Italia, 1969-2019

Esattamente sei mesi fa mi è stato chiesto di scrivere sull’assassinio del giovanissimo Ermanno Lavorini, a cinquanta anni da un delitto che sconvolse l’Italia e dal linciaggio mediatico che distrusse vite, reputazioni e carriere di persone innocenti. Ben prima di qualsiasi verità processuale, in quei freddi giorni d’inverno la stampa conservatrice, l’estrema destra cattolica e i neofascisti elessero un’intera città governata dalla sinistra a simbolo di qualsiasi male, al grido di “non si toccano i ragazzini”.

Erano altri i committenti e non esistevano i social. Ma gli obiettivi erano tutti e solo politici, e non erano tanto dissimili da quelli che la destra italiana persegue oggi:  far uscire l’Italia dal novero delle democrazie liberali occidentali per rinchiuderla di nuovo nel gorgo di un regime dittatoriale, isolazionista e patriarcale.

La propaganda per slogan elementari e ossessivi, il rifiuto di qualsiasi ragionamento e la violenza discriminatoria verso “la sinistra” e qualsiasi diversità sono esattamente gli stessi.

Ma chi aveva ucciso Ermanno Lavorini? Lo trovate scritto alla fine dell’articolo.

Quel laboratorio di fake news sulla spiaggia di Viareggio

Il 2 febbraio del 1969 sfila sul lungomare di Viareggio un carro di Carnevale con grandi figure minacciose, simili ai puritani che nella Lettera Scarlatta di Nathaniel Hawthorne marchiano con la A le donne accusate di adulterio. Il titolo è ” Caccia alle streghe” e quegli inquisitori sono le forze oscure della reazione che si oppongono al progresso. Non ricorderemmo quella costruzione fra le migliori di Silvano Avanzini, uno dei più importanti maestri che il Carnevale abbia avuto, se non raffigurasse perfettamente la tempesta che stava per abbattersi su Viareggio. Se consideriamo che un artista del Carnevale progetta la sua opera quasi un anno prima, quelle figure tetre sono una coincidenza profetica del tutto romanzesca.

Soltanto quarantotto ore prima, appena dopo pranzo, un ragazzo di tredici anni è uscito di casa sulla sua bicicletta rossa. Si chiama Ermanno Lavorini ed è figlio di un commerciante piuttosto noto, ma non certo da annoverare fra i benestanti della città. Da quel momento nessuno lo ha più visto. Nel pomeriggio la famiglia ha ricevuto una telefonata lapidaria destinata a imprimersi nella memoria collettiva, anche perché rimarrà l’unica comunicazione dei rapitori: « Ermanno non torna a casa per cena. Preparate quindici milioni e non chiamate la polizia » .

Quella del 1969 non è ancora l’Italia dei sequestri di persona quasi quotidiani e la risposta degli inquirenti è sulle prime inadeguata. Fa sorridere che si invitino pubblicamente i cittadini a segnalare se qualcuno acquista più cibo del solito, dato che l’ostaggio dovrà pure mangiare, no? Insomma, la polizia ti faceva irruzione in casa nel cuore della notte e poi ti chiedeva spiegazioni su due etti di mortadella.

In questa storia però non c’è nessun ostaggio, perché Ermanno Lavorini è stato ucciso quel pomeriggio stesso. Lo si capirà solo quaranta giorni dopo, quando da Viareggio sono già transitati medium, geni dell’investigazione, sensitivi e ciarlatani in cerca di pubblicità. Il suo corpo sepolto sotto uno strato di sabbia viene rinvenuto sulla spiaggia di Vecchiano, a sud di Viareggio. È a quel punto che la caccia alle streghe ha inizio, perché è il momento in cui entra in scena ciò che oggi definiamo la pancia del Paese. La pancia, definizione che riunisce grossolanamente stomaco e intestino, è la parte del nostro organismo perennemente schiava della paura. E nell’Italia del 1969 molta gente ha paura. Ha paura che il boom economico sia agli sgoccioli, ed è una percezione oggettiva.

