Something green

Due-note-due che saltano fuori dal nulla, come da un piccolo garage in fondo al giardino. Se fossero tre magari si capirebbe se la tonalità è maggiore o minore. Se, insomma, siamo tristi o felici. Invece sono due.

La voce che canta “A boy tries hard to be a man” mentre ci stai provando anche tu, a diventare un uomo, e non riesci a capire se per questa cosa sei triste o felice. Però capisci che la vita non ti darà sempre tre note chiare da capire.

La neve sulle onde scure e tumultuose dello Shannon, sulle croci contorte e sulle colline senza alberi. E naturalmente su tutti i vivi e tutti i morti.

La tua docente d’inglese dell’Università che quando pronuncia “Dublino”, ecco, lo vedi che le cambiano di colore gli occhi.

the_commitmentsIl film che ti racconta che, anche se non sei diventato una rockstar, la musica nella tua vita sarà sempre tutto.

Anni dopo, il farmacista sdentato che chiude la farmacia per accompagnarti in un ambulatorio degno degli stenti del dopoguerra, dove si aspetta di essere visitati su sedie di cuoio sfondate con la sputacchiera sotto.

I Toblerone e i poster del Manchester United venduti per strada sopra vecchie carrozzine per bambini dai pizzi bisunti.

La pioggia nelle scarpe e il sole che riaccende la finestra, da sotto le nuvole in fondo all’orizzonte, quando ormai lo davi per tramontato.

Guidare fino allo strapiombo delle Slieve League dimenticandoti che soffri di vertigini.

Chiedere indicazioni stradali di sabato sera a Dublino e sentirsi rispondere: “Mortificato. So benissimo dov’è Dame Lane, ma in questo momento sono troppo ubriaco per ricordarmelo.”

J1200x1600-02776-01Anni dopo ancora, l’ago di acciaio alto centoventi metri che si slancia verso il cielo dal centro di O’Connell Street, intitolato The Spire, ma ribattezzato da tutti The Spike, monumento ai caduti dell’eroina.

Il B&B di Gardiner Street dove sei stato la prima volta che hai visitato Dublino e che è rimasto pulcioso come venti anni fa. Era capodanno ed è stata anche la prima volta che, dopo otto pinte, non sei riuscito a rimanere sveglio fino a mezzanotte.

L’intraprendente business man che ha fondato una Little Italy di ristoranti nel cuore di Dublino, che somiglia Robert Plant, che possiede vigneti in Piemonte e che si è presentato in Parlamento con la maglia del Toro.

Tutti i tombini di Dublino sigillati per la storica visita della Regina d’Inghilterra.

L’odore amaro del vento che ti saluta e che è sempre lo stesso della prima volta.

Questa Irlanda, come scriveva Heinrich Böll, esiste. Ma chi va e non la trova, può prendersela solo con se stesso.

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