“La ragazza sbagliata“, i misteri della Versilia, i fantasmi del cronista

Da Robinson a TTL, dal Corriere della Sera a Il Venerdì, quattro bellissimi articoli apparsi quest’estate su La ragazza sbagliata (cliccate le immagini per ingrandire la pagina e leggere).

Ranieri Polese su “La Lettura” del Corriere della Sera.

Fabio Galati su “Robinson” de La Repubblica.

Bruno Gambarotta su TTL de La Stampa.

Brunella Schisa su “Il Venerdì” de La Repubblica.

Lo confesso, ultimamente ho rilasciato QUALCHE intervista

Video, audio o pagina scritta. A voi la scelta.

Se cliccate qui, potete leggere cosa ci siamo raccontati con Fulvio Paloscia su Repubblica Firenze.

Qua sono da IBS, a Milano, e racconto un po’ di cose. Su La ragazza sbagliata e non solo.

 

Qua invece c’è il podcast della bella intervista che Loredana Lipperini mi ha fatto durante la puntata di Fahrenheit del 17 luglio.

E, se proprio non ne avete ancora abbastanza, qui troverete le dieci domande che Alessandro Campaiola mi ha posto dopo essersi aggiudicato il concorso lanciato da Sellerio in occasione dell’uscita del libro (e anche le mie risposte, certo).

Baci e abbracci.

Ci siamo.

 

 

 

 

 

Un’ottima prima settimana in libreria per La ragazza sbagliata. Entra direttamente nella top ten della narrativa italiana. Ottime anche le prime recensioni, come quella di Fabio Galati su Robinson, inserto culturale de La Repubblica.

“La ragazza sbagliata”, tutti gli appuntamenti

Qua potete trovare tutte le presentazioni e gli incontri pubblici a cui sarò parteciperò. La pagina è in costante aggiornamento. Scorrete verso il basso per visualizzare i prossimi appuntamenti.

30 giugno, ore 20.30 – LIDO DI CAMAIORE 

Al Bagno Mascotte, per l’inaugurazione della rassegna Cinemare. Conversazione con Luigi Vicinanza, direttore de “Il Tirreno”. Conduce Corrado Benzio.

5 luglio, ore 18.00 – PISA

Libreria Ghibellina. Incontro con i lettori e intervista a cura di Alessandra Mazziotti.

7 luglio, ore 19.00 – SASSARI

Rassegna GialloNoir alla Libreria Azuni, a cura di Emiliano Longobardi.

8 luglio, ore 18.30 – VIAREGGIO

Incontro con i lettori alla Libreria Caffè Lettera 22

9 luglio, ore 21 – MARINA DI MASSA

Al B&B Bianchi, per la rassegna Mangia l’Arte: “Non ho sposato Simon Le Bon” Michela Lombardi (voce) e Giampaolo Simi (chitarra). Non proprio una presentazione, ma una serata di musica e racconto per una rilettura dei bistrattati anni ’80. Con la partecipazione di Michele Boroni.

13 luglio, ore 21 – BARGA (Lucca)

Inaugurazione di BargaNoir in Jazz

16 luglio, ore 21 – LIVORNO

Terrazza Mascagni, Rassegna Eden

17 LUGLIO, ore 17.30

Ospite per il Libro del Giorno di Fahrenheit a Radio3

20 LUGLIO, doppio appuntamento in Versilia

Ospite alla rassegna “La strada per Itaca” organizzata da NINA La Libreria e Sellerio editore. Ore 19 incontro al Bagno Bragozzo, Lido di Camaiore, ore 21.30 incontro alla Libreria NINA di Pietrasanta.

21 luglio, ore 22 – GROSSETO

Alla Cava di Roselle, incontro con Sacha Naspini, a cura della Fondazione Luciano Bianciardi

28 luglio, ore 18.30 – TIRRENIA

Bagno Maddalena, incontro con i lettori a cura della Libreria Roma di Pontedera

2 agosto, ore 21 – LA SPEZIA

Spazio Orti di San Giorgio, Incontro a cura di Gabriella Tartarini

3 agosto, ore 21.30 – VIAREGGIO

Bagno Firenze, incontro a cura della Libreria La Vela, intervista di Erika Pucci

6 agosto, ore 18.30 – MARINA DI PIETRASANTA

Caffè della Versiliana, ospite ad AMARCORD VERSILIA
condotto da Concita Borrelli,con Giuseppe Ferrajoli, Guglielmo Giovannelli Marconi, Fulco Ruffo di Calabria, Domenico Savini.

