Schegge

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Giusto prima della partenza, una gentile blogger austriaca stronca “La notte alle mie spalle”. Può capitare, mi dico. Magari, mi dico ancora, poteva evitare di twittare ogni cinquanta pagine di lettura quanto la annoiava. Ma va bene, siamo uomini di mondo.

Ad Amburgo ci sono palchi ovunque. Americane e amplificazioni che neanche i Pink Floyd. Però, anche qui il Primo Maggio non scherzano mica, dico. E invece si tratta delle cinque giornate nazionali di preghiera della Chiesa Evangelica Riformata. Berlino, arriviamo.

A Berlino mettiamo per la prima volta  il naso fuori dalla metropolitana ad Alexanderplatz. È oggettivamente orrenda. Non so cosa c’entri, ma di colpo raggiungo una certezza granitica: la canzone di Battiato era un bluff. Auf wiedersehen…: ma dài, in Germania parlano tedesco? C’era la neve: be’, non siamo a Honolulu. Per finire con un autentico capolavoro di immaginazione: quattro passi a piedi fino alla frontiera. Ora, a parte che quattro passi non li farai certo in tram, cosa pensereste voi di un tedesco che canta “Ciao Italia, mangiavamo spaghetti, splendeva il sole e ci rubavano l’orologio”?

Nuovo controllo, non privo di ansia, sul web: la blogger austriaca ha pubblicato la stroncatura per esteso. Furio Guerri le è risultato sgradevole, dice. Be’, se devo essere sincero non è simpatico neppure a me.

Potsdamer Platz è una roba che ti schiaccia a terra. Potenza della prospettiva, del vetro e dell’acciaio. E non solo. Anni fa ho tradotto un libro che portava proprio il nome di questa piazza. Era un bel noir di Buddy Giovinazzo, per Meridiano Zero. Raccontava di come le mafie turche, americane e russe si fossero spartite questo enorme cantiere. Vent’anni di commesse, e non è ancora finita.

Due amici tedeschi ci portano a spasso. Lui è stato dieci anni consigliere regionale, lei parla un italiano che il figlio di Bossi neppure se rinasce. Il cuore di Berlino è un parco immenso. Migliaia di alberi ripiantati dopo che, durante la guerra, i Berlinesi li avevano tagliati tutti. Non avevano più nient’altro per scaldarsi.

Nel cuore del potere europeo, fra il Reichstag e il modernissimo Cancellierato c’è un prato immenso. Le famiglie prendono il sole e fanno picnic. Volano i frisbee. Da noi, davanti a Montecitorio, volano le pallottole. Per dire.

La porta di Brandeburgo invece è una mezza delusione. Non ha l’abbraccio morbido e maestoso di Piazza del Popolo, per intenderci. Ai lati è oppressa dai brutti edifici delle ambasciate francese e americana che difficilmente vedrete mai nelle foto. Nel centro di Pariser Platz, alcuni pannelli ricostruiscono i terribili mesi dell’ascesa al potere di Hitler, la Notte dei Cristalli, il rogo dei libri. Prova a fare una cosa del genere sul fascismo a Piazza del Popolo, oggi. Sempre per dire.

La blogger austriaca intanto ha postato la sua stroncatura anche su Amazon. Due stelle. Per fortuna altri  lettori tedeschi me ne danno cinque. Sollievo, la media è salva.

Berlino è tutta un cantiere. Costruiscono anche sul posto in cui sorgeva il Cancellierato del Terzo Reich. Dunque lì sotto c’era il bunker degli ultimi giorni di Hitler. Se non fosse per i due amici berlinesi, non lo sapremmo. Niente lo indica e in quel senso del nazismo non deve rimanere pietra su pietra, neppure sottoterra. Fra qualche mese, qualcuno ci parcheggerà l’auto tutte le sere. Scaricherà la spesa e farà scendere i bambini.

Discorso tutto diverso per la DDR. Le Trabant, il gol di Sparwasser, i Giovani Pionieri, le nuotatrici con i baffi e i jeans sintetici a imitazione dei Levi’s sono spendibili, anzi, vendibili anche ai turisti. Fanno parte del folklore locale. Nel Museo della DDR si può anche provare l’ebbrezza di un interrogatorio della Stasi. Tutto è ricostruito meticolosamente. Non è un ricordare con rabbia. Tutt’altro. È un fenomeno ambiguo, indecifrabile, che ha preso il nome di Ostalgie.

Nuovo controllo: la blogger austriaca ha postato la stroncatura anche su un altro sito. E poi su Goodreads. E non solo: mi ha inserito nel riepilogo fra le delusioni del mese. Mai visto qualcuno che parla così ossessivamente di un libro che gli ha fatto schifo. Ma proprio a me doveva toccare questa?

A Prenzlauerberg come a Kreuzberg la gente si veste come gli pare. Spesso il risultato non è all’altezza dell’impegno, questo va detto. Però ci prova, si butta, fa di testa propria. Emo, new romantic, shabby chic, gothic, tardo-punk, skin, minimalismo new wave. Tutto si è conservato e ora si mischia come sui banchi del Flohmarkt in questa domenica di sole. E così gli italiani li riconosci subito. Il Moncler, il maglioncino giusto, il jeans griffato. Vestiamo meglio. Forse, ma qui ti rendi conto che siamo anche un po’ tutti uguali.

Ultimo controllo su internet prima del volo di ritorno: in un suo commento su un blog di un’amica, la blogger austriaca ha trovato il modo di ribadire che il mio libro non le è proprio piaciuto. Blogger austriaca, ti prego: elabora il lutto e leggiti qualcos’altro. Ce la puoi fare, dài.

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4 pensieri su “Schegge

  1. Dissento vigorosamente sulla bruttezza di Alexanderplatz, che io trovo bellissima e piena di atmosfera, soprattutto quando cala al sera, ma non riesco a smettere di ridere. Commenti geniali!!!! Poi mi devi dire dov’è il bunker di Hitler perché me lo sono perso. P.S. Si, i tubi rosa sono proprio tubi.

  2. Sui tubi rosa, devo confessare una mia terribile gaffe. Alla vista del tubone rosa fucsia, ho sfoderato un accostamento col Beauburg parigino, il Centre Pompidou dai colori sgargianti, ma la gentile signora mi ha impietosamente stroncato dicendomi che, finiti i lavori, lo toglieranno subito insieme ai ponteggi.

  3. Caro Giampaolo, hai dimenticato di dar conto della pulizia… che fa “inorridire” a confronto di quella fiorentina o romana, per dire.

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