Come il giallo può sopravvivere all’indagine (2)

NEW SERIES BROADCHURCH FOR ITV Broadchurch is a new eight part drama series by Kudos Film and Television for ITV. The star-studded cast includes David Tennant, Olivia Colman, Andrew Buchan, Jodie Whittaker, Vicky McClure, Pauline Quirke, Will Mellor, Arthur Darvill and Carolyn Pickles. This brand new eight part series is written and created by Chris Chibnall (Law and Order: UK, Doctor Who) and will explore what happens to a small community in Dorset when it suddenly becomes the focus of a police investigation, following the tragic and mysterious death of an eleven year old boy under the glare of the media spotlight. Bloodied and dirty, Danny Latimer (Oskar McNamara) has been found dead on an idyllic beach surrounded by rocks and a jutting cliff-face from where he may have fallen. Whilst his death remains unresolved, the picturesque seaside town of Broadchurch is at the heart of a major police investigation and a national media frenzy. Pictured L-R: DAVID TENNANT as Alec Hardy and OLIVIA COLMAN as Ellie Miller. Copyright: ITV This photograph is (C) ITV Plc and can only be reproduced for editorial purposes directly in connection with the programme or event mentioned above, or ITV plc. Once made available by ITV plc Picture Desk, this photograph can be reproduced once only up until the transmission [TX] date and no reproduction fee will be charged. Any subsequent usage may incur a fee. This photograph must not be manipulated [excluding basic cropping] in a manner which alters the visual appearance of the person photographed deemed detrimental or inappropriate by ITV plc Picture Desk. This photograph must not be syndicated to any other company, publication or website, or permanently archived, without the express written permission of ITV Plc Picture Desk. Full Terms and conditions are available on the website www.itvpictures.com For further information please contact: PATRICK.SMITH@itv.com 0207 157 3044

Da “Broadchurch” (© ITV Pictures)

Nella bellissima serie inglese Broadchurch la scoperta del colpevole è affidata a un evento che difficilmente potrebbe resistere a una tipica obiezione da riunione di sceneggiatura di quelle raccontate nel post precedente: “perché il personaggio fa questa cosa proprio adesso? Solo perché fa comodo a noi?” Il colpevole di Broadchurch poteva anche compiere una certa azione prima. L’indagine, e la serie, sarebbe finita dopo una mezz’oretta. Poteva non compierla mai e l’indagine avrebbe continuato a girare a vuoto, il mistero sarebbe stato consegnato all’archivio dei cold cases.

È vero, in un mondo di azioni dominate dalla logica un dénouement affidato alla volontà del colpevole è inaccettabile. È fuori dalle regole del gioco fra l’omicida e il detective, fra il lettore e il narratore. Ma stiamo parlando, appunto, di un gioco. Il gioco che inizia quando Sherlock Holmes ha appena trovato un mistero all’altezza della sua intelligenza ed esce dal 221b di Baker Street con sguardo quasi allucinato. “The game is on”.

moffat

Mycroft, Mark o… Moriarty?

Nella realtà gli esseri umani non agiscono sempre e solo secondo la logica. Ancor meno quando commettono un crimine. Di esempi ne abbiamo a iosa. Dico giusto i primi due che mi tornano alla memoria.

L’uomo che alcuni mesi fa ha ucciso Ashley Olsen a Firenze non si è nemmeno posto il problema di occultare le proprie tracce biologiche, poi ha preso il cellulare della vittima e ci ha inserito la propria SIM.

Anni fa, due coniugi vennero attirati sulle colline versiliesi e uccisi nella loro auto. A bordo c’era anche il figlio di pochi mesi. Passarono alcune ore prime che il delitto venisse scoperto. In quelle ore, uno degli assassini tornò a dare il biberon al piccolo.

Sensi di colpa, desiderio inconscio di essere scoperti, coesistenza instabile di aggressività distruttiva e di slanci di compassione, di ubris e di pietas. Piaccia o meno, gli esseri umani sono così: complessi, ondivaghi e imprevedibili.

Giorgio Scerbanenco sosteneva invece che alla fin della fiera chi delinque non è mai così intelligente. Affermazione generica che ci conduce però verso un punto rilevante: la maggior parte dei delitti commessi nella realtà non sono il frutto di un diabolico piano premeditato fin nei minimi particolari. Le menti sopraffine dei supervillains, gli Hannibal Lecter, gli arcicriminali alla Moriarty sono invenzioni letterarie. Affascinanti, ma oggi sempre più impraticabili in uno scenario di narrazione minimamente realista. Gli assassini della cronaca uccidono in modo improvviso e improvvisato, talvolta maldestro. Vogliamo dirla brutalmente? Se non vengono scoperti è solo perché gli va di culo.

Gli assassini della cronaca odierna sembrano inoltre i primi a essere inconsapevoli di quanto hanno fatto. Nella maggior parte dei casi è il loro punto debole, talvolta dà loro un’incredibile resistenza alla pressione, perché non avvertono alcun cuore rivelatore battere sotto le assi dell’impiantito. Sono impreparati alle conseguenze del loro crimine, spesso si sono parati le spalle con alibi molto fragili. Il delitto li scaraventa indietro, ancora più duramente, nella crudele realtà da cui volevano fuggire eliminando la vittima. Più che la loro colpa (un sentimento a cui spesso sono totalmente estranei), negano l’evidenza. L’evidenza del loro irreparabile fallimento.

 

Ecco perché una crime story realista (e magari anche realistica) può oggi trovare il suo spazio anche fra il momento del delitto e il momento in cui il colpevole cede, si tradisce, confessa o viene scoperto in base a un protocollo investigativo privo di intuizioni sbalorditive. Che siano due ore, due giorni o due settimane, non importa. Broadchurch ci mostra come questo spazio possa contenere una storia bellissima, un piccolo grande universo di relazioni umane, autentico oggetto della nostra indagine. È il tempo sospeso in cui colpevoli, vittime e indagatori si ritrovano tutti ostaggio della verità. Una verità terribile e incombente, da occultare o da svelare, imminente ma inafferrabile. È cercando, temendo, aspettando questa verità che ogni personaggio scopre delle verità su se stesso.

In fondo non dimentichiamoci la lezione di Simenon: quando voleva consegnarci i ritratti più intimi (e indimenticabili) del borgomastro di Furnes, di Popinga che guardava passare i treni o del medico di campagna Charles Alavoine, lasciava da parte Maigret e i canoni del più classico whodunit.

Per noi del terzo millennio la situazione è divenuta assai più stringente. Le indagini poliziesche per come sono oggi rischiano di comprimere la narrazione, invece di farla sgorgare. Se prese come irrinunciabile baricentro della storia, sono più un ostacolo che uno strumento, sempre che vogliamo raccontare ciò che abbiamo detto di voler raccontare: gli abissi dell’animo umano o l’anima nera di una città, un quartiere, una comunità.
broadhurch 2

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