazioni si legge che non è possibile stabilire con certezza il numero delle vittime. Mai vorremmo che nemmeno una SS venga accusata di aver partecipato al massacro di 563 tra vecchi, donne e bambini mentre in realtà erano solo 562. Ma se avessimo dovuto sapere il numero esatto degli ebrei ammazzati nei campi di sterminio, il Processo di Norimberga sarebbe ancora in corso.

Quando poi si legge che “non è stato possibile accertare con sicurezza che la strage sia stata un atto programmato ed un’azione di rappresaglia nei confronti della popolazione civile”, dallo sbigottimento si arriva quasi alla compassione. Facciamo una colletta tutti quanti e invitiamo i giudici di Stoccarda all’Ossario di San’Anna, così verificano di persona sulle lapidi quanti banditen di sei mesi già abilissimi nel gattonare oltre le linee nemiche, quante lavandaie armate fino ai denti, quanti ferocissimi ottuagenari stessero progettando vili agguati contro le valorose SS di Walter Reder.

Con le stesse, ottuse parole da piccoli burocrati hanno infine deciso l’archiviazione persino per un ufficiale reo confesso.

Questa sentenza surreale ci sbatte in faccia almeno una verità: ormai è tardi. Sono passati settant’anni. Quasi un secolo. E a farli passare sono state le ambiguità, il disinteresse, le convenienze della politica italiana e gli equilibri internazionali della Guerra Fredda. Un meccanismo implacabile e complesso che ha ottenuto la complicità automatica, quasi inconsapevole, di molti piccoli burocrati.

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