Se l’indagine poliziesca uccide il giallo (1)

UFFICIO – INTERNO GIORNO

Una stanza scarna. Alle pareti lavagne di sughero, scaffalature ingombre di toner e di capsule per la macchinetta del caffè.

Durante un’intera giornata di riunione se ne sono andati un pacchetto di sigarette, due cartocci di imprecisate sostanze fritte e probabilmente anche una confezione di Maalox consumata nel segreto della toilette. La concentrazione di anidride carbonica è ormai incompatibile con la persistenza di forme di vita anche rudimentali.

Però il caso giallo di puntata c’è.

Gli snodi sono emotivamente forti.

La soluzione è dignitosamente originale.

Yay.

Domani tiriamo giù una bella scaletta.

Poi, mentre ognuno riavvolge il cavo del proprio pc, si sente una domanda, piccola e banale come il suono di una monetina caduta da una tasca.

“Ma la polizia non poteva capirlo subito dai tabulati telefonici?”

Quel rumorino è diventato come il rombo di una valanga in lontananza.

“Il colpevole mica è scemo. Ha lasciato il telefonino a casa.”

“Abbiamo detto che non è premeditato.”

“Come sarebbe non è premeditato?”

“E no. Dovendo ammazzare qualcuno, che già è difficile, pianificheresti di recidergli l’aorta con un mimipimer?”

“No, in effetti no.”

“Allora l’assassino aveva dimenticato il cellulare in carica a casa. Settiamo nella prima scena che è uno distratto.”

“No, meglio che sia, tipo, uno di quelli in fissa con le scie chimiche… rifugge il wi-fi e scansa come la peste i cellulari.”

“Rifugge il wi-fi? Ti ricordo che il nostro colpevole passa giornate intere sui siti porno.”

“Cambiamo.”

“Se cambiamo, addio il movente.”

“Ma porca di quella…”

“Fermi tutti. C’è stato un black-out del ripetitore sul palazzo. Mettiamo a scena 12 il portinaio alle prese con un nido di cicogne che ha…”

“Cicogne? Siamo in inverno.”

“Allora storni. Avete presente quanto cagano? Il guano degli storni ha danneggiato l’antenna.”

“Cagano sempre. Perché proprio quel giorno avrebbero…”

“Un’epidemia di dissenteria fra gli storni della città. Colpa dell’inquinamento. Polveri sottili, gas di scarico, falde acquifere e cose così… Introduciamo anche una bella tematica ambientalista.”

“Sì, dài. A scena 5 qualcuno tossisce in attesa a un semaforo, nella 8 una deiezione di storno piomba sul blazer del nostro e abbiamo risolto. Sembra una gag e invece è foreshadowing.

“Fa schifo.”

“Esagerato, è una cacchetta di storno…”

“Intendo ‘sta cosa. Fa schifo, ragazzi. Io ve lo dico: non ci vengo in riunione con il network a difendere gli storni cagoni.”

“Ma guarda che hanno una motivazione drammaturgica.”

“Hanno la diarrea.”

“Uhm. Mi sa che hai ragione.”

“Okay, dobbiamo trovare un’altra spiegazione. Perché non ha il cellulare?”

“Domattina la troviamo, sicuro.”

“Ora siamo stanchi.”

“Però che due palle ‘sti celllulari.”

STACCO SU…

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Ecco come le spietate leggi della drammaturgia rendono cinici gli sceneggiatori.

Questa è una conversazione tipo fra sceneggiatori di una serie poliziesca.

Vi giuro che non è neanche tanto romanzata.

Il problema è enorme. Tracce di DNA, cellulari, gps, mail e social network, telecamere di sorveglianza, badge, pagamenti elettronici. Inutile girarci attorno: è così che si beccano i colpevoli, oggi. Almeno nella realtà, dove talvolta persino i latitanti postano le foto delle loro vacanze su Facebook. Solo un uomo che vive secondo standard ottocenteschi potrebbe sfuggire alle maglie fitte di questa rete, e neppure quello gli basterebbe: dovrebbe essere anche invisibile e non lasciare mai in giro neppure un capello.

Esiste il caso, certo, e il caso talvolta aiuta i cattivi. Almeno nella realtà. Ma per il resto le indagini non prescindono più dalle inevitabili, spesso dettagliate, tracce che ognuno di noi lascia ogni volta che compie un’azione più complessa di uno sbadiglio.

Altra complicazione non da poco per qualsiasi narratore è che stiamo parlando di indagini visivamente spettacolari quanto una partita di rubamazzo.

A questo problema colossale, i giallisti del nuovo millennio hanno già tentato delle risposte. Una è il rifugio nel passato, con il persistente fiorire del giallo storico o di vicende che affondino le radici del proprio mistero nell’età pre-digitale (due esempi di grande fortuna commerciale? Donne che odiano le donne, La verità sul caso Québert).

L’altra è la strada seguita da molti autori di thriller americani e dai loro epigoni anche italiani. Ricorrono a super-villains intelligentissimi e abili a sfidare gli inquirenti ribaltando la partita: sono loro a giocare d’anticipo, usando la tecnologia a proprio vantaggio per confondere dati, identità, analisi scientifiche. Ma sono individui che, come dimostra la cronaca di ogni giorno, popolano la nostra esperienza quotidiana quanto gli unicorni, Goldrake o un idraulico che insiste per emettere fattura.

Esiste una soluzione che permetta invece alle crime story di rimanere minimamente ancorata al qui e all’oggi? Sì, ma ve ne parlo nel prossimo post. A domani.

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3 pensieri su “Se l’indagine poliziesca uccide il giallo (1)

  1. Bello e interessante tutto il post (aspetto con ansia la seconda parte), ma il dialogo tra sceneggiatori mi ha fatto morire.

  2. […] evento che difficilmente potrebbe resistere a una tipica obiezione da riunione di sceneggiatura di quelle raccontate nel post precedente: “perché il personaggio compie quest’azione proprio adesso? Solo perché fa comodo a […]

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