Il bacio del Caimano

Io lo capisco, chi vota Renzi. Chi vota Renzi vede la luce alla fine del tunnel dei gilet di Occhetto, degli ineffabili velluti bertinottiani e della tranquillizzante mestizia di Bersani. La fine della maledizione per cui quello di sinistra finiva sempre per sembrare più anonimo, snob o demodé.

Stavolta il comunicatore ce l’abbiamo noi, pensa. Stavolta vinciamo.

Il-Caimano_RaiTre_berlsuconi_morettiCapisco quindi anche che il vecchio Berlusconi schiumi di rabbia a vedere che uno così, così spigliato e telegenico, è finito nel centrosinistra mentre a lui nel PDL tocca tenersi Alfano, al cui confronto persino una trota salmonata spicca per appeal comunicativo. Berlusconi ama e odia Renzi perché vede in lui quello che vorrebbe essere, che non è mai stato e che non sarà mai più. Ogni volta che gli fa un complimento, gli dà il bacio della morte perché non vinca nel centrosinistra. Dovesse vincere Renzi, state sicuri, l’ordine di scuderia cambierà immediatamente.

Per Berlusconi infatti la politica si identifica con la televendita, e in tv Renzi sarebbe un avversario ormai decisamente fuori dalla portata sua o di qualsiasi suo fidato tirapiedi.

Il bacio del Caimano al sindaco di Firenze ci mette però di fronte a una considerazione scomoda e inevitabile.

Non è vero che Renzi sia berlusconiano. D’altronde non è neppure anti-berlusconiano. Vuole essere post-berlusconiano. Ma forse proprio per questo nella sua strategia comunicativa finisce per assorbirne modalità e parole d’ordine. La contrapposizione fra “noi” e “loro”, la risolutezza che cede alla semplificazione, la personalizzazione spinta che trasforma qualsiasi critica in un’offesa, giustificare i propri errori dimostrando che anche altri hanno fatto lo stesso, l’ossessiva promessa di rompere nettamente con il passato: tutti echi di schemi ricorrenti nella propaganda berlusconiana e che prescindono dai contenuti. Il berlusconismo è stato di per sé estraneo a contenuti che non fossero piegare un Paese agli interessi privati di una sola famiglia. Non per niente alcuni di questi atteggiamenti sono traslati anche nello stile comunicativo di Di Pietro o di Grillo. Sono ormai entrati nel lessico della comunicazione politica. Renzi ne prende atto e, in qualche modo, li rende più raffinati e meno grevi. Ma senza certi echi, molti italiani delusi dal centrodestra neppure lo ascolterebbero. Tantomeno sarebbero in grado di inquadrarlo in pochi secondi come tipo antropologico, l’unico criterio in base a cui – purtroppo – votano.

Berlusconi è giunto a fine corsa, ma non sono scomparse le illusioni, le manie, il presuntuoso pressappochismo, le paure e le furbizie che hanno convinto molti a votarlo.

Il ventennio berlusconiano, come quello fascista, non è stato un incidente di percorso, un meteorite piombato su una popolazione che niente aveva fatto per meritarselo. Il berlusconismo sta finendo, ma molti l’hanno voluto, molti altri hanno fatto poco per impedirlo in tempo utile. Cancellarlo, resettarci come se non fosse mai accaduto sarebbe bellissimo, ma non è possibile e non sarebbe neppure onesto. Non è stato un lungo incubo, è accaduto davvero. Tutti siamo cambiati per sempre. Le profonde ferite che ha lasciato potranno – forse – guarire, le impronte e gli sfregi sicuramente resteranno. In Italia uno come Hollande sarebbe ritenuto scialbo e noioso, uno come Obama troppo elegante. I dibattiti politici potranno sforzarsi di somigliare a quelli americani, ma gli applausi delle rispettive claques di sostenitori ricorderanno un qualsiasi gioco a quiz.

Tutto questo non mi fa affatto piacere. Ma il tempo non tornerà indietro semplicemente incolpando Matteo Renzi di essere un comunicatore efficace e trasversale.

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2 pensieri su “Il bacio del Caimano

  1. Secondo me lo sottovaluti, o meglio sottovaluti la sua pericolosità. Dopo un continuo spostamento a destra del Pci-Pds-Ds e il tocco finale del Pd, tecnicamente neanche più un partito di sinistra, Renzi rappresentava la definitiva cancellazione berlusconiana della Sinistra. Uso l’imperfetto perché al momento (ore 15) prevedo che Bersani stravincerà, magari stasera prenderò atto di aver preso una cantonata, e -pur non votando- come uomo di sinistra non annacquata preferisco che in Italia continui ad esistere una grande forza riformista che con tutta probabilità si troverà a governare i prossimi anni. Renzi è un uomo di destra, un burattino nelle mani di Giorgio Gori, non ha il minimo interesse a fare politiche di sinistra, a parlare di scuola, di diritti, di lavoro: non l’ha fatto perché era troppo impegnato a parlare con “gli elettori di centrodestra”, in particolare qualche imprenditore con il bottino alle Cayman

  2. Renzi il programma ce l’ha ed è molto chiaro. Può non piacere o non essere “di sinistra” – se per sinistra si intende quel non prendere nessuna posizione tipico del PD degli ultimi anni per poi allearsi con i Casini di turno che bloccano ogni tipo di decisione, ma c’è. Sostegno alla piccola e media imprenditoria, no alle grandi opere, rilancio dell’economia sostenibile puntando su cultura, turismo e green economy, tagli alla politica, ai vitalizi, riduzione del numero di ministri, tagli ai vitalizi e abolizione dei finanziamenti pubblici ai partiti, europeismo. Non lo ha fatto lui il programma (non ne sarebbe stato in grado) ma un team di tecnici ed esperti, molti dei quali neanche lavorano in Italia. Che poi queste promesse elettorali vengano attuate – in caso remotissimo di vittoria – è un altro paio di maniche.

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