Confessioni di uno scrittore quasi felice

foto irlanda kinsale

Ho avuto un’infanzia relativamente serena. Ma non ho avuto genitori perfetti. Quando uno scrittore parla di “genitori perfetti” è, come spesso gli succede, un ipocrita. In realtà intende “abbastanza benestanti da lasciarmi fare il cazzo che mi pareva senza avere il problema di come campare”. I miei genitori non sono stati neppure dei mostri. Quindi non sono loro i responsabili dei miei difetti più odiosi o di qualche mia pagina scandalosamente pallosa.

Non ho fatto lo scrittore per problemi di infelicità sentimentale. Non capisco chi ha scritto sedici romanzi con motivazioni del genere. Ma se scrivendo non hai risolto questi problemi, perché non smetti? Se scrivendo li hai risolti, perché continui?

Per me scrivere non ha a che fare con il dolore e non mi prosciuga di ogni energia. A me mi sfinisce tutto il resto, tipo il dibattito interno al PD, il nuovo piercing di Lady Gaga, le assemblee di condominio, il video virale del canguro che canta con i rutti “You shook me all night long”.

Mi piace fare lo scrittore perché con il corsivo posso far diventare stiloso quello che a scuola mi avrebbero segnato come un errore blu.

Non ambisco a essere rivalutato dai posteri. Mi dispiacerebbe perdermi un sacco di belle iniziative che mi riguardano, soprattutto se c’è il buffet alla fine.

L’invidia mi sembra un sentimento sano. L’importante è esprimerla pubblicamente e non indirizzarla in maniera ossessiva verso un solo soggetto in particolare. Io, per esempio, invidio tantissimo sia gli scrittori che vendono un milione di copie sia gli scrittori bravi.

Le persone più belle e importanti della mia vita le ho conosciute grazie alla scrittura. Le persone più orrende dell’ambiente editoriale le conosco solo di vista perché non vendo un milione di copie (sarò sincero: è l’unica consolazione che ho trovato).

Quando guardo la mia casa e penso che l’ho comprata scrivendo, ho un piccolo sussulto di orgoglio piccolo-borghese di cui non so se vergognarmi o andare fiero.

Non ho stravaganti intolleranze alimentari o malattie rarissime. Non ho fatto parte di oscure fratellanze criminali uzbeke e non passo i miei pomeriggi ipnotizzato dal fascino post-situazionista di un autolavaggio. Mi piace il calcio, mi piacciono i Beatles e pure gli Abba, ma sinceramente non mi sembra ci sia niente da rivalutare in Bombolo e Alvaro Vitali.

Vorrei trasformarmi in un Freddy Krueger più bastardo tutte le volte che qualcuno pronuncia la frase “l’ho scritto così come mi veniva”. Lo spontaneismo, ecco, anche basta. Lo spontaneismo armato fece un sacco di morti, per dire. Il nostro intestino produce in modo necessario e spontaneo qualcosa che in genere non andiamo in giro a mostrare agli altri.

Annunci

3 pensieri su “Confessioni di uno scrittore quasi felice

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...