Il 2012. Dopo tante parole, parlano i numeri

repubblica 30 12

Ieri, su La Repubblica (clicca per ingrandire e leggere).

Venticinque presentazioni in giro per l’Italia, diecimila pagine visualizzate in questo blog da giugno a oggi. Dai quotidiani ai blog, una rassegna di recensioni a dir poco imponente. Ultima in ordine di tempo quella di Silvana Mazzocchi, ieri, su la Repubblica (qui a fianco). Soltanto a dare un’occhiata agli highlights, c’è da essere orgogliosi. E parlo al plurale per coinvolgere non solo gli amici di E/O, ma i miei lettori. Sono stati loro il mio vero investimento. La mia scommessa è stata loro voglia di entrare in una storia, indossarla, abitarla, viverla.

I lettori mi hanno fatto capire molto, in questi sei mesi di incontri. Innanzitutto che non vogliono essere ridotti a passivi spettatori di funambolismi stilistici. E poi che se la lettura non è esperienza è del tutto inutile, non varrà nemmeno la fatica di scaricare un e-book a 99 centesimi dal divano di casa tua con un semplice click.

Mi hanno fatto poi capire quando ho veramente iniziato a scrivere La notte alle mie spalle. È stato una sera, in pizzeria, quando ho sentito un mio conoscente affermare che leggeva volentieri un paio di giallisti italiani da top ten perché gli conciliavano un sonno sereno. Il peperone della pizza vegetariana mi si è avvinghiato diabolicamente alle tonsille. Ho avuto una di quelle epifanie che possono derivare soltanto dall’essere scampato a una morte non solo orribile, ma che oltretutto mi avrebbe consegnato allo sghignazzo dei  posteri.  Già vedevo la pagina di Wikipedia aggiornata in tempo reale, con tanto di link dettagliati alle varietà di solanacee più usate nella ristorazione. Ho immaginato con terrore il mio nome campeggiare da solo nel ridicolo della categoria “Scrittori deceduti in pizzeria”.

Una volta sopravvissuto ho avuto tutto più chiaro. Leggo il tuo libro e mi addormento serenamente  rimarrà per me l’umiliazione più terribile che un lettore possa infliggere alle mie doti di narratore.  Se il giallo italiano stava marciando compatto al suono del facciamo solo intrattenimento per venire incontro alle vostre ridotte aspettative di lettori, mi sono detto che era l’ora di cambiare strada. Perché, nonostante il deliquio di chi urla al miglior libro dell’anno praticamente ogni settimana, i blurb sbarazzini, i listini bloccati dei festival e le recensioni ordinate al telefono come  – per l’appunto – le pizze, quella è la strada del baratro. Culturale e commerciale. I numeri, non i Maya, stanno continuando a dircelo.

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