Chi moltiplica la fuffa?

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Kipple.

Si chiama così una delle grandi intuizioni di Philip K. Dick nel romanzo Gli androidi sognano le pecore elettriche?. Il kipple è tecnicamente spazzatura, ma è un tipo di spazzatura che cresce in continuazione, in modo spontaneo e del tutto misterioso. Non si tratta solo di rifiuti, ma anche di oggetti concepiti per una vita meno che effimera o destinati fin dall’origine alla più completa inutilità. Cose prodotte per il semplice scopo di essere prodotte e che, una volta buttate, continuano a ri-prodursi da sole, come se nel loro DNA avessero inglobato una sorta di trigger.

Kipple è dunque in parte traducibile anche come fuffa.

Philip Dick, lo sapete, non era proprio un ottimista. Uno dei personaggi del romanzo dichiara infatti che la guerra contro il kipple è una guerra persa. Per quanto uno possa fuggirla o arginarla, la fuffa è dunque destinata a vincere. Perché la fuffa è la perdita di senso, è il grado zero dell’energia, è l’entropia verso cui tende inesorabilmente l’universo intero. È esattamente la stessa paura che provo ormai ogni mattina accendendo il pc e ritrovandomi in mezzo a una mole spaventosa e variegata di fuffa.

Per fuffa intendo in primo luogo la quantità di dati senza fonte e senza uno straccio di verifica che ognuno di noi posta e ritwitta, convinto di fare un servizio di informazione alla comunità. Ma poi anche tutto quello produciamo in rete soltanto per esserci, per non far passare un giorno senza un nostro post, perché temiamo che i nostri amici virtuali si preoccupino o si dimentichino della nostra esistenza.

Accanto a tutte quelle imperdibili notizie che spaziano da “mi si è appena scheggiata un’unghia” a “il cielo sopra Bisceglie, ora!”, c’è infine la categoria dell’indignazione a pronta presa. Come resistere alla tentazione della standing ovation di quando uno commenta aspramente l’ultima dichiarazione di Salvini? Di quando si stigmatizza il libro pubblicato dal comandante della Concordia o le pensioni  a cinque zeri dei grand commis di Stato? O persino di quando si infierisce sulla performance di Tea Falco in “1992”?

In rete l’indignazione paga. Ed è pure emotivamente a gratis: molte delle cose che scriviamo nei nostri status, comodamente seduti nel nostro tinello, difficilmente avremmo il coraggio di ripeterle de visu all’interessato. Che sia uno pseudo-black bloc dai neuroni costipati, un senatore folkloristico, un monsignore oscurantista o un complottista patentato non importa, sui social abbiamo continuamente la ghiotta occasione di sentirci più umani di Salvini, più colti di Razzi, più progressisti di un alto prelato vicino all’Opus Dei. E capirai.

Sarà per questo che l’edizione on line di un grande quotidiano dedica una rubrica al “peggio della settimana”  – e non “al meglio”, per dire. Ma anche in ambito editoriale il kipple prolifera. Circolano spesso paragrafi di libri (anche di autori finalisti allo Strega, per dire) additati al pubblico ludibrio per una sintassi acrobatica che assume, estrapolata dal contesto, l’inconfondibile sapore della supercazzola. L’ho fatto anche io, lo ammetto. Mi è capitato di leggere cose che voi umani e non ho resistito. Pensavo di elevare una specie di disperato appello alla pubblica decenza, a non scaraventare sul mercato dei semilavorati sciatti e per giunta tronfi di velleità letterarie.

L’ho fatto, ma non lo farò mai più. Non serve allo scopo.

Questo gioco al massacro è solo un mostruoso ibrido fra Paperissima, i giochi del Colosseo e una gogna medievale.  Un gioco che riproduce e amplifica solo il peggio: gaffe, cadute di gusto, infortuni o estemporanee puttanate. È insomma il fattore secondo cui si moltiplica la fuffa. Perché poi, se quell’attrice è oggettivamente indifendibile, proprio continuare a bersagliarla la salverà (paradossalmente) dal trovarsi un’altra occupazione. Il rumore mediatico spingerà qualcuno a prendere le sue parti, per snobismo o per umana empatia verso la vittima di un linciaggio. Alla fine arriverà un regista che, per sfida o per presunzione,  le darà un ruolo da assoluta protagonista, contando in realtà proprio sull’effetto-Colosseo: migliaia di persone ansiose di vedere la disgraziata di turno fuggire inutilmente nell’arena, solo per avere conferma delle loro comode opinioni, e cioè che il leone del ridicolo e la tigre del fallimento la raggiungeranno e la sbraneranno.

