Le librerie indipendenti devono chiudere tutte

“Allora le librerie indipendenti devono chiudere tutte” ha sbottato qualche giorno fa un mio amico, alla fine di una chiacchierata sul momento drammatico (ebbene sì, oggi mi sono alzato ottimista) che sta vivendo il mercato editoriale italiano.

Questo mio amico riunisce in sé una importante qualifica per una grande casa editrice e il ruolo di apprezzato autore di narrativa. Dunque vive la situazione da due punti di vista diversi e, ve lo garantisco, non è anima estremista che ami le frasi incendiarie.

Come può essere arrivato a dire una cosa del genere? E cosa voleva significare quell’ allora?

Per raccontarlo parto da un risentito commento letto su Facebook l’altro ieri. Era lo status di una libreria indipendente che, dopo aver organizzato un incontro con Fabio Volo (impegnando anche un teatro cittadino, data la folla che si attendeva) si è vista dare buca il giorno prima dal Fabio (Volo) medesimo, catapultato in missione promozionale urgente sulla poltrona di altro Fabio (Fazio).

L’episodio ha bisogno di poche spiegazioni. La libreria indipendente contava su quattrocento copie di venduto istantaneo grazie all’effetto-firma-dell’autore. Di questi tempi, una manna dal cielo. Ma la Mondadori, Fabio Volo e il suo ufficio stampa si sono trovati dall’altra parte della bilancia il prime time televisivo che, nonostante la crisi, di copie ne sposta ancora decine di migliaia. Il dilemma neanche si è posto. E il punto non è nemmeno che Fabio Volo e la Mondadori siano cattivi, è ovvio. È una questione di numeri e di logiche.

Numeri e logiche che ci portano alla domanda seguente: dove verranno vendute queste quaranta/cinquantamila copie? Per la maggior parte nei supermercati, nei centri commerciali, nelle librerie di catena, tutti luoghi dove si va durante il fine settimana, dove non c’è pericolo di prendere multe, dove si pianifica una spesa settimanale in cui diciotto euro in più possono pure starci e dove praterie del libro di Fabio Volo si trovano – ahimè – senza la firma ma, almeno, con lo sconto.

Da qui torniamo alla frase di inizio che, ancorché rabbiosa, non si rivela più un anatema ma un disperato, provocatorio avvertimento. Se, diceva il mio amico, le librerie indipendenti si tappezzano di Fabio Volo, E.L James e Benedetta Parodi, allora tutto quello che ottengono sarà solo prolungare di qualche mese la propria agonia. Le centocinquanta chiusure degli ultimi mesi non lasciano alcuna speranza a riguardo. La boccata d’ossigeno di fine mese diventa, in prospettiva, altro sapone sul cappio. Per vendere i libri (cartacei) di Fabio Volo non c’è alcun bisogno di librai indipendenti e neppure di efficienti commessi. Fra poco potrebbero essere sufficienti distributori automatici, come per una Coca Cola o un merendino: il brand ti assicura che non avrai sorprese, il sapore è quello.

Chi scrive queste righe (e anche chi ha detto quella frase) ha pubblicato con case editrici piccole, medie e grandi e ha sperimentato di persona che per vendere i propri romanzi ci vogliono le librerie indipendenti, le biblioteche e i centri culturali. Da Torino a Sassari, da Trento a Firenze, in quest’ultimo anno ho girato un bel po’ d’Italia, investendo il mio tempo e le mie energie come mai mi era capitato prima d’ora. So infatti benissimo che la scomparsa delle librerie indipendenti sarebbe un punto di non ritorno, ma d’altronde non sopravviveranno certo come feudatari periferici di sovrani decisi a fare a meno prima possibile dei loro laboriosi servigi.

E allora finisco provocando come ho iniziato: è possibile una rivoluzione del piacere della lettura, un’operazione simile a quelle che portano avanti Slow Food o Eataly? Le librerie indipendenti possono trasformarsi (molte lavorano da sempre in questo senso) in qualcosa di nuovo, in presidi del gusto di leggere, di scrivere e di ascoltare? Esiste una possibile alleanza di sistema fra editori, scrittori, librai e lettori all’insegna della qualità?

Lo so, siete tentati di lanciarmi ortaggi assortiti (a chilometri zero, se possibile, grazie).

Io temo però che non ci siano più alternative al provarci.

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54 pensieri su “Le librerie indipendenti devono chiudere tutte

  1. l’unico modo per salvare le librerie artigiane è comprare i libri presso di loro!…ma siccome vanno di moda i NON LUOGHI e I NON PENSANTI,la gente preferisce acquistare nelle librerie di catene!

