Sòla profonda

sòla

Dal banco di una libreria, Italia 2013. C’è già un ottimo blog, Fascetta Nera, che raccoglie il peggio del malaugurato packaging che gli editori talvolta infliggono ai libri che pubblicano. Ma stavolta non posso esimermi. Mi è caduto l’occhio (seguito a ruota da altra parte anatomica) su una accoppiata mirabile.

Il primo porge  il titolo a un doppio senso a cui Tinto Brass tributerebbe la ola anche a dispetto dei suoi acciacchi. Quanto al metodo per fare a pezzi gli uomini, ho la vaga impressione che non sia né la dialettica platonica, né la millenaria disciplina del ju-jitsu. Tutto questo orrore arriva persino a eclissare il concetto contenuto nel sottotitolo: gli uomini (leggi: maschi) sono dotati semplicemente di “meccanismi”. E in buona sostanza funzionano tutti alla stessa maniera, alla stregua di automi non particolarmente evoluti. Non so, proviamo a scrivere su una copertina “Come intortarsi le donne con quelle due cretinate sentimentali che tutte vogliono sentirsi dire” e vediamo se non arrivano Lidia Ravera o Michela Murgia a mettere i puntini sulle i.

Del secondo trovo irresistibile la fascetta, degna di un manualetto di istruzioni: “si legge da soli, si sperimenta in due”. Mi permetto solo di aggiungere: “e poi magari mettete il video su Youporn, così se divertimo pure noi”.

Un’unica certezza mi giunge da queste copertine, così tumide, così glossy: andiamo verso il romanzo unico, con la copertina unica e pure gli autori, ormai, hanno tutti lo stesso cognome (John Paul Hunter come vi suona? Non male, dài).

Poco più in là ho potuto ammirare anche un’altra fascetta che ornava il proprio libro con: “In testa alle classifiche a pochi giorni dall’uscita”. Formulazione freudianamente ambigua, dato che l’uso prevalente di “a pochi giorni da…” dovrebbe fare intendere “quando mancano pochi giorni a…”. Accanto ai romanzi che escono dalla tipografia già fascettati con “un successo del passaparola!”, ecco un altro esempio lampante di come molti editori trasformano il legittimo desiderio di far leggere i propri libri nell’ossessione di venderli (sembra la stessa cosa, ma non è), e se possibile ancora prima che siano usciti.

E insomma, ditemi tutto dell’editoria italiana, ma non che sia un panorama statico, autoreferenziale o una galassia di cenacoli per pochi eletti, del tutto isolata dal resto del Paese come la tanto vituperata Casta dei politici. I banconi delle novità di oggi raccontano di un’editoria che, esattamente come l’Italia, ha smarrito il senso dell’orientamento e, purtroppo, anche quello del ridicolo.

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2 pensieri su “Sòla profonda

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