18 agosto, ore 18 – CASTELNUOVO GARFAGNANA

Incontro con i lettori per la rassegna La Bella Estate, a cura di Alba Donati. Intervista di Simone Innocenti.

19 agosto, ore 18 – CASTIGLIONCELLO (LI)

Incontro con i lettori alla Limonaia di Castello Pasquini.

22 agosto, ore 20.30 – CAMPOBASSO

Incontro nell’ambito del Festival “Kiss Me Deadly”

23 agosto, ore 21 – LUCERA (FG)

Incontro con i lettori alla Cremeria Letteraria, in Piazza Duomo. Intervista di Gabriella Genisi.

27 agosto, ore 16 – MILANO

Incontro con i lettori presso il Giardino Nascosto di Cascina Martesana

31 agosto, ore 21 – Marina di Carrara

Incontro con i lettori al Bagno Le Palme, a cura della libreria Nuova Avventura. Intervista di Caterina Biso ed Enrico Giuliani.

E poi, in via di definizione:

4 settembre, ore 18 – VIAREGGIO

Incontro con i lettori alla Biblioteca Comunale

9 settembre, ore 18 – PISA

Incontro con i lettori al Chiostro del Carmine, organizzato dalla Libreria Fogola.

15 settembre – PORDENONE

Festival PordenoneLegge, viaggio nell’Italia del giallo.

16 settembre – SUZZARA (MN)

Incontro con i lettori, a cura della Libreria Ulisse

17 settembre, ore 17 – ZOCCA (MO)

Rassegna Cantiere Zoccanoir

22 settembre – CORTONA (AR)

Incontro con i lettori alla Libreria Libri Parlanti.

23/24 settembre – BAGNO VIGNONI (SI)

Incontro nell’ambito di Toscanalibri.

30 settembre, ore 18 – ORTE (VT)

Incontro con i lettori alla libreria Gorilla&Alligatore

7 ottobre, ore 18 – QUARRATA (PT)

Incontro con i lettori nell’ambito della rassegna letteraria Seminamenti

8 ottobre, ore 10.30 – PERUGIA

UmbriaLibri Noir

22 ottobre – GENOVA

Incontro nell’ambito di Bookpride

11 novembre – FERRARA

Rassegna GialloFerrara

 

Il primo weekend con la ragazza

Da La Repubblica Firenze di venerdì, una bella intervista di Fulvio Paloscia su La ragazza sbagliata.

VirusLibro 2017. Foto di Sanzio Fusconi.

A Empoli, in quella splendida iniziativa che è VirusLibro è andata benone. Era la prima ed era importante.

Intanto ci sono lettori che sottolineano.

E ci sono librai generosi con librerie chic (Nina, Pietrasanta) che fanno pazzie come quella nella foto di apertura.

 

Quando il nostro passato spariva nel buio

 

Su “il Tirreno” di ieri Cristina Bulgheri mi ha fatto qualche domanda riguardo a La ragazza sbagliata. So che state morendo dalla voglia di sapere le risposte, e allora le trovate qua.

Nella stessa pagina c’erano anche alcune mie considerazioni su questo romanzo. Eccole:

Prima di scrivere “La ragazza sbagliata”, ho lavorato per quasi due anni a una serie tv poliziesca. A ogni riunione di sceneggiatura sapevo che, prima o poi, quel terribile momento sarebbe arrivato. Mi riferisco al momento del “ma il cellulare non ce l’aveva dietro? E i tabulati? E qua ci sarà una telecamera, no? E il suo profilo social? E sul suo pc non trovano niente?”. Voi non potete immaginare cosa ci siamo dovuti inventare ogni volta perché il nostro assassino o la nostra vittima sparissero almeno per un quarto d’ora dall’onnipresente radar che monitora le nostre esistenze.