  2. Ciao, credo che il post a cui ti riferisci sia il mio, scritto domenica 27 ottobre, e non quello della libreria.
    Lo specifico perché la libreria in questione si è limitata a dare notizia dello spostamento di data dovuto alla chiamata di Fazio, ma non ha in alcun modo commentato il fatto (o magari io mi sono persa il post), evidentemente per non rischiare che il buon Volo decidesse di non presentare più lì e perdere le conseguenti vendite. E come non comprendere?

  3. Esisterebbe ma non esiste, perché è già fuori tempo massimo. Amazon è un mangiatutto e gli abbocconi dell’eBook che magari si credono pure alternativi e innovativi e progressisti gli stanno consegnando la libertà di lettura (cioè di pensiero) su un piatto d’argento. E no: non è catastrofismo. Se l’editoria indipendente per esistere deve piegarsi alle leggi dei colossi, più ricchi e potenti di una nazione, significa una cosa sola: che non è più indipendente. Va da sé che senza editoria indipendente, il concetto stesso di libreria indipendente è ridicolo e grottesco.

    • Ho anch’io espresso a tuo tempo il timore che, buono o cattivo che sia Jeff Bezos, l’idea di “concentrazione” di contenuti della Rete rischi di vanificare la presunta dimensione “orizzontale”. L’editoria indipendente è tale perché, innanzitutto, è plurale.

  4. sono molto d’accordo, non credo che le librerie indipendenti debbano caratterizzarsi proponendo Fabio Volo, pèrdono in partenza. Peraltro tutto il sistema delle presentazioni andrebbe ripensato, a me di solito quando ci vado mi passa la voglia di comprare il libro
    Ciao Francesco

  5. “è possibile una rivoluzione del piacere della lettura, un’operazione simile a quelle che portano avanti Slow Food o Eataly?”
    Forse no, perché di certo leggere in Italia interessa infinitamente meno dell’unica religione nazionale condivisa, il cibo.
    Ma forse è un falso problema: Fabio Volo si comprerà al supermercato (giustamente), e i libri di nicchia online, dove esiste un intero ecosistema di comunicazione/condivisione sui contenuti. Forse le librerie indipendenti sono, semplicemente, inutili

    • Sono inutili? Forse. Un mio cliente, però, mi ha detto che noi librai svolgiamo un servizio socio-culturale, perché c’è chi non ha la carta di credito (o non la vuole usare per acquistare in internet), chi ha bisogno del libro introvabile, chi ha bisogno dei libri per la scuola, senza contare chi viene in libreria con la sola voglia di guardarsi le copertine una per una, leggere le trame dei romanzi, esplorare saggi interessanti, chiacchierare con il libraio di cose di cui non si può chiacchierare con il panettiere o con il macellaio. Si tratta anche di avere un consiglio su un libro adatto a una bambina di 8 anni, oppure per un signore cinquantenne amante delle auto d’epoca, oppure anche su un libro leggero per passare un pomeriggio domenicale di pioggia.
      Scusate se è poco.

      • Se le librerie indipendenti sono inutili, credo siano inutili anche i libri che scrivo. Dato che sono loro, i librai, che lo hanno consigliato ai lettori e mi hanno chiamato in giro per l’Italia.

      • Tutte le cose che dite, non sono affatto poco. Sono moltissimo. Ma sono quasi tutte cose che non solo si possono fare anche in rete, ma che in rete si fanno meglio. Perché volete sprecare le vostre competenze di librai su un pubblico, quello che transita per la vostra libreria fisica, che non può che essere minuscolo? Non è lavoro sprecato? Non si potrebbe mettere a frutto meglio online (in modo tutti da inventare, certo)?

      • vgentilini, non ignoriamo il web, tant’è vero che abbiamo blog, facebook, twitter, newsletter e quant’altro possa diffonderci su internet (compreso un catalogo di libri che vendiamo on-line, oltre che in libreria), ma se pensi che la nostra competenza di librai sia sprecata per la nostra clientela, solo perché è una piccola parte rispetto al “pubblico” accaparrato da amazon, e soprattutto se pensi che si possano fare le stesse cose da dietro una tastiera del computer, beh, allora abbiamo concezioni radicalmente diverse del concetto di “libreria”. E la tua mi pare abbastanza avvilente.

