Le parole del 2012

Magari non sembra, ma ci ho pensato e ripensato. E alla fine ho scelto cinque parole che hanno caratterizzato l’anno che se ne sta andando. A voi aggiungere le vostre o suggerire altre definizioni.

Spread

Credo di aver capito, alla fine. È il divario fra quello che ci possiamo permettere e quello che in realtà siamo.

Infografica

Questa invece mi è ostica. Può diventare anche un paginone a metà fra una mappa della metropolitana e una tappezzeria astrattista. Serve a riassumere a colpo d’occhio temi e tendenze ineludibili nel dibattito odierno. Per esempio quanti vincitori del Premio Nobel avevano un pessimo rapporto con il tweed o quale sia il nesso fra un’alimentazione troppo incentrata sulle leguminose e la tendenza di un popolo a scegliersi inni nazionali in re bemolle. Da mesi leggo La lettura de Il Corriere della Sera e ancora, giuro, non ne ho capita una.

Primarie

Dovrebbero essere sempre necessarie per candidarsi al Parlamento. Anche un liceo decente e una buona università non guasterebbero.

Choosy

Pietoso eufemismo per far capire ai giovani italiani che presto si dovranno rassegnare a fare le badanti e i muratori. Ma non devono vederlo come un ripiego, perché non è affatto scontato che ce la facciano. Pure lì dovranno affrontare competitors da tutto il mondo con un’alta produttività, flessibilità spinta e un know how consolidato.

Trilogia

Il Signore degli Anelli fu pensato come tale. Lo Hobbit no, e si vede. Romanzo Criminale lo è di fatto diventato, Millennium non lo sarebbe rimasto se Larsson non avesse incontrato un infarto per le scale del suo ufficio. Oggi come oggi non c’è parola o locuzione che ecciti maggiormente gli editori. Neanche “Dimmi che sono la tua anastrofe”. Siamo quindi consapevoli che il prossimo anno le librerie verranno pavimentate con torride trilogie dalle fascette sempre più disperatamente ammiccanti: “Come Liala e Danielle Steel. Ma scritto molto peggio e con un sacco di cose zozze”. Una volta tanto però, dall’editoria può arrivare una ricetta anti-crisi adatta anche alla vita quotidiana di tutti. Seguendo l’esempio delle trilogie di maggior successo, potrete invitare i vostri amici per una pizza il venerdì sera, ma annunciare loro che dovranno tornare sabato per il pomodoro e domenica per la mozzarella. Se la cosa riscuote un certo successo potrete anche azzardarvi a invitarli il mese dopo e a mettere finalmente in forno delle pizze complete. Non prima però di aver precisato che si tratta di “special edition con l’origano”.

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4 pensieri su “Le parole del 2012

  1. Condividere: ormai è divenuta una “parola d’ordine”, in ogni riunione di lavoro. Vengono imposte le cose e, a conclusione “Oggi abbiamo condiviso….” e, dentro di te pensi “Veramente io condivido un decimo di ciò che è stato detto ….” e continui a non curarti di lor ma guardi e passi …. Sostanzialmente: la parola che vorrei cancellare nel 2013: moltissimi la usano sempre in modo superfluo e assolutamente inutile. Chissà se come me lo notano tanti altri …….

  2. È un esempio di come l’era della Rete stia cambiando il nostro modo di pensare. Nella Rete tutto è orizzontale, tutto si condivide. C’è la sensazione del tutto illusoria di possedere tutti la stessa importanza, di essere chiamati a “condividere”, anche quando ci chiedono solo di “recepire”.

  3. Mi viene in mente “concorsone”, cioè l’ultima idea geniale del ministro Profumo. L’immagine che associo automaticamente è quella del tiro al bersaglio, quello al Luna Park -hai presente?- con gli orsetti in fila da abbattere col fucile. Ci ho pensato un bel po’ prima di capire come mai dopo 13 anni avessero ritirato fuori di nuovo il concorso per i docenti. Poi mi è venuta in mente questa immagine e ho capito a cosa serve il “concorsone”.

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