Niente dramma, siamo italiani

La campagna elettorale è ormai solo fiction. Come qualsiasi scrittore o sceneggiatore, i candidati tentano di sedurre un pubblico raccontando un mondo e facendo perno su alcuni stati d’animo.

È fin troppo facile capire quale Italia sia narrata dal signor Berlusconi, caso assai bizzarro di uno che fa campagna elettorale per conto terzi. Se vince, ha detto, lui farà solo il ministro e Alfano il premier. È la prima volta che un ministro (neppure si sa di cosa) si nomina da sé e sceglie il Capo del Governo. Nei paesi normali succede il contrario. Fine della digressione.

A questa idea vagamente orgiastica dei ruoli istituzionali, il signor Berlusconi accompagna però un’idea narrativa molto chiara. E terribilmente realista. L’Italia che lui chiama a raccolta è così annichilita dalla crisi da risultare nichilista come neanche i Sex Pistols nel loro massimo splendore. Votata ormai al basso profilo, depressa e senza autostima, convinta che solo nel defilarsi dalle grandi scelte, nello scrollare le spalle e allargare le braccia risieda l’unica via di salvezza per assolversi e tirare a campare. Questa Italietta entrerà nella cabina elettorale come entra dal tabacchino per scorticare un Gratta e Vinci. Sperando in una sommetta, anche modestissima, ma almeno immediata. È l’Italietta che i cattivi veri son sempre gli altri, e cioè i tedeschi, oggi come durante la Seconda Guerra Mondiale. Un mix rozzo di Don Abbondio e Andreotti che molte volte Alberto Sordi ha impietosamente rappresentato, ma a cui il signor Berlusconi ha conferito l’arroganza del modello vincente.

Un humus narrativo accuratamente nutrito da dieci anni di Don Matteo e di cinepanettoni, direte. Certo. Un orizzonte asfittico che elimina non solo l’epica, non solo la tragedia (due cose che già a dirle, mi rendo conto, sembrano ferrivecchi) ma anche il dramma. Dramma, insisto, non è quella roba in cui si piange. Dramma deriva dal verbo greco dran, cioè fare. Nel dramma i personaggi fanno. Fanno delle scelte, fanno cose, provocano effetti su se stessi e sugli altri. E quindi cambiano. Un dramma è sempre il racconto di un cambiamento, positivo o negativo, voluto o imprevisto. Nel dramma non si torna mai indietro.

Il dramma è dinamico. La tragedia, sovrastata da un senso di destino già scritto, lo è assai meno. Il dramma è quindi il grande nemico della narrazione berlusconiana e lui dimostra di saperlo benissimo, anche se le sue uscite oscillano dalla barzelletta bisunta al puro delirio. Sequestrando il dramma, rinunciando egli stesso a qualsiasi statura drammatica, impedisce accuratamente che un Paese si immagini diverso e che, a maggior ragione, lo diventi.

Anche le dichiarazioni del signor Berlusconi su Mussolini rispondono al preciso disegno di negare al fascismo una statura drammatica, e cioè di spartiacque delle coscienze. Il suo elettore infatti non ama sentirsi chiamare fascista, ma antifascista non è perché è meglio non sbilanciarsi mai.

L’operazione gli è riuscita così bene che il dramma vive di stenti anche in territori dichiaratisi ostili al berlusconismo. Un senso di incompiuto, di irresolutezza, di sostanziale immobilismo rappresenta il difetto ricorrente di tanti film o libri italiani, il deja vu pervade le narrazioni di autori paradossalmente esaltati in virtù della loro giovane età. È come se il berlusconismo avesse lasciato  nella cultura italiana una spaventosa impronta di dinosauro. Così vasta che ci si può vagare dentro per anni, così profonda da chiudere l’orizzonte anche a tutti quelli che cercano di alzare lo sguardo.

 

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4 pensieri su “Niente dramma, siamo italiani

  1. condivido in pieno le tue considerazioni, così come l’azzeccato paragone del “gratta e vinci”, infatti credo che nessuno uscirà dalla cabina elettorale convinto della croce che avrà messo (anzi, pieno di dubbi, in qualche caso magari di rabbia e rimorso). Perfetto quadro di B. e del berlusconismo, ma che dire del resto del panorama, che si sta arrampicando su tutti gli specchi possibili? Se nel resto ci fosse qualcosa di convincentemente buono non ci darebbe poi così tanto fastidio Mister B.

  2. Condivido in pieno. MI rimane il dubbio se questa Italia si meriti il signor Berlusconi e il suo “stile” o se piuttosto il grande potere, soprattutto mediatico , di cui questo signore tutt’ora gode non possa che avere guidato e favorito la sua ascesa ( che è un pò la tesi del film Videocracy che spero tu abbia visto ) . Se poi penso al depauperamento lento, progressivo, forse inesorabile, con cui questo signore e la sua politca , e i suoi governi hanno attaccato il mondo della cultura, tutto, e della scuola, e del lavoro, e della “solidarietà” , al modo in cui hanno spaccato l’ unità sindacale, alla inutile riforma del lavoro, al saccheggio della sanità, alla politica fiscale dei condoni che senza alcun pudore ci ripropongono proprio in questi giorni…. Se penso a tutto questo e al ruolo insipido delle cosiddette forze di “opposizione” in questi ultimi 20 anni non posso guardare con troppo ottimismo alle elezioni alle porte.
    Avrò presto una risposta ai miei dubbi, è questione di giorni ormai.
    Speriamo bene….

  3. Ciao G,
    trovo molto lucida la tua analisi. C’è la sensazione che nulla debba o possa cambiare e chi prova a muovere un po’ le acque è messo da parte, ridicolizzato, isolato. Difficile muoversi. C’è grande amarezza e un insopportabile senso d’impotenza.

  4. Condivido le vostre amarezze e il vostro senso di impotenza. Non riesco a immaginare altro rimedio che fare quello che sappiamo fare in modo diverso, nuovo. Raccontare il nostro Paese in maniera diversa è già iniziare a cambiarlo. Il fatto che gran parte della sinistra sia avvinghiata, magari in maniera critica ma perversa, al modello berlusconiano è una gran parte del problema.

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