Losers

Nei primi quattro minuti di The Newsroom, la serie tv targata HBO e firmata da Aaron Sorkin, l’anchorman Will McAvoy (Jeff Daniels) esce dal suo paraculismo bipartisan per attaccare frontalmente sia il deputato repubblicano che la rappresentante democratica. A quest’ultima dice, più o meno: “la gente non vi ama perché siete dei perdenti. Come mai voialtri liberal, così fottutamente intelligenti, alla fine ve lo prendete sempre in quel posto?”

The Newsroom è assolutamente fantastica. Con impianto teatrale, racconta la devastazione prodotta da quel giornalismo d’intrattenimento che individua la sua unica missione nel mixare ogni due ore in maniera bipartisan quanto sputato dagli uffici stampa di partito.

Ma al di là di questo, sento che la stoccata dell’anchorman mi riguarda.

Perché fra quei losers ci sono un po’ anche io. Il progressista snob, il lettore forte, lo spettatore del canale Cult. C’è anche il firmatario compulsivo di petizioni contro la corruzione e a favore dei koala albini, c’è lo specialista di sottili distinguo su chi è più a sinistra di chi. E ci sono coloro che con tutte le loro sacrosante ragioni vivono una vita bellissima e carica di soddisfazioni grazie alle feroci vignette di Vauro e alle decine di esilaranti meme sul Trota. Che scrivono status di fuoco sulla Minetti e deplorano fieramente il vuoto soffocante in cui Fabio Volo si libra a suo bell’agio. Che immaginano un Briatore dentro qualsiasi Suv in doppia fila, e una volta seduti in pizzeria intonano il loro cavallo di battaglia: Renzi non è di sinistra(ma perché, Prodi e Rutelli lo erano?).

In un Pianeta Terra a corto di risorse, se producessimo mezzo kilowatt di energia ogni volta che proviamo tali rigurgiti di incazzatura, potremmo dire addio al petrolio da domattina. Oltretutto deprecare in compagnia il politico che si crede un grande comico, il comico che si crede un grande scrittore e lo scrittore mediocre che si crede Proust ci fa sentire così maledettamente superiori e smart senza costarci la fatica di dimostrarlo concretamente. È praticamente gratis.

Il punto è che il pontificare su quanto l’Italia di oggi sia provinciale, velleitaria e deprimente non produce energia. La disperde e la spreca.

Pensare ad altro, dire altro, guardare altrove è diventato invece faticosissimo. Anche perché ho la netta impressione che ognuno di noi lo debba fare da solo, assumendosene ogni responsabilità, senza alcuna sicurezza di strappare l’applauso.

Ho la sensazione precisa che l’arroganza e l’inconsistenza (per altro indiscutibili) dei personaggi che prendiamo di mira ci intrappolino e ci intossichino comunque. Se ammirando e apprezzando una cosa bella si partecipa in qualche maniera di quella bellezza, additando ogni giorno l’orrore non ci si salva. Si diventa, inesorabilmente, orridi. L’abisso prima o poi ci fagocita. Lo raccontava, e molto bene, anche H. P. Lovecraft.

Ok. Beck, cantagliele tu.

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