  6. e visto che siamo a parlare di lettura su questo argomento leggere “Al paradiso delle signore” di Emile Zola è stato per me molto istruttivo. Non combattere contro il tempo

  7. Eppure posso dirti che frequento delle librerie indipendenti molto belle. Un amante del libro cartaceo non può che amare anche le librerie indipendenti, perché esse hanno un anima che le varie catene e i supermercati non hanno. Ma io sono una lettrice, amante dei libri in tutto e per tutto. Fabio Volo non l’ho mai letto, forse un giorno lo leggerò giusto per seperne parlare. Editori, scrittori, librerie? La metà del problema si risolve con professori di lettere appassionati della materie e del mestiere, per me è stato così

  8. In realtà mi sembra che oltre ad una cattiva abitudine alimentare da parte dei consumatori, ci sia anche una frode vera e propria da parte di chi dovrebbe controllare il corretto funzionamento della catena, tutelandone le parti deboli. Vedasi la proposta del Presidente dell’Antitrust degli inizi di ottobre. E la conseguente raccolta di firme dei librai.
    Se ti interessa, ti posto un articolo che ho scritto su Letteratu.it dopo l’approvazione della Legge Filippetti.

  9. Sono un’autore self, quindi conosco bene le difficoltà di questo mercato. Temo che sia semplicistico dare la colpa esclusivamente alla distribuzione organizzata, le Feltrinelli di turno e ad Amazon. Forse il libraio di turno dovrebbe fare qualche sforzo in più. Mi spiego. Se passo davanti ad una vetrina e mi vedo messi in bella mostra il Volo della situazione, piuttosto che l’ultima fatica di Dan Brown o l’ennesimo ricettario della Parodi, allora capisco che quella libreria non fa per me. Questi titoli li trovo al supermarket sotto casa con il 15% di sconto e in più guadagno punti sulla carta fedeltà. Il libraio se vuole sopravvivere deve attirarmi con autori emergenti o meno conosciuti. Deve essere in grado di consigliarmi, mi deve invitare a presentazioni di autori che non conosco e che potrebbero interessarmi. In parole povere deve fare marketing, posizionarsi, fidelizzare la clientela. Magari anche investendo qualche ora sul tanto odiato Amazon per vedere se scova qualche autore nuovo che ha delle buone recensioni e contattarlo. Gli ebook di questi autori costano poco e la lettura di questi romanzi potrebbe riservare delle piacevoli sorprese. Personalmente, avendo anche la versione cartacea del mio romanzo , sto iniziando a programmare delle presentazioni non garantisco folle urlanti ma le 20/30 copie vendute, si. Così il libraio da un servizio ai propri clienti ed io ho un’occasione per farmi conoscere. Costo dell’operazione? Zero.

    • Stefano scusa ma dimostri di non conoscere buona parte del sistema attuale delle librerie. Spesso Volo e la Parodi 8almeno per le librerie di catena) sono in vetrina perchè le loro case editrici hanno comprato lo spazio e non per volere del/della libraio/a. Parlo per noi non indipendenti ovviamente.

      • Marino so bene invece come funziona il below the line. Ovvio che l’editore che conti di fare numeri importanti con una pubblicazione, faccia accordi con la Feltrinelli o le Messaggerie di turno per affittare le vetrine. Io scrivevo un’altra cosa ovvero non capisco la libreria indipendente a spingere gratuitamente questo genere di prodotto senza valore aggiunto o originalità che la gente compra comunque. Se vuole sopravvivere deve avere una sua linea editoriale e una sua clientela. Se vuole inseguire il supermercato di fronte o la grossa catena dove non ci sono librai ma commessi il rischio che prima o poi chiuda, temo sia alto.

    • Stefano però non scadiamo nei luoghi comuni, il libraio di catena è libraio quanto quello indipendente. Io non ho solo studiato per diventarlo, ogni santissimo giorno mi informo su tutto quello che è cultura, cerco sempre di essere al passo, conosco molto bene buona parte delle autrici e degli autori che hanno fatto la storia della letteratura. Poi che il mio ruolo, oggi, non sia più solo quello di libraio è un dato di fatto ma non è che si può sempre, in maniera un po’ snobista, sostenere che i librai indipendenti sono librai e gli altri, solo perchè lavorano in una libreria di catena, sono solo dei commessi ( e spesso qualcuno aggiunge ignoranti, non è il tuo caso). Esistono pessimi librai indipendenti e pessimi librai di catena, così come esistono ottimi librai indipendenti e ottimi librai di catena. Chiediamoci piuttosto perché i clienti non vanno più in libreria, perchè si preferisce la comodità e lo sconto e se il negozio chiude non è un problema di nessuno. Tranne che del libraio di turno.

