Il mio scaffale per l’estate (10 /11)

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da “Il Tirreno” del 1 settembre:

Si può arrivare alla fine di un’estate senza parlare di gialli? Non scherziamo. A giugno, si sa, gli editori sguinzagliano in batteria i loro detective di punta, ma non solo. Quest’estate ha visto anche interessanti riproposte dei padri di un giallo italiano tanto celebrato oggi quanto snobbato ieri. Sellerio ha appena ripubblicato “Il canotto insanguinato” (euro14, ebook 9.99) scritto nel 1936 da Augusto De Angelis. Se l’autarchia fascista imponeva di far scrivere gialli italiani, lo stesso regime negava d’altronde che il crimine fosse costume delle sane e italiche genti. I colpevoli dovevano quindi sempre essere stranieri. De Angelis riuscì a scrivere storie avvincenti anche attenendosi alle imposizioni della censura. In questo caso è francese la signorina Garat, scomparsa da un canotto allagato di sangue, è russo il suo amante sospettato, è francese il loro amico ritrovato morto in albergo. È italiano, colto, dolente e disilluso il commissario De Vincenzi, che parte da Milano per un’indagine che lo porta prima nella cosmopolita Sanremo, poi in giro per l’Europa. Parole come “ventilabrato”, “garrotta” e “cineriera”, vi faranno riassaporare un’epoca. Sempre a Milano viveva colui che più di tutti ha trascinato il giallo italiano nelle periferie dormitorio, nei motel a ore, nelle scuole serali. Garzanti ripropone in economica e in ebook (euro 8-99 o 6,99) i quattro romanzi di Giorgio Scerbanenco con protagonista Duca Lamberti. Medico espulso dall’ordine e incarcerato per aver praticato un’eutanasia, Lamberti rimane ancora oggi il detective più rivoluzionario e anticonformista del giallo italiano. Siamo nella seconda metà degli anni ’60, il sogno del boom sta per sfaldarsi. Le brave ragazze e le casalinghe si prostituiscono, per poi finire ammazzate e gettate in un campo vicino alle ciminiere di Metanopoli. È “Venere privata” il magnifico primo romanzo del ciclo. Non parlate di giallo italiano se non l’avete letto. Quest’estate potrete riscoprire anche Renato Olivieri. Mondadori proprone in ebook (6,99) le inchieste del suo commissario Ambrosio, pacato, malinconico e riservato che più meneghino non si può. Monolocale a due passi dal “Corriere della Sera”, un matrimonio fallito alle spalle, una passione per la pittura. Qui siamo negli anni ’70 e, fra inverni nebbiosi e osterie dei Navigli, l’Italia sta cambiando di nuovo. Non senza sangue, misteri e dolore.

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Da IL TIRRENO di lunedì 8 settembre:
Da Mantova a Pordenone, dal Viareggio al Campiello, la fine dell’estate è momento di premi e festival. È dunque la settimana giusta per cercare libri che parlino degli scrittori e del mondo editoriale. Sergio Garufi e Carolina Cutolo raccontano la scena letteraria italiana degli ultimi venti anni con un’idea semplice e geniale: analizzare, raccogliere e catalogare i ringraziamenti che gli scrittori appongono alla fine dei loro libri (ormai quasi obbligatorio). “Lui sa perché” (Isbn edizioni, euro 14, in foto la copertina) è una galleria impietosa e intelligente di come, nell’atto formale di rendere omaggio a qualcuno, molti scrittori in realtà facciano tutt’altro. Si vendicano dei rifiuti subiti, si danno importanza citando l’amico Bono Vox o si affiancano a Jane Austen. Ci fanno pesare quanto è stato devastante scrivere quel romanzo o fanno debordare anche nei ringraziamenti la loro poetica, talvolta ermetica o prolissa. Garufi e Cutolo individuano nei ringraziamenti un autentico genere letterario a se stante, di cui redigono un’antologia a tratti spassosa. Da Baricco a Saviano, da Moccia alla Mazzantini ci sono praticamente tutti, anche più d’una volta. Apre il libro una nota di Stefano Bartezzaghi, lo chiudono un consiglio di Umberto Eco su come scrivere un ringraziamento e i ringraziamenti dei due autori (ovvio). Ossessioni, aneddoti, fisime e vezzi fanno spesso parte dell’immagine stessa dello scrittore dell’era pop. Recuperate allora “Come leggere uno scrittore” (Codice, € 21) e ne troverete di gustosi. Hosseini che scrive “Il cacciatore di aquiloni” lavorando ogni giorno solo dalle cinque alle otto del mattino, Wallace che va in paranoia quando deve fare il reporter, Murakami che fuma tre pacchetti di sigarette al giorno prima di appassionarsi alla maratona. John Freeman, direttore della fondamentale rivista “Granta”, ci fa entrare nelle case e negli studi newyorkesi di Paul Auster e Toni Morrison, ci porta in un caffè con John Updike e Kazuo Ishiguro. Questi incontri ravvicinati soddisfano le nostre curiosità anche più frivole (vorreste sapere cosa faceva Tom Wolfe in giro per i campus americani fino alle cinque del mattino? O perché Safran Foer sfogliava continuamente l’elenco telefonico?), ma non è questo l’importante. Nel breve volgere di poche pagine ci sono grandi squarci illuminanti sulle paure, sulla tenacia e sulle debolezze di uomini e di donne capaci di regalarci capolavori intramontabili.
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