Finita la serie, mi sono dedicato al romanzo. Sapevo di dover tornare per una parte della trama al 1993 e, con una certa sorpresa, ho ricominciato a respirare normalmente. Perché una volta c’erano delle zone d’ombra. Sparire nel nulla, per mezza giornata o per un anno, era più facile. E, appunto, non sto parlando del Medioevo, sto parlando degli anni ’90. Una volta non firmavamo duemila fogli sulla privacy semplicemente perché la privacy era una condizione prevalente e naturale. Camminavi per strada e non c’erano venti telecamere a ogni isolato. Potevi telefonare da una cabina. I computer non erano ancora personal e nessun server ospitava le tue comunicazioni, da quelle di lavoro a quelle più intime. Il passato si allontanava da noi giorno per giorno, sparendo in un corridoio buio in cui rimanevano solo i lampi di luce della memoria o di qualche documento oggettivo. Le foto, per esempio. Quante ce ne scattavamo, in un anno? Cinque? Sei? Di sicuro le facevamo solo nelle occasioni importanti. Un matrimonio, la fine della scuola, un viaggio. Se al ristorante avessimo visto un tizio intento a fotografare da ogni angolazione il suo piatto di pappardelle lo avremmo probabilmente commiserato come un mezzo demente.

Ecco perché, quando il 7 luglio 1993 Irene Calamai scompare dalla sua casa delle vacanze in Versilia, viene risucchiata in un improvviso cono d’ombra. Non c’è una rete social su cui indagare, non c’è un cellulare da tracciare. C’è già “Chi l’ha visto?”, questo va ricordato, ma purtroppo Irene non l’ha vista nessuno. E non è un buon segno.

L’indagine e la suspense hanno a che fare con il buio. E quel buio là, il buio della preistoria senza social appena rischiarato dall’alba di internet, visto da qui, cioè da oggi, sembra davvero fitto e angoscioso. È come se i nostri occhi e il nostro cervello si dovessero riabituare a lavorare in un modo più antico. È quello che deve fare il giornalista Dario Corbo a ventitré anni di distanza, dopo aver seguito la vicenda nel 1993 come giovane praticante in redazione. Scopre così che tutte le sue grandi certezze sul caso erano in realtà molto fragili, e che quella sentenza solidissima era in realtà il risultato di un’indagine nata male e proseguita peggio. Scopre di non aver mai saputo davvero molto né della vittima, né della ragazza riconosciuta colpevole al tempo. Scopre che proprio nell’estate in cui Irene scomparve, nel buio dell’era pre-internet si allungarono sulla Versilia le ombre più inquietanti di un pezzo tragico di storia italiana.

da “Il Tirreno” del 22 giugno 2017 ©

“La ragazza sbagliata” in libreria da giovedì

 «Giro pagina e scrivo il suo nome. Nora Beckford. E subito sotto “Sensi di colpa: nessuno”. Lo sottolineo due volte, e buco quasi la carta. Nessuno». Ma il tarlo del dubbio si insinua in Dario Corbo, giornalista di successo caduto in disgrazia, e lo spinge a ripercorrere una vecchia storia. Ventitré anni prima c’è stato un omicidio brutale: una diciottenne, uccisa seviziata e abbandonata in un dirupo sulle colline della Versilia. Irene ha appena terminato l’esame di maturità, è una studentessa modello, un esempio per i compagni e una sicurezza per i genitori. A essere incolpata di un orrore che ha fatto rabbrividire un’intera comunità sarà, dopo una lunga vicenda giudiziaria, Nora Beckford. Ventenne figlia di un famoso scultore inglese trapiantato in quella striscia di lusso in Toscana, di lei si era indagato ogni tratto. Il carattere, l’uso di droghe, la passione, la gelosia. Sulla condanna successiva erano stati determinanti non solo le prove ma gli articoli infiammati di un giovane giornalista, Dario Corbo. Proprio lui che oggi, a vent’anni di distanza, è incaricato di un libro a sensazione su quel delitto. È indeciso, ma il lavoro è ben pagato e poi lo incoraggia ambiguamente a dedicarvisi un magistrato d’assalto, che gli facilita l’accesso a incartamenti e perfino a indizi tralasciati. Ma è soprattutto l’incontro fortuito con Nora Beckford, l’assassina da poco uscita di galera, che lo porta a inoltrarsi in una selva di piste trascurate e inattesi ritrovamenti su uno sfondo che si staglia inquietante. Chi è Nora? Come può dirsi incapace di ricordare perfino una singola istantanea di quella ferocia? Cosa si è insinuato in lei, cosa è successo intorno a lei? Quali oscuri segreti della storia criminale italiana l’hanno avvinghiata?