E così, grazie ai nostri furibondi anatemi, colui che additiamo convintamente come pirla di turno oscurerà tutti coloro che sanno fare bene la propria arte o il proprio mestiere, di cui invece si parla sempre meno. La fuffa dunque ci seppellirà? Può darsi. Ma, a differenza del kipple, il meccanismo di moltiplicazione, seppur diabolico e forse incontrastabile, non è per niente misterioso.

I produttori di fuffa siamo noi.

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Una lunga estate calda

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Alessandra Buccheri parla di “Cosa resta di noi” su The blog around the corner.

Cecilia Lavopa lo recensisce su Contorni di noir.

Questo è invece il podcast della puntata di Fahrenheit del 15 luglio.

Il romanzo è in ristampa e molte sono le presentazioni già in programma per agosto e settembre.

Davvero una lunga estate calda, per un libro ambientato d’inverno.

Amici, nemici, semplici conoscenti

I 21 modi“Da dove vengono allora i libri che gli editori pubblicano? Da autori noti, anche se sono alla loro opera prima. Una casa editrice ti prende in considerazione solo se ti conosce già. (…) La letteratura, e l’attività culturale in genere, è una attività sociale. Non esiste l’autore solitario e ignoto. (…) Uno scrittore capisce che cosa fa se si misura con chi ha già fatto e ne ascolta i giudizi. Se qualcuno aveva qualcosa da dire si sarà messo alla prova su una rivista minore, avrà partecipato a qualche convegno, discussione, conferenza, riunione cenacolare, avrà degli amici con cui avrà discusso, polemizzato, fatto baruffa. E pian piano il suo nome avrà cominciato a circolare, e il redattore editoriale avrà iniziato a conoscerlo.”

Sono parole scritte da Umberto Eco venticinque anni fa, nell’introduzione a 21 modi di non pubblicare un libro di Fabio Mauri (edito da Il Mulino), esilarante pamphlet che non manco mai di leggere agli aspiranti scrittori. E che consiglierei oggi anche a tutti coloro che, all’indomani di ogni maledetto Premio Strega, saltano su sventolando l’organigramma segreto della Casta (lui è amico di quello che era il fidanzato di quell’altra…) e ululano contro gli Amici degli Amici della Domenica.

“La letteratura è un’attività sociale”. Io ci provo ogni volta, sottolineando che non solo è la mia esperienza personale, ma che lo dice anche Umberto Eco. Eppure mi rendo conto che il messaggio non passa. Ed è davvero singolare. Non capisco come mai tanti aspiranti scrittori smaniosi di scalare le classifiche di vendita (perché oggi solo di questo si parla, siamo onesti) rifiutino di fare quello che qualsiasi imprenditore o professionista fa per sviluppare la propria attività: farsi conoscere, intessere faticosamente relazioni, ottenere fiducia, acquisire informazioni sui competitor  e sulla natura della competizione.

È una sorta di schizofrenia generata dalla troppa letteratura dozzinale che  germoglia come erba infestante sulla figura stessa dell’autore. Perché per certi versi sopravvive un’immagine dello scrittore ancora ottocentesca, quella cioè di un genio assoluto, estraneo alla miope barbarie del mercato, che risponde solo alla propria ispirazione e il cui talento è destinato a essere riconosciuto in modo spontaneo. Già, ma quando, e da chi? Dai posteri, come è successo a tanti grandissimi autori che leggiamo ancora oggi? Ma diamine che no, non è affatto divertente e ci si perde un sacco di feste, buffet e inviti in ristoranti stellati. Lo scrittore che oggi tutti vorrebbero essere è schivo e solitario, crea solo a patto di abbracciare un certo un numero faggi ogni mattina, oppure fa l’anonimo tatuatore scrivendo a tempo perso nella dimora avita o in uno studio parigino, certo. Ma nonostante questo, poveretto, ogni tanto arcigni funzionari del Grande Editore lo vanno a prelevare di forza per condurlo davanti alle telecamere di Fabio Fazio o alle folle osannanti del Festival Letteratura di Mantova.

