Si fa presto a dire troie

Non sono esperto di sufismo. Da trent’anni tento di capire inutilmente qualcosa in quello che canta Battiato. Sarà per questo che mi sfuggono tutte le raffinate implicazioni del termine “troie” riferito ad alcuni (quali poi non è dato di sapere) parlamentari italiani.

Essendo un povero di spirito, so solo che il termine “troia” si riferisce alla femmina del porco. Il porco gode della fama di animale sudicio, nonostante in natura non si sia mai visto un maiale che si costruisce un porcile per sguazzare nei propri liquami. So poi che tale zozzeria viene precisamente additata nella sfera sessuale, nonostante le femmine del porco non siano sessualmente attive più di quelle degli oranghi o dei procioni.

Il Maestro avrebbe potuto dire “corrotti”, “venduti” o al limite “puttani”, ma non avrebbe avuto lo stesso impatto. L’equazione è semplice: “sesso+femmina=massimo della zozzeria”.

Quanto greve fosse questa iperbole di disprezzo è risultato chiarissimo nelle mille schegge impazzite con cui i discepoli hanno fatto loro il messaggio del guru. In poche ore i social network si sono riempiti di gente che “io sto con Battiato”. Le foto a corredo della stentorea presa di posizione ritraevano le cosce di Michela Brambilla, le foto osé di Alessandra Mussolini, i birignao al botox di Daniela Santanché, Mara Carfagna e Nicole Minetti. In alcuni casi, ma quasi in un angolo, facevano la loro comparsa Scilipoti o De Gregorio. Quasi che per i due uomini il massimo dileggio fosse proprio trovarsi in cotale compagnia femminile.

L’immagine sintetica della massima corruzione è tornata subito a ruotare, come per inerzia naturale, intorno al centro di gravità “sesso+femmina”. Come se l’aver posato per un calendario o il silicone siano prove provate di “corruzione” quanto i bonifici transitati da conti cifrati. Come se fosse il botox a decretare il giudizio positivo o negativo sulle parole che escono da una bocca. Come se invece gli uomini incapaci di ragionare di fronte a una calza autoreggente non fossero corrotti, ma delle povere vittime di una contorta forma di concussione perché, in quanto maschi, certe offerte non si possono rifiutare.

Sarà che non sono dotato di terzo occhio interiore, ma a me questo linguaggio, che lo usi il Battiato assessore di una giunta di centrosinistra, che venga da Grillo o dall’ultimo dei leghisti, mi puzza di stantìo. Mi sembra nasconda sotto l’invettiva moralista un bigottismo sessuofobico che potrebbe mettere egualmente d’accordo un talebano, un mormone e un alto prelato della Congregazione per la Dottrina della Fede. Senza per altro stonare nella sala delle macchinette mangiasoldi del più sperduto bar di provincia.

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