A cercar la bella morte fra un reading e un buffet

 

Di seguito un pezzo tirato giù di getto circa quasi tre anni fa. Lo ripropongo oggi così com’era. Non serve neppure dire perché, credo.

 

Viareggio, 12 agosto 2010, serata di presentazione dei finalisti del Premio Viareggio. Ci sono Nicola Lagioia, Pierluigi Cappello e Nicolai Lilin. Arrivo tardi, proprio quando inizia a parlare quest’ultimo.

Inizia respirando sul microfono come un ottuagenario appena dimesso dalla terapia intensiva dopo un enfisema polmonare. Lo guardo: ma no, è sui trenta, anche piacente, e in salute. Spiccica le prime parole come se il suo ufficio stampa lo avesse tirato giù dal letto dieci minuti prima e trascinato di forza davanti a noi. Lo riguardo: ma no, ha il suo bel completo scuro, è okay. Afferma che non sa mai bene cosa dire in queste occasioni, lui non è uno scrittore (leggi: un intellettuale), tutto quello che doveva dire l’ha scritto nel libro. Dopodiché sequestra il microfono per una mezz’oretta.

Il libro si intitola “Caduta libera” (Einaudi) e narra le sue vicende di soldato.

Dice che da piccolo lui e i suoi amici andavano a picchiare gli spacciatori e i tossici, per non far diffondere la droga nel loro quartiere. Però poi la droga si è diffusa lo stesso. Rifletti, penso, forse menare non è sempre la soluzione. Dice che poi si è arruolato nell’esercito russo e che lì ha trovato una vera famiglia, che ama i suoi camerati più di sua madre, perché sua madre l’ha vista appena. Dice che nessuna madre potrà mai tenere fra le braccia un figlio morente come ce lo tiene un camerata. Ma parla per te, penso. E poi come fai a dirlo, se tua madre l’hai vista appena?

Dice che si è felici di morire fra le braccia di un camerata. Dice che gli hanno sparato due volte e ha visto la morte in faccia. Dice che ha ammazzato non sa quante persone in guerra, ha smesso di tenere il conto per una sorta di rispetto per quelle vite spezzate. Dice che chi non ha fatto la guerra non ne può parlare, non può capire. Dice che quando parla di guerra anche con uno di settant’anni che non l’ha fatta, gli pare di parlare con un bambino di cinque anni. I civili non possono capire, oh no. Dice che siccome gli uomini fanno la guerra da sempre, il pacifismo non ha senso. A dar retta a questo qui, allora, visto che la malaria c’è sempre stata, non ha avuto senso inventare il chinino e salvare milioni di vite. Ma forse, quando ha mal di testa, pure Nicolai Lilin si ingolla un analgesico. Come noialtri smidollati civili.

Dice che ha nostalgia della guerra, perché il mondo fuori dalla guerra è falso e vuoto e amorale. Ehi camerata, in questo momento nel mondo infuriano decine di conflitti, non hai che l’imbarazzo della scelta. Vai, camerata, vai! Che stai a fare qui, sulla spiaggia di Viareggio, a un premio letterario da mollaccioni?

Il mondo fuori dalla guerra è davvero falso e vuoto e amorale se stasera siamo in una settantina ad ascoltare uno come questo qui. Se siamo qui ad assistere all’ennesima, scontata recita a soggetto del dilettante di genio, del parvenu un po’ maledetto e un po’ riottoso, di quello “che lui è proprio così”, scrive come gli viene, senza riflettere, non inventa niente (come se riflettere e immaginare fossero colpe infamanti). Di uno che con la scusa che “io non sono uno scrittore” dribbla le domande scomode che esulano dal suo copione collaudato e accuratamente scritto (in una sua intervista ho trovato le stesse cose dette l’altra sera, non una parola di più). Che avremo nella zucca, tutti quanti, per stare a sentir questo qui stupirsi, e anche un po’ tediarsi, del fatto che i giornali gli chiedano spesso degli articoli (be’, qualcuno lo informi che si può rifiutare senza venire consegnato). Che senso ha sentirci ripetere che noi civili non possiamo capire, cionondimeno lui ha scritto un libro che noi potremmo comperare e leggere, pur non potendo capire.

Dobbiamo proprio essere una manica di ipocriti se, per un misero brivido di esotismo, ci sciroppiamo da questo personaggio cose che non staremmo mai ad ascoltare da un italianissimo parà della Folgore.

