Libri

Il buio sotto la candela (Baroni 1996, Flaccovio 2005)

Direttissimi altrove (DeriveApprodi 1999)

Simi è alla ricerca di immagini da fermare sulla pagina attraverso le parole. Nella sua scrittura c’è più cinema che romanzo, più televisione che letteratura. Il che, almeno per la storia che si racconta, è un vantaggio.

(Marco Belpoliti, II Manifesto)

Direttissimi altrove di Giampaolo Simi è un noir ad alta velocità ambientato in una Versilia invernale cruda e crudele, con un personaggio – il deviatissimo Arbeit – inquietante nelle sue solitarie perversioni.

(Sergio Pent,  La Stampa-Tuttolibri)

Simi rispetta molti degli ingredienti tradizionali del noir, dall’ambientazione provinciale all’esiguità del numero dei personaggi, ma li interpreta con personale disinvoltura. Riesce comunque a far circolare nella trama un costante e progressivo senso di minaccia.

(Emanuele Trevi, Liberal)

Tutto o nulla (DeriveApprodi 2000, Giallo Mondadori 2002)

Tutto o Nulla è soprattutto una storia d’amore disperata dopo la quale ogni altro amore sembra impossibile. “Nessuno chiude mai la porta del proprio inferno”, è scritto nelle prime pagine del romanzo ed è la frase che conduce fino all’epilogo…

(Domenico Gallo, Pulp)

Figli del tramonto (Hobby&Work 2000)

Simi riesce a far salire  la tensione con una storia costruita con brandelli di quotidianità. Pezzi che messi insieme, come in un puzzle

sulfureo, volgono al delitto e sfiorano l’orrore riuscendo persino a mantenere una sorta di veridicità. Fa da collante l’atmosfera di quel genere di provincia di cui proprio Lucca è regina: ricca, ipocrita, bella e silenziosa come un serpente incantatore.

(Rossella Martina, La Nazione).

Alla fin troppo levigata padronanza nel dosare gli ingredienti classici del thriller, si abbina un’insolita competenza nei variegati riferimenti musicali e nella credibile descrizione di gioie e dolori di una band alle prime armi, a cui non sono sicuramente estranei i trascorsi dello scrittore come chitarrista rock.

(Vittore Baroni, Rumore)

Il corpo dell’inglese (Einaudi 2004)

Come in certi film in cui il montaggio, dominato dagli slittamenti temporali, si diverte a scompaginare le nostre abituali categorie percettive, (Pulp Fiction, Amores Perros), l’alternanza degli sguardi illumina i singoli squarci del mosaico, e solo la convergenza finale recupera nella sua interezza l’ordito del patchwork. Ne deriva una struttura esaltante, da palati raffinati.

(Giancarlo de Cataldo, La Repubblica)

La robusta compattezza antropologica di questo romanzo a tre voci rappresenta il tentativo concreto di incanalare il genere su un tracciato realistico esistenziale in cui il corso dei destini sfiora la Storia passando per il pattume quotidiano della cronaca.

(Sergio Pent, La Stampa)

Non si tratta di una vera spy story, né del classico thriller. Il tentativo, riuscito, è quello di imboccare una nuova strada del noir all’italiana, dove sulla trama – terrorismo, servizi segreti, narcortrafficanti vari – prevale una cronaca minuziosa del paesaggio e dei personaggi.

(Stefano Bellini, TG2 Libri)

Vittime e carnefici del loro tempo, i protagonisti di questo romanzo vivono in una specie di apnea, dove tutto o nulla sembrano conchiglie in balia di un mare che loro non potranno mai navigare. (…) Bello, bello davvero questo romanzo.

(Simone Innocenti, Il Giornale)

Splendido romanzo corale dagli intrecci ad orologeria, dai personaggi disegnati a tutto tondo, dagli sfondi cesellati. Un primo tempo tutto politico. Un secondo modaiolo. Un gran finale dove vite e ambienti sorprendentemente si annodano. Fra raffiche di colpi di scena.

(Gian Marco Walch, Il Giorno)

Un intreccio fra realtà e finzione, che invita a esplorare i misteri del nostro Paese.

(Lavinia Rittatore, Donna Moderna)

Gli Who non sono la sola buona musica. Trascurato il cibo. Segnalo il corpo di Chris Evert a pagina 272.

(Valerio Calzolaio, Il Salvagente)

Il romanzo di Simi si presenta fin dall’inizio promettente e intrigante, essendo un thriller di notevole impegno letterario e ideologico. (…)  Il libro è benissimo scritto e certamente non annoia, anzi i colpi di scena fioccano da tutte le parti. Eppure si avverte una sordità di fondo, una mancanza di perspicuità e di trasparenza (…) Ma forse il disagio del lettore nasce da un motivo semplice. Simi, che è narratore molto dotato, ha avuto il torto di zavorrare all’eccesso il plot del romanzo. Non sarà che i giallisti italiani sono troppi e costretti a farsi una concorrenza spietata?

(Leandro Piantini, L’Indice)

Rosa elettrica (Einaudi 2007)

“…Rosa è un tipo tosto, l’opposto della fragile donnina di tanta cattiva letteratura o della dark lady del noir tradizionale.”

(Giancarlo De Cataldo, L’Unità)

“…un crescere della tensione che tiene il lettore avvinto fino allo scioglimento finale”

(Mauro Trotta, Il Manifesto)

“Rosa elettrica si apre sui sogni (e sugli incubi) di una bambina, Rosa. E’ un prologo breve e fantastico per una narrazione forte e realistica.”

(Fabio Nardini, leggi la recensione per intero su Cut-Up Net.)

“…un procedural italiano di grande tensione e spessore, che merita di essere segnalato come una delle cose più interessanti della stagione.”

(Carlo Oliva, leggi la recensione per intero sul sito di Carlo Oliva)

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