Deutschland Tour: la valigia del ritorno

A conclusione del mio tour tedesco, voglio ringraziare di cuore tutte le persone che lo hanno reso possibile. Maren e tutti gli altri di Bertelsmann innanzitutto, assieme agli Istituti Italiani di Cultura di Stoccarda e di Francoforte. E poi Simonetta, Roberta, Luisa, Lara, tutti quelli della Akademie für Gesprochenes Wort, di Volare V. Heidelberg e di Menufaktur.
E infine  voglio  condividere alcune imprescindibili considerazioni che ho infilato nella valigia del ritorno.

1. Quando fai un biglietto, le ferrovie tedesche specificano che non è possibile prenotare posti a sedere per i cani. Segno evidente che non pochi clienti hanno tentato di farlo.

2. Se Uta e Annikke della “Akademie für Gesprochenes Wort” mi adottano, magari anche ogni tanto, io mi metto lì, buono buono, a scrivere nel loro bovindo da dove si vede tutta Stoccarda.

3. All’Università di Stoccarda ci sono studenti capaci di afferrare al volo ogni battuta sui pisani. Ci deve essere qualche livornese nel lettorato. Vero, Simonetta?

4. A Heidelberg, sulla riva destra del Neckar c’è la Via dei Filosofi. L’ho percorsa tutta e mi sono ritrovato giusto davanti all’ingresso dell’istituto di Fisica Teorica. Suppongo ci sia qualcosa da capire in questo.

5. Le schneebollen altro non sono che le nostre “chiacchiere”, “cenci” o “lattughe”. Solo che te le danno tutte arrotolate in una palla grossa come una boccia. Sono assai meno agevoli da mangiare, soprattutto per strada, e poi lo zucchero a velo finisce solo su quelle esterne. Data l’indole pratica dei tedeschi, l’unica ragione per questa complicazione ê che un tempo potessero essere usate alla bisogna come proiettili da lancio durante gli assedi.

6. Heidelberg ha un clima bizzarro e molto variabile. Nelle guide per studenti americani viene ufficialmente definito “atlantico, però senza le onde per surfare”.

7. A Heidelberg ho trovato l’albergo dopo una sola, rapidissima occhiata a una mappa in stazione. Poi non dite che aver collezionato tutti i Manuali delle Giovani Marmotte non serviva a niente.

8. Per molti tedeschi l’italiano è la lingua musicale di Dante e del bel canto. Rimangono ad ascoltarlo anche se non capiscono il significato. Un po’ quello che fanno milioni di elettori italiani da vent’anni a questa parte.

9. A Francoforte, durante “Porta un libro a cena” ho parlato con diversi italiani che vivono e lavorano lì. Si lamentano del clima, è vero. Però io lo devo ancora trovare, un italiano triste in Germania.

10. In Germania, di novembre, tendenzialmente piove.

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