Sì, dobbiamo essere proprio delle teste vuote, se siamo qui stasera ad ascoltare questa sconclusionata apologia della bella morte e dell’obbedienza, lugubre paccottiglia che Stanley Kubrick (roba da intellettuali, civili, mollaccioni) scarnifica fino alla sua rivoltante essenza: follia primordiale organizzata e asservita agli interessi economici di pochi, insaziabili, decadenti predatori che la guerra non la faranno mai da soldati (son mica stupidi) e mai la subiranno da civili.

 

 

P.S.: Per fortuna, Einaudi ha pubblicato anche “Soldati” e “La guerra dopo la guerra”, due bellissimi, lucidi e forti libri sulle guerre del mondo globalizzato. E non li ha scritti uno smidollato civile, pensa te, ma Fabio Mini, Tenente Generale dell’esercito italiano, già Capo di Stato Maggiore del Comando Nato delle Forze Alleate del Sud Europa.

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16 pensieri su “A cercar la bella morte fra un reading e un buffet

  1. avevo sentito parlare di lilin ma non lo avevo mai visto o letto,poi in questi giorni è stato inevitabile non vederlo…
    lo avevo immaginato più vecchio,ma soprattutto la sensazione che ho avuto è stata proprio:
    ‘OH!!! ma chi ti credi di essere?’
    poi ho pensato
    ‘magari prima di giudicarlo leggiamo qualcosa di suo’
    invece arriva questo tuo post che mi conforta.
    non sono stata precipitosa nel giudizio..
    è stato solamente l’istinto che ha parlato,e stando a quello che tu hai scritto ha parlato bene!
    ciao giampa
    saluti da lucca

  2. In effetti, l’altro aspetto curioso è che per aver fatto tutto quello che dice ed essere in Italia da tempo sufficiente per imparare a scrivere romanzi in un’altra lingua, dovrebbe avere, indubbiamente, qualche anno di più.

  3. Che mucchio di pregiudizi. Lilin non è un fascista. Se prima di scrivere tutte queste cazzate snob, fondate da un incontro banale come questo, si leggesse almeno un po’ di “Educazione siberiana” sono sicuro che il giudizio sarebbe molto, molto diverso!!!

  4. Nicolai Lilin ha 30 anni circa, arriva in Italia che ne ha poco più di 20 e dopo 5 anni circa scrive due libri in italiano. E qui viene paragonato a un fascistello qualunque della Folgore?!? Fate uno sforzo, leggete qualche pagina di Educazione siberiana, poi se dite che scrive da schifo e che è solo un assassino violento mi va bene, sarà la vostra opinione. Il resto sono solo pregiudizi. E per me la guerra è merda e i soldati li schifo. Ma i libri sono belli, tutto qua.

  5. Ho riportato esattamente cosa Lilin disse nell’incontro. Anch’io credo che sia piuttosto banale, ma tant’è. Non ho mai usato il termine “fascistello” e non mi interessa in questa sede come scrive, tant’è vero che il post non contiene alcun giudizio o pregiudizio sui suoi libri. La riflessione verte sui vezzi esotici del baraccone culturale italiano. Se uno non si fa andare il sangue alla testa, guarda, risulta chiarissimo.
    P.S.: non mi piace bannare chi rimane anonimo e come vedi non l’ho fatto. Ma io qui ci sto con il mio nome e cognome e, nel momento in cui intervieni con cotanta sicumera, firmare avrebbe rappresentato perlomeno un minimo sindacale di educazione. Siberiana o uzbeka, è uguale.

  6. Salve, mi chiamo Marco Rossi, 33 anni, celibe, eterosessuale, non vegano ma onnivoro.
    Semplicemente penso che certe opinioni scaturiscano dal livore, frustrazione e per l’invidia verso un pischello russo, scrittore dilettante, che da poco in Italia si mette addirittura a scrivere in italiano (!) e vende una paccata di copie.
    Voi, scrittori e/o critici italiani provinciali avete “massacrato” ad esempio anche l’autrice di “Acciaio”, Silvia Avallone. Vi danno fastidio gli scrittori “improvvisati” che fanno il botto.
    Continuate a rosicare, amen.
    Cordialità, Marco Rossi.

    • Marco rossi, ma tu hai mai letto “la notte alle mie spalle”? No, perché dire che Simi può essere invidioso di Lilin è un po’ come dire che Ibrahimovic potrebbe essere invidioso di Kozak… (lo dico con il massimo rispetto sia per Lilin che per Kozak, sia chiaro…). Uno scrittore non si misura dalle copie vendute, un criterio assai bizzarro secondo cui Moccia sarebbe molto più quotato di Agota Krystof, per dire…

  7. marco rossi è uno di quei pochi che ha le idee chiare, caro signor simi, e firmarsi per rendere nota la sua identità ad avvallare la sua tesi porta solo altre ragioni esatte al suo arco di trionfo impreziosito da ribalda sicurezza. c’è da imparare, dovrebbe esserle chiaro signor simi, c’è da imparare da uomini come lui, che hanno così chiara la visione d’insieme.
    già, perchè non impara?

