Masterpiece? Nasce già superato. Dalla realtà.

Lo ammetto, ogni tanto seguo X Factor. E quindi non ce l’ho con i talent show, affatto. Quando poi gente come Elio o Morgan smette di fare ammuina ed entra nel merito musicale, c’è il rischio anche di imparare qualcosa.

Stasera partirà Masterpiece, il primo talent show dedicato alla scrittura. Da settimane leggo sconsolate considerazioni di chi vede già le classifiche occupate dai nuovi talenti posizionati in rampa di lancio da Rai3. Vi dirò, tutta la faccenda è molto lungi dal togliermi il sonno. Guardate chi c’è in classifica oggi. Be’, se ci va anche solo un pochino di culo, potrebbe anche darsi che Masterpiece mandi in classifica qualcuno che sa scrivere. Di sicuro, non peggiorerà le cose.

E sapete perché? Perché Masterpiece nasce già superato dagli eventi.

La prendo un po’ larga, ma  vi giuro che arrivo al punto rapidamente.

masterpiece-massimo coppola

Negli ultimi anni, il mondo letterario e il mercato editoriale italiano hanno subito trasformazioni rapidissime e violente, spesso in anticipo rispetto ad altri settori. Non godendo di nessun salvagente statale, non essendo concepito come strategico, non provocando cortei minacciosi né manifestazioni sindacali, tutto il settore culturale nel suo complesso è stato il laboratorio perfetto della più feroce deregulation, dagli sconti selvaggi sul libro a forme di precarietà di lavoro semplicemente inimmaginabili in altri settori (qui un brillantissimo post a riguardo di Dario De Marco). Pensate che pochi mesi fa la Mondadori ha ridotto unilateralmente del cinque per cento i propri debiti con i fornitori, ivi compresi i collaboratori (provateci voi: pagate il dentista a novanta/centoventi, poi gli date trenta euro in meno e lo minacciate di non chiamarlo mai più). Lo scrittore è l’ultimo anello di questa catena d’incertezza ed è sullo scrittore che si scaricano le convulsioni della allegra filiera.

Quando pubblichi ti affidi infatti a promotori, consulenti, editor, uffici stampa che non sanno quanto rimarranno su quella scrivania, sempre ammesso che ne abbiano una. Sono loro i tuoi giudici, i coach con cui ti giochi la partita decisiva per ottenere un passaggio televisivo importante o i festival che contano. E non hai una prova d’appello. Una volta che sali su un palco di un festival letterario non devi commettere l’errore di parlare di scrittura, o peggio ancora di letteratura. Devi prima di tutto essere un brillante intrattenitore, avere il tuo repertorio di battute pronte e frasi a effetto. E poi devi generare un trendtopic in rete, e su quotidiani e riviste non servono recensioni che non legge più nessuno: serve un articolo a tutta pagina, una foto, qualcosa che faccia notizia (“ho capito Heidegger solo facendo a testate con un cinghiale dai mustacchi bianchi”). Il tuo nome deve essere scritto bello grande. Solo di quello i tanti sfogliatori distratti si potranno ricordare, se e quando passeranno in libreria.

Tutto questo, lo sai, deve accadere entro una settimana dall’uscita, altrimenti il tuo libro viene tolto dal bancone delle novità e avanti il prossimo. E una volta che sei “a scaffale”, di dorso, non ci sarà più nessun libraio a tirarti fuori e a consigliarti al cliente affezionato. Le luci si spengono, tu scendi dal palco, passi dal camerino, fai la tua valigia. Hai avuto la tua possibilità e te ne torni a casa.

Attenzione: questo è ciò che succede a un cinque per cento della narrativa pubblicata. Del restante novantacinque nessuno saprà mai niente. Quegli autori non arriveranno nemmeno ad avere la chance minima di un provino di tre minuti come – almeno – hanno avuto le diecimila aspiranti pop star di X Factor.

Funziona così ormai da anni. Il mercato editoriale concede, e solo a pochi esordienti, una prova secca, dentro o fuori. Dicono che poi sia il pubblico che decide, e ammettiamo che sia vero. Come a X Factor decide comunque sul momento, senza molto tempo per riflettere, in base a quanto uno è stato convincente, ruffiano, grintoso o carismatico.

Ecco perché Masterpiece non consegnerà le classifiche dei libri alla tv. Non solo l’ha già fatto Fazio, ma c’è di più: i festival letterari  stessi replicano già ritmi e format televisivi. Se la tv italiana reintroducesse una parvenza di “chiacchierata culturale” a orari consoni non solo a vampiri e portieri di notte, la metà dei festival italiani chiuderebbe domani.

Masterpiece non rappresenterà quindi niente di nuovo o di sconvolgente. Nasce già come parodia edulcorata di un gioco al massacro che scrittori e lavoratori dell’editoria sperimentano ogni giorno sulla loro pelle. Starà alla realtà di questi anni nel modo baracconesco in cui il wrestling sta a un combattimento clandestino di pugilato.

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8 pensieri su “Masterpiece? Nasce già superato. Dalla realtà.

  1. Quando si fa qualcosa di “nuovo” ci sono sempre critiche…e’ fastidioso che vengano prima ancora di aver visto il “soggetto” della critica . Si sa che la Tv non fa altro che un programma commerciale…ma ,io penso, che parlare di scrittura /creativita’ sia sempre positivo , per me che adoro leggere ma non so scrivere e neanche lo voglio , parlare di libri e’ sempre POSITIVO ! Un pensiero un po’ malizioso a chi critica il programma..non e’ che nascondono un po’ di “frustrazione” le critiche che si sentono a destra e a manca ?

  2. ciao giampaolo, io proprio non riesco a vederlo. e questa cosa ‘il vincitore sarà pubblicato in 100.000 copie’ è terribile.

    e per giudici avrei scelto editori bravi e non scrittori di medio calibro.

    • Ho scritto questo pezzo prima della messa in onda. Per fortuna. Dopo averlo visto mi dico che avrei, diciamo così, perso un po’ di serenità di giudizio. E l’invettiva per l’invettiva non avrebbe avuto secondo me grande senso.

  3. Complimenti, bell’articolo. Sei riuscito a condensare in poche righe, in modo lucido e intelligente, concetti che altrimenti avrebbero richiesto molto più spazio. Bravo. Continuerò a seguirti.

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