L’omelette del 12 agosto

Uno dei miei cugini, Roberto, è nato il 25 aprile. Purtroppo, a quel 25 aprile, mancava ancora un anno. Un anno terribile, in cui la Toscana del nord venne recisa in due dalla Linea Gotica e insanguinata da quelle “operazioni contro i ribelli” culminate il 12 agosto nella carneficina di 562 pericolosissimi civili inermi nel paese di Sant’Anna.

La mia famiglia era sfollata a Stiava, sulle colline versiliesi. Quando le truppe della Wehrmacht passarono in ritirata era l’inizio dell’estate e mio cugino aveva pochi mesi. Mia madre invece aveva sedici anni e macinava chilometri di corsa per portare da mangiare al fratello, nascosto nei boschi per non venir catturato e – nella migliore delle ipotesi – spedito in Germania a lavorare per la Todt.

I soldati tedeschi occuparono il casolare per un giorno o due. Il bene strategico era costituito da un affollato pollaio e da qualche bottiglia di olio marrone che mio nonno si era procurato grattando allo spasimo tubature e bidoni della Salov.

Uno di quei soldati insegnò a tutti come si fanno le omelette. Mia madre lo sorprese poi a piangere come una grondaia bucata guardando mio cugino in fasce. A gesti spiegò che anche a lui era nato un figlio in Germania, e non lo aveva ancora visto nemmeno in fotografia.

Quando ripartirono, i soldati della Wehrmacht avvertirono la mia famiglia e tutti gli altri sfollati di non stare affatto tranquilli. Il peggio doveva ancora venire. Raccomandarono di nascondersi ancora più lontano e di non fidarsi, per nessuna ragione, di quelli che sarebbero arrivati dopo di loro. La difesa della Linea Gotica era un lavoro sporco da truppe scelte, altresì conosciute come SS.

Oggi sappiamo tutti che un consiglio del genere ha con ogni probabilità significato la differenza fra vivere e morire.

Quello che non saprò mai è se quel soldato sia riuscito a vedere il suo bambino. Gli Alleati sganciarono sulla Germania di tutto, anche le bombe al fosforo che, è noto, non riescono a distinguere fra un fanatico nazista e un neonato nella culla.

Ma io oggi, 12 agosto, voglio pensare che la buona sorte non abbia arriso solo a oscuri tagliagole capaci di trascinare la loro vigliacca esistenza in qualche lindo e ordinato sobborgo, senza l’ombra di un rimorso.

Io voglio pensare che quel soldato ce l’abbia fatta. E che un bel giorno di qualche anno dopo abbia acceso il fuoco di un fornello, abbia impugnato una padella e abbia insegnato a suo figlio come si fanno le omelette.

Vado a comprarmi due uova, buon ferragosto a tutti.

 

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