  8. Tanto mi è piaciuto educazione siberiana quanto mi fa schifo chi lo ha scritto. Il successo di vendite è sicuramente meritato, ma paragonarlo a on the road come ha fatto salvadores, è veramente da coglioni

  9. Caro Marco Rossi,
    lei ha ragione. Io tracimo di sincera invidia: anch’io, come tutti, avrei desiderato scannare qualche decina di ceceni per impreziosire il mio curriculum. E sono anche ricolmo di livore perché, purtroppo, da più di dieci anni editori e produttori (si regga: perfino stranieri!) mi pagano per fare quello che più amo nella vita. Scrivere. Scrivere narrativa, scrivere per la tv, scrivere sui giornali. Quanto alla frustrazione, sì, ogni tanto provo anche quella. Soprattutto quando racconto il prevalere della narrazione “sullo” scrittore alla narrazione “dello” scrittore e mi ritrovo uno come lei che mi indica come l’abietto mandante morale del massacro di Silvia Avallone. Lei, Marco, è terrorizzato alla sola idea che la biografia di Lilin possa essere opera d’invenzione quanto i suoi romanzi, e che i suoi romanzi siano stati ben lavorati da editor tutt’altro che dilettanti. Potrei azzardare più di un’ipotesi sul perché, ma non lo faccio. A differenza di lei, io discuto nel merito. Non scredito l’avversario per avvalorare le mie tesi. Quello lo facevano bene ai tempi dell’Unione Sovietica. Chieda pure a Lilin. Dall’alto del suo status di global-pischello saprà sicuramente spiegarglielo meglio di me.

  10. Ahah! Siete tutti inaciditi e snob! Rilassatevi un pochetto. Continuate ad attaccare me e Lilin come se fossimo i nuovi cosacchi! Eheh! Il vostro livore e presunta superiorità è molto divertente nonchè malinconico.
    Dasvidania.

  11. E dopo la Casta degli Intellettuali di Provincia, le arriveranno addosso il Gruppo Bilderberg, la Massoneria, Rockerduck e i Vogoniani. Tutti coalizzati contro lei e Lilin. Sì, sì. E stia molto attento, perché le nostre armi di condizionamento cerebrale possono raggiungerla ovunque e costringerla a far concordare verbo e aggettivo con il soggetto a cui si riferiscono, in genere e in numero. E a quel punto, Marco, LEI SARA’ PERDUTO.

  12. una domanda a dz/marco
    siamo ancora in democrazia e si possono esprimere ancora opinioni e giudizi personali?
    se si ,io posso dire che qualcuno o qualcosa non mi piace( o che ha un comportamento che non condivido) senza dovermi sentir dire che sono un supponente invidioso?
    ultimamente c’è qualcuno che avendo racimolato un po’ di voti inaspettati pretende di non sentire su di se critiche o commenti negativi.
    questa cosa non mi piace perché penso che il libero pensiero sia alla base della democrazia,e purtroppo i suoi commenti mi portano a pensare che anche lei mal tolleri le opinioni lontane dal suo pensiero.
    spero di sbagliarmi e di aver male interpretato le sue parole.
    susanna

    • Infatti si sbaglia, gentile Susanna. E’ proprio il contrario. Il mondo delle “piazze” di internet mette i VIP sullo stesso piano delle persone normali, almeno nelle discussioni. Per cui a me non importa (quasi) nulla quanto sia bravo/famoso Simi o lo sia Lilin; su chi sia più autorevole o meno venduto al mercato.
      Contesto a Simi solamente il tenore sprezzante del suo report sullo scrittore Lilin, l’ironia di uno che, evidentemente, si crede superiore o almeno con più stile, più morale del cattivone russo.
      Non voglio difendere Lilin; ho letto due suoi libri e li ho apprezzati senza farmi troppe pippe sull’autore e di fargli la morale.
      Ho voluto solo esprimere il mio forte disappunto per un atteggiamento, tutto qua. Sono sereno, qualcuno forse è troppo permaloso e ha la coda di paglia, succede ai VIP che scendono nella piazza virtuale e non accettano le critiche.
      Cordialità.

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