Tre esordienti da cercare in libreria

Dal mio scaffale di lunedi 1 dicembre su “Il Tirreno”:

chiara-dotta-un-segreto-che-non-guardo-ma-che-sta-al-centro-del-cortile hannah kent Immaginela ragazza di scampia




Oggi gli editori danno la caccia agli esordienti. Ma nell’ultima parte dell’anno un nome sconosciuto può essere travolto dalle grandi firme-strenna che invadono la libreria. E così questa settimana urge mettersi in cerca di opere prime che meritano. Come “La ragazza di Scampia” di Francesco Mari (Fazi, € 16 o 10.99 in e-book) dove l’autore si prende il lusso di farci ridere risalendo la corrente dei luoghi comuni. La storia nasce da un crudo romanzo-verità sui quartieri degradati di Napoli, scritto da una ragazza coraggiosa che ha deciso di ribellarsi ai clan. Un giovane editore milanese fiuta il caso editoriale ma, ahi-ahi, quella ragazza in realtà si chiama Franco, è un impiegato comunale di mezza età e si è inventato tutto ricalcando le tante “cartoline dall’inferno” in stile “Gomorra”. Di fronte alla prospettiva del successo, i due non si fanno certo fermare da questo trascurabile dettaglio, con tutti i guai che ne conseguono. Scanzonato e caustico, il romanzo mette alle berlina anche noi lettori, ormai disposti a credere solo quello che ci illudiamo di sapere già.

Anche l’esordio di Chiara Dotta merita di essere cercato fra gli scaffali. Lo pubblica Liberaria e si intitola “Un segreto che non guardo ma che sta al centro del cortile” (€ 15). Titolo insolito e più lungo di molte delle frasi contenute nel libro. La storia di Daria è infatti raccontata in stile limpido e scabro, senza i cliché della prosa svenevole e inutilmente ricercata. Racconto dopo racconto, Daria è bambina, ragazza, donna, madre. Ogni volta chiedendosi qualcosa sulla sua identità sfuggente, inafferrabile anche se Daria ha il coraggio di chiamare sempre le cose con il loro nome.
È il segreto di quel cortile o qualcosa di diverso? Solo l’ultimo racconto le darà, in qualche modo, una risposta.

A proposito di titoli, “Ho lasciato entrare la tempesta” (Piemme, € 18,50) è uno di quelli che a me fanno tirar su un libro dal bancone. E per fortuna, perché l’esordio della trentenne australiana Hannah Kent è un libro affascinante. È un viaggio nell’Islanda dell’800 e nell’ultimo inverno di vita di Agnes, sospettata di essere una strega e condannata a morte per un omicidio che non ha commesso. Lo passerà in una famiglia di contadini, raccontando tutto di sé a un giovane e inesperto reverendo, ma niente la salverà dalla scure del boia. Morirà sul patibolo a diciassette anni, nell’ultima esecuzione capitale nella storia dell’isola.

 

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