Nemmeno le cornee

Era qualche anno fa. Stavo lavorando, con fatica, all’idea di un nuovo romanzo. Il romanzo sarebbe poi diventato “Cosa resta di noi”. Ma non ero pronto, era troppo presto. Le storie hanno i loro tempi di gestazione e di maturazione non programmabili.

Un giorno – credo di marzo – sono a pranzo con mia sorella e mia madre. Al tempo mia sorella lavorava in un Coordinamento Donazione Organi. Quel giorno è arrivata un po’ in ritardo, ha avuto una mattinata difficile. Ora, dato che di regola deve parlare con gente che ha appena perso un figlio o una sorella perché autorizzino l’espianto del fegato o di un rene, non oso pensare cosa possa rendere una mattinata più difficile di questa routine.

Glielo chiedo e lei mi racconta di un tizio che forse anch’io ho conosciuto, o almeno visto qualche volta. Un nome da abbinare a una faccia. Può darsi.

“I crimini commessi nell’epoca in cui viviamo contribuiscono a definirci e, in fondo, a dannarci” (David Peace)

Questo tizio ha ammazzato di botte la ragazza che conviveva con lui. Poi si è sbarazzato del corpo in un canalone, ma l’hanno ritrovato e la Polizia ha chiuso il caso in quarantotto ore. Solita storia, suspense zero, la realtà non sente alcun obbligo di essere avvincente e originale. La mattinata difficile è stata per via dei parenti della ragazza. Erano in obitorio e hanno promesso di tagliare la gola all’assassino non appena uscirà di galera, anche fosse fra vent’anni (ma temiamo per lui che uscirà prima). Mia sorella ha dovuto chiamare un poliziotto per calmarli. Per il resto, mia sorella non aveva molto da fare con quei parenti. “Era ridotta così male che non abbiamo potuto farle donare nemmeno le cornee.”

Le cornee, ecco. Le può donare quasi chiunque. Anche persone che muoiono molto anziane o molto malate. Non quella ragazza. Nemmeno la consolazione di far sopravvivere qualcosa di lei negli occhi di qualcun altro.

Cambiammo discorso e finimmo di mangiare. Vuoi un po’ d’insalata? No, mi basta un pezzo di formaggio. Penserete che in famiglia siamo un po’ cinici. Non lo escludo.

Ripensai per due notti a quella frase. Nemmeno le cornee. Venticinque anni, una ragazza in salute, e nemmeno le cornee. La parola giusta, l’architrave concettuale, il giunto cardanico della vicenda era scempio.

Dopo due notti quasi insonni iniziai a scrivere una nuova storia. A qualche anno di distanza posso dire che quelle poche parole in realtà cambiarono radicalmente la mia storia di narratore. Stravolsero le priorità, dettero la risposta alla domanda basilare: che cosa è necessario raccontare, qui e ora?

Insomma, quelle cornee mai donate hanno cambiato per sempre il mio sguardo. Tutto questo, mi rendo conto, non consolerà mai nessuno. Ma è così che è andata.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...