Ovvio che una raffigurazione così bizzarra generi reazioni scomposte e contraddittorie. Come nel caso dei commenti contro Nicola Lagioia, fresco vincitore del Premio Strega e ben conosciuto da anni per il suo lavoro come editor, curatore, traduttore. Il suo libro può piacere o meno, ma è davvero questo il punto? Da quando essere conosciuti e stimati nell’ambiente significa automaticamente far parte di una Casta? E davvero credete che invece i Mauro Corona e i Fabio Volo siano dei naif, dei dilettanti di genio, alieni piombati da un altrove per sparigliare le carte nel vecchio mausoleo dell’editoria? Davvero pensate che l’autore più iconoclasta e apocalittico non passi le sue giornate a triturare i genitali del proprio ufficio stampa per quella recensione che non esce mai?

Intessere relazioni non equivale a essere scrittori validi, ma non può essere una colpa imperdonabile. Lo diventa solo grazie a una visione infantilistica e arrogante dello scrittore e dell’editoria, quella di chi colpevolizza a prescindere l’“attività sociale” di cui parla Eco.

C’è, piuttosto, un modello familista (già ampiamente teorizzato) che impregna il nostro sistema di circolazione delle idee rendendolo lento, sclerotico e resistente alle novità, che elegge a supremi criteri la conoscenza pregressa, il senso di appartenenza e la diffidenza verso l’estraneo. Ma additarlo come un problema solo del Grande Editore o dell’autore affermato è inesatto, scorretto e decisamente troppo comodo. Siccome le parole sono importanti e di parole stiamo discutendo, faremmo meglio a lasciar perdere il termine Casta, concetto fumoso quanto e più delle scie chimiche, e a riflettere sul perché l’Italia, anche quella delle persone più colte e liberali, ha una continua tendenza a strutturarsi in Clan. Clan più o meno estesi, più o meno potenti, ma che hanno tutti caratteristiche formali simili, gerarchie precise, logiche di contrapposizione e di orgoglio ancora feudali che impediscono scambi e collaborazione in nome di superiori interessi comuni. Clan di cui tutti noi, troppo spesso, finiamo per sentirci orgogliosamente parte, magari anche in nome di buone cause, di stime o di affetti del tutto sinceri.

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Recensioni, recensioni, recensioni

Qua siamo al bagno Colombo Alessandro, a Viareggio, con Michele Boroni (grazie a Laura Rapuano per la foto)

Qua siamo al Bagno Colombo Alessandro, a Viareggio. Nella penombra del tramonto, Michele Boroni mi sta intervistando (grazie a Laura Rapuano per la foto),

Antonio Calabrò recensisce Cosa resta di noi fra i gialli dell’estate su Il Giorno, 

Alessandro Morbidelli ne parla a lungo sul blog Liberidiscrivere.

Furio Ombri dedica un post al romanzo sul suo La Linea d’Hombre (con tanto di florilegio di frasi scelte).

Sul Canale 3 della Radio Svizzera, una recensione in podcast a cura di Antonella Janett.

Accurato e bello il post che dedica al libro il blog Leggere a lume di candela (avvertenza: si racconta un po’ di trama).

E se vi interessa cosa ne pensano i lettori, c’è anche la pagina Facebook.

Ci vediamo, quest’estate, in giro per l’Italia.

 

Tre blog recensiscono “Cosa resta di noi”

Simi cosa resta di noiSi sta facendo caldo. In tutti i sensi. Tre blog letterari parlano di “Cosa resta di noi”.

Mangialibri a firma di Elena Torre

The Blog Around The corner, nella rubrica di Valerio Calzolaio

Diario di pensieri persi, con una recensione di Stefania Cima

Un grazie a tutti loro e un piccolo avvertimento: essendo recensioni vere, di gente che ha lo strano vizio di  leggere i romanzi di cui scrive, entrano nel merito della trama. Se qualcuno di voi non desidera neanche il più piccolo spoiler, vada avanti cauto, riga per riga.

Al Salone del Libro di Torino: dove e quando mi troverete

Simi cosa resta di noiVenerdì 15 maggio, alle ore 17,30, sarò allo Stand della Regione Toscana per un’intervista.