Ben più del mistero di un delitto, è l’enigma di una donna a incombere su Dario Corbo. A imprigionarlo tra la ricerca della verità e la forza della passione.

Sul sito di Sellerio la scheda completa.

Amo i Beatles, però vorrei essere Keith Richards

È sempre presuntuoso definire se stessi. Ma se le nostre contraddizioni raccontano di noi meglio di qualsiasi altro aspetto, io vivo da sempre questa: reputo i Beatles i più grandi di sempre ma, se potessi rinascere, non avrei un solo attimo di esitazione: vorrei essere Keith Richards.

Diciamoci la verità: chi ci avrebbe mai creduto?

Sollecitato dall’annuncio del concerto degli Stones a Lucca il prossimo 23 settembre, mi sono chiesto cosa ci possa essere dietro questa mia persistente forma dissociativa (ditelo che non state nella pelle, eh?).

Dunque. Al Liceo non fumavo, ero sempre quello che infilava la chiave nella porta di casa agli amici ubriachi e il mio motorino non raggiungeva i quaranta all’ora. L’organetto dei Doors mi suscitava pulsioni omicide, mentre un po’ in segreto adoravo Simon & Garfunkel. Tutto questo mi rendeva abbastanza popolare fra le mamme – ma poco ambito dalle figlie, ovvio. Inutile quindi che la andassi a raccontare, io ero il Beatlesiano. Sono italiano, probabilmente non riesco a resistere alle sirene di una sapiente composizione melodica. Ma più di tutto ero stregato dalla perfezione scientifica della pop song, quella cosa che non sembra scritta da qualcuno, ma semplicemente scoperta come un tesoro nascosto e riportata alla luce in una forma che riconosciamo immediatamente come evidente e naturale. È così, né un secondo di più, né un accordo di meno.

Eccola, la fondamentale differenza fra Stones e Beatles. Compri la prima chitarra, provi a mettere su il gruppetto con i compagni di scuola e te ne accorgi subito. Un pezzo dei Beatles è quello, punto. Perché qui non ci fai un assolo? E se ripetessimo il ritornello? Che ne pensate di un’introduzione? Inventiamo un finale diverso? Niente. Non funziona mai niente. Cambi qualcosa ed è come svelare il trucco dietro un gioco di prestigio, scrostare la vernice da un trompe-l’oeil perfetto. Nella pop song i tempi sono tutto. Lennon & McCartney sono Einstein della melodia che afferrano il nucleo essenziale di un’intuizione e la fanno risplendere come una verità archetipale, perché conoscono le leggi fisiche che la governano. Grazie alla loro scienza in quei tre minuti credi alla magia

I Beatles sono apollinei. Con i pezzi degli Stones si entra nel regno di Dioniso (e il Liceo era Classico, l’avrete capito). Negli Stones c’è solo una parte obbligata, il riff di Keith Richards: lui è l’uomo della medicina, lui conosce la formula magica necessaria a evocare la divinità. Due accordi e si materializzano le Honky Tonk Women e Brown Sugar (a.k.a. Baccanti), quando non il diavolo in persona nelle vesti di un man of wealth and taste. Dopodiché inizia il rito che prevede sì delle parti concordate, ma che lascia spazio all’improvvisazione individuale, alla reiterazione, all’assolo interminabile, al mantra necessario a perdere il controllo. Per questo le canzoni degli Stones sono elastiche e aperte, le puoi far durare cinque, sei o sette minuti (è meglio avere un compagno di scuola che sa svisare sulla scala pentatonica ma, insomma, ci siamo capiti).

Chi ironizza su dei settantenni che infiammano gli stadi non ha capito nulla. Gli Stones sono stati giovani, certo, ma non sono mai stati nuovi, come i Beatles. Anzi, hanno sempre rivendicato il contrario. Basta ascoltare Keith Richards parlare di Robert Johnson per capirlo. Basta vederlo imbracciare la chitarra e spiegarci che Satisfaction? Well, it’s just a blues, you know.

