Eppur si scrive. Perché?

Tutti i manoscrittari (definizione di Umberto Eco) vorrebbero pubblicare, tutti gli scrittori pubblicati vorrebbero vendere molto, i pochi scrittori che vendono molto vivono tremende ansie da prestazione. E allora perché continuiamo a scrivere, nonostante tutto? Io ho trovato il perché nelle ultime pagine di un libro per altro niente affatto tenero con i sogni di chi vuol scrivere e desidera pubblicare.

…Tuttavia un giorno, in un momento di ozio o di distrazione, ti tornerà alla mente una frase che ti ronza in capo da tempo – una battuta di una tragedia di Shakespeare o una terzina di Dante – e riapparirà il nitore perfetto d’una pagina scritta, l’aria fresca di primavera, il canto degli uccelli che tornano trascorso l’inverno, la passeggiata serale delle adolescenti sul lungomare, il gioco del pallone, l’andare in motocicletta, la penombra di una camera da letto dove una donna è distesa in attesa dell’amante, il silenzio di una via innevata, lo sguardo di un bambino da dietro la finestra che osserva di notte la neve scendere su quella strada, il passante che l’attraversa lasciando impronte scure e che nasconde un segreto innominabile.

Verrai travolto dal desiderio irrefrenabile d’essere altrove mentre sarai perduto in queste immagini e ti sembrerà che nonostante molti siano gli autori scadenti e i libri inutili e pochi i grandi autori e i libri necessari, forse varrebbe la pena di fare un altro tentativo, di giocare la sorte ancora una volta perché senti intimamente e profondamente che potresti far parte dei pochi e dei grandi, anzi sei certo di farne parte indipendentemente dai giudizi degli altri e ancora una volta ti sveglierai un mattino bellissimo con quest’idea fissa, con quest’ossessione dannata che ti danna ma che ti costringe a procedere, con questa voglia di opporti alle avversità e che ti fa sentire vivo come mai avevi creduto di poterlo essere.

Filippo Tuena,

Manualetto pratico a uso dello scrittore ignoranteMattioli 1885, 2010

 

 

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Un pensiero su “Eppur si scrive. Perché?

  1. Questo pezzo, che chiude il Manualetto venne pubblicato sul Domenicale del Sole24ore e suscito’ una piccola polemica – le polemiche letterarie sono sempre ‘piccole’ – con Mozzi (su vibrisse c’è il suo articolo di risposta). In realtà il Manualetto non e’ un pezzo teorico, ma totalmente autobiografico. Racconta quello che mi successe quando decisi di scrivere un romanzo e provare a pubblicarlo.
    Quanto alla questione della difficoltà di scrivere, io penso come Sciascia che non c’è buona scrittura senza gioia. Certamente e’ impegno ma e’ anche e soprattutto felicita’. Ma io sono un autore da poche centinaia o migliaia di copie e non ho l’angoscia del consenso. L’insuccesso commerciale mi ha regalato almeno la libertà dalle ansie del profitto. In realtà chiunque scriva e pubblichi sa che il piacere e’ limitato allo scrivere. Tutto quello che viene dopo – ricerca dell’editore, angosce dell’esito (commerciale o letterario) non attiene alla sfera della scrittura. E infatti, non da gioia.

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