Sì, ma quali libri regalano gli scrittori? (1)

Lo sappiamo benissimo. Il 24 pomeriggio molti di noi vagheranno ancora in cerca dell’ultimo regalo. E penseranno che sì, con un libro alla fine uno se la cava sempre. Eppure regalare il libro sbagliato è facile e terribilmente imbarazzante. Anche perché, mentre l’ennesimo prendi-polvere di cristallo può essere liquidato con un sorriso di circostanza nell’abbiocco post-zampone, da qui a qualche mese capiterà di incontrare di nuovo quella persona. A quel punto il suo eventuale silenzio sul nostro regalo sarà un giudizio inequivocabile e senza appello.

Escludendo per ragioni di pura incolumità personale di attaccare bottone a un libraio durante la settimana in cui ormai si gioca metà del fatturato annuo, potremo toglierci ogni responsabilità tirando su dalla pila un Camilleri o una Litizzetto. Perché così potremo sempre giustificarci: se il destinatario non lo trova di suo gusto, sarà mica colpa nostra, questa è la roba che piace a tutti, che se la vada a riprendere con l’opinione pubblica o il gusto medio, posto che si sappia dove stanno di casa.

Oppure potremmo chiedere consiglio a qualche scrittore. Dovendo scegliere la vostra prossima auto, non sentite prima cosa ne pensa il vostro meccanico di fiducia?

E allora io ne ho invitati più d’uno, qui sul mio blog.

Alice Munro, Chi ti credi di essere, Einaudi

regalato da Margherita Oggero

munro oggero

A chi e perché:

Cara amica che ti dibatti tra mille contraddizioni, contrattempi, contaccambi svogliati, contraffazioni di quello che hai detto, contrappesi che ti sbilanciano, contrasti quotidiani eccetera, leggi la storia di Rose in “Chi ti credi di essere?” di Alice Munro (Einaudi), così in parte di ritrovi e in parte ti consoli.
 
 

Romain Gary, Le radici del cielo, Neri Pozza

regalato da Gianluca Favetto

le radici del cieloGL_Favetto

A chi e perché:

A una figlia, un figlio, un amore, un amante, un padre, una madre, un vecchio, una giovane, un’amica, un amico, un uomo, una donna, un adolescente, perché siamo noi e dice che “gli uomini muoiono per conservare alla vita una certa bellezza, una bellezza naturale”.

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