Apocalypse Now

Volevo starmene zitto. Muto e rassegnato. Ma almeno tre cose, dopo questi tre giorni orribili, le voglio scrivere.
  1. Molti ancora si dannano a chiedersi perché il PD non abbia in definitiva nemmeno degnato di considerazione la candidatura di Rodotà. Come mai abbia preferito per ben due volte gettarsi con slancio verso la disfatta più prevedibile e più ridicola che si ricordi. L’esilarante scena del pianoforte sulle scale di Stanlio e Ollio, al confronto, è noiosetta. Certo, un gruppo dirigente equamente suddiviso fra presuntuosi e mediocri aiuta, ma non dimentichiamoci neppure che Stefano Rodotà è semplicemente troppo laico per il PD. Il PD ha proposto due nomi di estrazione cattolica, perché gli ex-Margherita uno come Rodotà lo avrebbero ignominiosamente impallinato. Aggiungeteci la costante freddezza di renziani e dalemiani e i conti sono presto fatti. Rodotà presidente non è stato mai possibile. Gli è stato perlomeno evitato un agguato indecoroso. E noi possiamo evitarci, secondo me, il gusto acre del rimpianto.

  2. A sparare su Bersani, adesso, son buoni tutti. Va meno di moda ricordare quanto anche il M5S abbia contribuito a portarci in questa situazione. Grillo stesso lo ha, implicitamente, riconosciuto arrivando a proporre il nome di Stefano Rodotà, non certo una giovane faccia nuova, addirittura ex presidente del fu PDS. Il meccanismo di scelta, limpido come una tempesta di sabbia, lo ha dimostrato. Lui e Casaleggio volevano fare un’offerta a Bersani e l’hanno fatta. Peccato che gliel’abbiano recapitata quando la sua leadership nel PD era stata ormai minata dal giorno in cui, con la spigliatezza di due droni telecomandati, Crimi e Lombardi lo hanno inutilmente umiliato in diretta streaming. Dopo quel giorno, Renzi ha iniziato a cannoneggiare il segretario, D’Alema e Franceschini hanno ricominciato a parlare di grandi intese. Eppure non era difficile: è impossibile riaccreditare un interlocutore quando proprio tu, la sua controparte, gli hai fatto perdere la faccia davanti ai suoi. Ma le grandi menti che pretendono di guidare l’Italia non ci sono arrivate. Una bella garanzia per il futuro.

  3. Il giubilo dei M5S di fronte alla Caporetto del PD è a dir poco imbarazzante. Hanno vinto contro una squadra che s’è fatta tre autogoal e credono di avere il miglior attacco del mondo. Ma va benissimo, ora non resta loro che farci vedere quanto sono bravi ad aprire come una scatoletta di tonno anche il PDL. Là c’è già un personaggio additato come un pericoloso buffone in tutto il mondo civile, ma che nessuno dei suoi può accoltellare alle spalle, dato che li stipendia tutti lui, dal primo penalista all’ultimo stalliere.

    Sono proprio ansioso di vedere come faranno. E sia chiaro: io faccio il tifo per loro.

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