Dove siamo stati tutti questi anni?

 

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All’ingresso del paese natale di Kurt Cobain (fonte: Wikipedia)

Più o meno vent’anni fa, di questi tempi, nasceva Forza Italia. Più o meno vent’anni fa, di questi tempi, si sparava in testa Kurt Cobain. Come si dice, le disgrazie non vengono mai sole.
Oggi Kurt Cobain avrebbe più o meno la mia età, ma il 5 aprile del 1994 ha deciso che lui, questi venti anni, non li avrebbe vissuti. Lui, che aveva il mondo del rock ai suoi piedi. Nel suo biglietto di addio scrisse che il successo non lo entusiasmava più. Il boato della folla che lo accoglieva sul palco lo faceva sentire un impostore e un ingrato. Le canzoni che ci facevano saltare in pista nell’unica discoteca rock della costa versiliese (una zona dove tutt’oggi impazza ancora Jerry Calà, cercate di capire) non significavano più niente per lui.
Noi questi venti anni li abbiamo vissuti. Abbiamo comprato il primo modem, ci siamo sentiti importanti per il fatto di avere una password, non abbiamo nascosto il gonfiore del primo cellulare nella tasca del giubbotto. Abbiamo pensato che la parola vintage fosse la password per lasciarci alle spalle gli anni Ottanta. Abbiamo visto animatori di club vacanze diventare showman da prima serata. Abbiamo continuato a saltare in pista su canzoni che non avevano salvato la vita al loro autore pensando, chissà come, che l’avrebbero salvata a noi. Abbiamo pensato che nonostante Berlusconi saremmo diventati un Paese normale. Abbiamo comprato volentieri cd finché è stato possibile. Abbiamo estratto con malcelato orgoglio il nuovo cellulare da un taschino dove nessuno avrebbe pensato che fosse. Abbiamo smesso di spegnere il modem, e le nostre password si sono moltiplicate al punto di diventare una seccatura. Ci siamo accorti che, nell’euforia della ritrovata normalità, avevamo dimenticato di definire cosa significasse esattamente normale. Siamo tornati a riempirci le tasche di spiccioli, e abbiamo detto “toh!” la prima volta che ce n’è capitato uno con l’aquila o con l’arpa. Abbiamo iniziato a scaricare canzoni gratuitamente senza sentirci in colpa, ce ne siamo sentiti in diritto come fossero farmaci salvavita. E casomai erano le rockstar a doversi sentire un po’ in debito con noi, erano tutti un po’ ingrati ma non tutti onesti come Kurt Cobain. Abbiamo notato che, nonostante noi, Berlusconi stava definendo cosa fosse normale. Abbiamo capito che tutto poteva diventare vintage, tranne gli anni Ottanta, perché gli anni Ottanta erano subdolamente sopravvissuti alla nostra giovinezza. Abbiamo perso qualsiasi curiosità sugli spiccioli che ci gonfiavano le tasche. Abbiamo declassato anche qualche canzone di Kurt Cobain a suoneria per il nostro smartphone. Abbiamo visto showman di prima serata diventare capi politici. Ci siamo liberati anche dell’ultimo modem riposto nella sua vecchia scatola e abbiamo di colpo capito che, alla fine dei conti, questi venti anni non erano stati molto più ingombranti, non so, tipo qualcosa di vissuto davvero.

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