Contemporaneamente osserva emergere fenomeni nuovi che non sa interpretare: giovani che contestano l’autorità, inneggiano alla pace e usano droghe, donne che vogliono emanciparsi e rivendicano più libertà, anche sessuale. La pancia non sa attendere i tempi di un’analisi, procede dritto per dritto: prima le cose andavano bene e non c’erano hippy, femministe, contestatori, la gente non divorziava e di droghe non si sentiva parlare. Se ora le cose vanno male, la colpa non può essere che di tutti costoro e delle novità assurde che propugnano. Non è un ragionamento, è una reazione irriflessa, quasi uno spasmo, e come tale del tutto impermeabile alle obiezioni della logica.

È in questo scenario che l’omicidio di un ragazzino trasforma Viareggio nella Sodoma e Gomorra d’Italia e Lavorini nella vittima di giochi sessuali proibiti.

Viareggio è una città famosa, a cui il turismo di massa non ha tolto un’aura chic. Ma Viareggio è anche radical, perché accanto alla tradizione operaia dei maestri d’ascia e dei calafati, alle darsene raccontate da Viani, Micheli e Tobino, c’è la radice laica e libertaria degli anarchici, dei massoni, dei socialisti, di coloro cioè che alla fine dell’ 800 hanno ottenuto che si intitolasse una piazza a Percy Bisshe Shelley, poeta inglese ateo, fuggito dall’Inghilterra con amante minorenne al seguito. E soprattutto, Viareggio ha una giunta di sinistra.

Il caso Lavorini soddisfa una domanda che tutta Italia si deve essere fatta almeno una volta: ma cosa faranno a Viareggio, tutto l’inverno, quando bagni e alberghi sono chiusi? La risposta è: sesso a pagamento con ragazzini e orge con uso e abuso di droghe. Le pinete deserte e i villini liberty, lontani dai riflettori dell’estate, sono uno scenario congruo, narrativamente perfetto.

Perché di questo stiamo parlando: di narrazione. E precisamente di un’enorme bugia narrata come verità indiscutibile. O, se preferite, di una fake news che si impone in virtù di uno storytelling elementare.

Il “Secolo d’Italia”, organo del Movimento Sociale Italiano, si immette nella più limpida traduzione giuridica del «prima impicchiamolo, poi facciamo il processo»: «Strappiamo la maschera agli infami corruttori della gioventù. I responsabili della morte di Ermanno Lavorini appartengono alla banda socialcomunista che governa la città». Ma nemmeno “L’Espresso”, “Il Borghese” o “Epoca” si tirano indietro di fronte alla schedatura e al linciaggio di “pederasti” e “invertiti”, alla disperazione che porta due innocenti alla morte, alla distruzione di carriere politiche. La caccia alle streghe, si sa, non nasce per essere uno strumento raffinato.

A nessuno in quel momento interessava che Ermanno Lavorini fosse estraneo a qualsiasi giro di prostituzione e che dall’autopsia non risultassero segni di violenze – ma nemmeno di rapporti – sessuali.

Neanche alla sinistra extraparlamentare o al Pci, che decisero di non spendersi in difesa di chi coltivava in modo clandestino e con dei minorenni inclinazioni giudicate comunque contronatura. Peccato che così facendo lasciarono campo libero alla prova generale di quello che sarebbe diventato il triste canovaccio della strategia della tensione: disinformazione tambureggiante, demonizzazione di falsi colpevoli, depistaggi e connivenze con la destra golpista.

Otto anni dopo, nel 1977, quando la notte della Repubblica era profonda, non interessò più a nessuno che per il rapimento e l’omicidio di Ermanno Lavorini venissero definitivamente condannati tre giovani esponenti del Fronte Monarchico Viareggino. A questa formazione politica, ospitata in un garage di periferia e svanita nel nulla, con i suoi archivi, poco dopo la scomparsa del ragazzo, dovevano infatti finire i soldi del riscatto.

Ma a pochi interessa la verità, quando c’è un racconto semplice che ci risparmia la fatica di capire. Sono passati cinquant’anni dal Carnevale più triste e surreale che Viareggio abbia vissuto, ma quella lezione, forse, non l’abbiamo mai davvero imparata.

 

Pubblicato su “La Repubblica” del 31 gennaio 2019

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...