Sabato 16 maggio,  alle ore 10,30 sarò in campo con l’Osvaldo Soriano Football Club al Cit Turin, nel tradizionale derby contro la squadra degli editori, per una partita che ha come scopo la raccolta di libri per le biblioteche scolastiche.

Sabato 16 maggio, alle ore 19, c’è invece la presentazione de Il giorno perduto. Racconto di un viaggio all’Heysel, di Gian Luca Favetto e Anthony Cartwright Intervengo assieme a Paolo Verri e ad altri amici dell’Osvaldo Soriano football club.  Ci vediamo quindi all’Independents’ corner.

Sempre sabato, dalle 23 in poi, festeggeremo assieme a tutti gli amici dell’Osvaldo Soriano Football Club le nuove uscite dei nostri libri. Ci saranno sicuramente Gianluca Favetto e Francesco Forlani. Ci troviamo alla Libreria Il Ponte sulla Dora.

Domenica 17 maggio alle 12,00, nell’ambito del Salone del Libro di Torino, c’è un incontro dal titolo La banda giallacon Marco MalvaldiAntonio ManziniFrancesco RecamiAlessandro RobecchiGaetano Savatteri. Presenta Santo Piazzese e succede tutto alla Sala Gialla.

Il 14 maggio in libreria

Simi cosa resta di noiBuon primo maggio. Iniziamo il mese con le belle notizie.

Il mio nuovo romanzo si intitola Cosa resta di noi. Sarà in libreria per Sellerio, fra due settimane. La sua prima uscita ufficiale avverrà nell’ambito di un incontro collettivo al Salone del Libro di Torino. Sala gialla, domenica 17 alle 12. Sarò insieme ad altri autori Sellerio come Marco Malvaldi, Gaetano Savatteri, Antonio Manzini, Alessandro Robecchi, Francesco Recami, Santo Piazzese.

Qua intanto trovate la scheda sul sito dell’editore. A breve il calendario con le prime presentazioni. Io intanto vi aspetto lì, vicino alla battigia.

Le parole sono importanti (ultimo post sul Premio Camaiore di Letteratura Gialla)

Camaiore, agosto. Alla finale del Premio di Letteratura Gialla con Piergiorgio Pulixi.

Camaiore, 2013. Alla finale del Premio di Letteratura Gialla con Piergiorgio Pulixi.

Insomma, Il Premio Giallo tornerà nel 2015. “Sicuramente. Si tratta di uno ‘stop and go’. Ci fermiamo per un anno per ripartire con rinnovate energie e nuove collaborazioni per il 2015.”

Sono parole del Sindaco di Camaiore Alessandro Del Dotto in un’intervista a “Il Tirreno” del 14 giugno 2014. Nella stessa intervista annunciava imminenti sinergie con l’assessorato alla Cultura del Comune di Viareggio. Il 22 giugno Del Dotto scriveva allo stesso quotidiano di essersi confrontato con “amici, studiosi ed esperti del settore” per dare nuova linfa ai premi letterari di Camaiore. Concludeva la lettera dicendo che “l’attenzione per gli appassionati del giallo non sparirà” e che prendeva “il tempo necessario di capire meglio e formulare una proposta nuova” per ragioni di “serietà e onestà intellettuale”.

Oggi è il 26 aprile 2015. È il periodo dell’anno in cui il Premio Camaiore di Letteratura Gialla iniziava a mettersi in moto per decidere i propri finalisti. Da parte mia è arrivato il momento di chiudere anche formalmente questo capitolo. Dal 30 aprile non sarò più amministratore della pagina Facebook del Premio. Mi pareva giusto lasciarci mettendo di fronte il Sindaco Del Dotto alle sue parole di pochi mesi fa.
Ma prima di congedarmi, c’è anche qualcun altro che desidero mettere di fronte alle proprie parole. Si tratta della signora Rosanna Lupi. Vi chiederete chi è. Bene, la signora Rosanna Lupi è la moglie di Francesco Belluomini, Presidente del Premio Letterario Camaiore riservato alla Poesia, nonché segretaria del Premio stesso. Il Premio è giunto alla ventisettesima edizione e il sindaco Del Dotto lo ha definito “di tradizione consolidata”. Ecco nel 2011 come la signora Lupi commentava su un sito l’ufficializzazione della rosa dei nostri finalisti (fra cui due autori come Marco Malvaldi e Maurizio De Giovanni):