Lui e Jagger stati anche capaci di andare a sfidare i Beatles in trasferta sul campo ostico della pop song (e con robe tipo Lady Jane, Ruby Tuesday o Angie l’hanno portata a casa egregiamente), ma il loro spirito guida rimane il blues. E il blues non è né vecchio né giovane, perché è una forza naturale e primigenia, è liberazione e tradizione al tempo stesso. Esisteva prima di loro e sopravviverà a loro. I Beatles sono folli scienziati innovatori, gli Stones sono sciamani di un culto ancestrale travestiti da rocker. Era inevitabile che i primi si dovessero consumare in un tempo relativamente breve, è del tutto naturale che i secondi siano in giro da cinquant’anni. E forse anche la mia forma di schizofrenia, alla fine, well, I can deal with it.

La folle Guerra dei Due Saloni

Ieri l’altro ho scritto su Il Tirreno della Guerra dei Due Saloni fra Milano e Torino.

Qui trovate l’articolo:

http://iltirreno.gelocal.it/regione/2017/04/26/news/io-a-milano-salone-fotocopia-pure-la-moquette-e-la-stessa-1.15253123

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Foto: profilo twitter di BluTrasparente @erykaluna

A mente fredda, mi pare giusto aggiungere solo qualche impressione catturata al volo fra gli stand dei piccoli  e piccolissimi editori. Sono loro che, in relazione alle dimensioni, sopportano lo sforzo più ingente per partecipare a questi eventi. Sono loro che fanno numeri utili agli uffici stampa. Senza di loro una fiera del libro si risolverebbe in una ventina di grandi stand.

La sensazione diffusa è che ci sarebbe bisogno di un momento in cui scrittori, editori, librai, distributori, bibliotecari, scout e agenti potessero confrontarsi, capirsi, guardare a un futuro sempre più incerto e imprevedibile. Quante previsioni approssimative sono state smentite? Il libro cartaceo doveva avere i giorni contati, invece da noi è l’e-book ad aver quasi rischiato di morire nella culla. Ci hanno ripetuto ossessivamente che per competere bisogna unire, accorpare e ottimizzare. Per carità, magari la grande concentrazione Rizzoli/Mondadori darà presto grandi frutti, ma intanto la logica sembra essere stata quella di creare un supergruppo semplicemente too big to fail. Tirando due somme, alla crisi della lettura hanno saputo rispondere molto meglio i marchi indipendenti, forse perché hanno cercato di ottimizzare innanzitutto la qualità dei testi proposti: pochi titoli all’anno, ben scelti e ben curati, al posto di cedole ipertrofiche studiate solo per occupare militarmente gli scaffali. Se la richiesta cala, è assurdo moltiplicare l’offerta, è molto meglio migliorare il prodotto.

Ci sarebbe bisogno di un momento in cui parlare anche del precariato selvaggio a cui sono sottoposti i lavoratori dell’editoria (in primis gli scrittori, ovvio, ma quello è anche naturale, se vogliamo), un settore investito dal liberismo più spietato. Editor, traduttori, addetti stampa hanno la pessima abitudine di non scendere in strada. Nessuno ha mai chiesto il loro parere con un referendum. Ricevono una mail (quando va bene), mettono la loro roba in una scatolone, lasciano la scrivania e ciao.

Ci sarebbe bisogno di un momento in cui parlare della drammatica situazione della lettura in Italia, certo, ma anche di come l’Italia sia un serbatoio unico e immenso di storie che possono essere raccontate al mondo intero. E invece, di fronte a Istituti Italiani di Cultura all’estero che fanno miracoli con risorse assai inferiori agli analoghi tedeschi o francesi, di fronte a scrittori italiani che affrontano il mercato estero senza uno straccio di incentivi alla traduzione (mica crederete che a generare il boom dell’Irlanda o degli scandinavi sia stato qualche folletto, vero?) buttiamo tempo, energie, intelligenze, risorse (private e anche pubbliche) nel fare a chi coopta più scolaresche, a chi stende più moquette, a chi si prende prima Saviano o Mauro Corona.

Avanti così.