24-06-2011 / ROSANNA LUPI
Che tristezza! Che squallore!!!
Il link: http://www.loschermo.it/articoli/view/35456

Pochi mesi dopo invece commentava la vittoria di Maurizio De Giovanni con “Il giorno dei morti”:

rosanna lupi
domenica 4 settembre 2011 alle 10:54:57
Il 2 settembre a Camaiore é stato battezzato come ‘Il giorno dei morti’. Anticipando di 2 mesi la ricorrenza storica! Altresì ripropongo oggi la rilettura di una grande opera quale: ‘I MISERABILI’…

Il link: http://www.viareggino.com/news/2011/09/03/maurizio-de-giovanni-vince-il-premio-camaiore-letteratura-gialla-2011/17865/1/

Ma il meglio lo raggiungeva nell’agosto del 2012, con questa veemente invettiva:

Simi caro, volevi il lecca lecca e lo hai avuto. contento? E’ facile vivere sugli allori di testate di respiro mondiale e di formule popolari gloriose con alle spalle la politica che ti sorregge e non solo. Nella tua malsana smania di protagonismo e di sgomitare, viaggiando sugli equivoci, cerca un attimino di riflettere, se ti é possibile. Mi spiace deluderti, so di darti un grande dolore, ma il prossimo anno anche un’altro Premio Camaiore, nello stesso Comune, festeggerà però 25 edizioni. Ora sicuramente manipolerai come sempre le situazioni e squinzaglierai i tuoi scagnozzi perché hai timore di non apparire te protagonista. […] Lavora, suda, guadagnati la gloria sul campo (senza vivere di luce riflessa) e vedrai che con il tuo lavoro, il tuo impegno, se portati avanti con onestà intellettuale, raggiungerai sicuramente quei traguardi a cui tanto ambisci! Rosanna Lupi segr. Premio Camaiore

Il link: http://www.viareggino.com/news/2012/08/23/al-via-la-nona-edizione-del-premio-camaiore-di-letteratura-gialla/25091/1/

Ricordo che per questa dichiarazione valutai l’idea di una querela, ma alla fine pensai che il Comune di Camaiore mi pagava per organizzare bene un’iniziativa culturale, non per perdere tempo in beghe che mi sembravano insensate e piuttosto inopportune.
Inopportune perché anche la signora Lupi e il marito Francesco Belluomini ricevevano (e ricevono) soldi pubblici dallo stesso Comune per organizzare il Premio Letterario di poesia. Ne hanno ricevuti (e ne riceveranno) molti più di me. Per darvi un’idea, l’indennità del Presidente Belluomini nell’anno 2014 è stata stabilita in 15.000 euro (Deliberazione della Giunta Municipale n.156 dell’8 maggio 2014), mentre il mio compenso era di 3.500. Per la scorsa edizione del Premio Letterario riservato alla poesia sono stati spesi 57.000 euro (Atto della Giunta Municipale n. 40 in data 14 febbraio 2014), per il 2015 ne sono appena stati stanziati 45.000 (deliberazione di Giunta Comunale n. 97 del 18/03/2015). L’intero budget del Premio Giallo si aggirava fra i 15.000 e i 17.000 euro.
Non ho quindi mai davvero capito, per dirla alla romana, cosa je rodeva a questi qua e come mai la segreteria di un Premio più ricco si mettesse a insolentire me e a gettare discredito sul Premio di Letteratura Gialla. Sono inoltre convinto che chi rappresenta un’iniziativa culturale “di consolidata tradizione” dovrebbe evitare certe dichiarazioni e certi toni – e se possibile evitare anche di sbagliare l’accento su “é”, di scrivere “squinzagliare” e di mettere l’apostrofo a “un’altro”.
Mi sono infine chiesto perché nessun assessore e nessun sindaco abbia mai invitato la signora Lupi a non denigrare pubblicamente una manifestazione organizzata dal Comune di Camaiore stesso.
Lascio a ognuno la possibilità di trovare le risposte a questi misteri poco gloriosi.
Qualche mese fa io ho scritto che sarei passato oltre e così ho fatto.
So che con tutti voi, amici del Premio Camaiore di Letteratura Gialla, avremo presto tante belle occasioni di rivederci in giro per l’Italia.