      • Mi sono espresso male, La differenza fra libraio e commesso nel mio discorso non vuole esprimere un giudizio, ma si limita a fare una constatazione. Per libraio intendo l’imprenditore che decide cosa vendere, come vendere e che seleziona i commessi. Questo non implica che il commesso sia necessariamente impreparato o che il libraio sia un critico letterario. Io desideravo semplicemente da “consumatore” di libri dare un’opinione. Rispondendo alla tua domanda finale, secondo me il cliente che legge solo bestsellers o prodotti reclamizzati difficilmente si tornerà a rivolgere al libraio classico. Se amo Camilleri lo prendo online e risparmio il 15% e tempo perchè non mi serve il libraio, so cosa compro. Restando nei gialli, se conosco De Angelis, giallista degli anni 40,, lo devo a un libraio che mi disse che la Sellerio li aveva riesumati. Dopo aver letto il primo sono tornato e ho acquistato gli altri.

  10. «Se, diceva il mio amico, le librerie indipendenti si tappezzano di Fabio Volo, E.L James e Benedetta Parodi, allora tutto quello che ottengono sarà solo prolungare di qualche mese la propria agonia»

    Il punto, a me sembra, è proprio questo: dai librai (o, in modo più altisonante, “librerie indipendenti”: che, poi, allorché praticano la scelta commerciale succitata non sono più tali!) cerco testi di difficile reperibilità e prime edizioni, oltre ad un eventuale servizio di ricerca per richieste particolari. Ebay, però, offre un assortimento incomparabile – è chiaro: numerosi librai sfruttano tale piattaforma; per non parlare di maremagnum o di book-finder. (Comunque, sempre di librai si tratta! Se maremagnum mi indirizza verso una libreria di Trento e io, romano, perfeziono l’ordine telefonicamente senza contatto de visu con il libraio, continuo a rimanere al di fuori del circuito delle grandi catene).

    Ora, fermo restando (a) l’odio per gli e-books e per le fotocopie in genere oltre (b) al piacere insostituibile della ricerca casuale fra gli scaffali di un negozio “indipendente”, personalmente mi interessa entrare in possesso di libri che mi servono/che desidero/che cerco; Feltrinelli assolve il 50% di queste esigenze: per l’altro 50 mi affido a tutto ciò che si rivela utile alla causa.

  11. andare a cercare un libro in alcune librerie è come andare al supermercato e chiedere al commesso di turno dove sono gli stuzzicadenti. non lo sa neppure lui, ma ti dice che al limite puoi comprare i legnetti per gli spiedini, tamto costano uguali.viva le librerie indipendenti dove entrando senti l’odore della carta e non quello delle patatine.

  12. tristemente verissimo…ma voglio e devo (per i miei librai di famiglia, per i librai amici, per la mia coscienza di lettrice accanita) sperare che ancora un’alternativa ci possa essere…. Liberos, come diceva prima Francesca Casula, c’è in sardegna e funziona…. sta tentnado di crescere…

  13. Le librerie indipendenti devono diventare qualcosa di più. Un posto dove faccia piacere passare qualche ora, dove si parli di libri ogni sera, dove ci si possa magari sedere ad un tavolino e prendere un dolce.

  14. Leggo, rileggo e sono sempre più confuso, ma qualcosa mi è ben chiaro:
    1) i supermercati non sono libera scelta
    2) l’offerta seppur vasta è pur sempre limitata, quando la richiesta si “raffina”
    3) il libraio “indipendente” termine abusato, perché no “irredentista” cosa deve fare, oltre ad ordinare 1 copia di tal libro, e 1 di un altro, etc, etc

    dal libraio di carne è consententito di facilitare al cliente la richiesta quando l’indicazione è “è uscito l’anno scorso, aveva una copertina rossa con il gatto…., ecco che il libraio può emergere e vincere contro Amazon ed il resto.
    Il problema è fare sesso o sesso virtuale. Certo con il sesso virtuale non hai bimbi, ma certamente l’estinzione dell’uomo si… è questo a cui miriamo?…
    Difendiamoci dall’omologazione; si è bello tutti uguali, ma fondamentalmente diversi…
    è questo a cui ambisco e la globalizzazione totale, virtuale, non mi interessa, voglio il contatto, il contagio, incontrare le persone, belle e brutte, intelligenti e no e il libro di carta è un buon mezzo, come il vino, il salame, la musica

  15. E’ evidente che è un problema economico. I margini dei soli libri non bastano più a sostenere le spese fisse, a cominciare dagli affitti, delle librerie e non solo. Penso che le librerie indipendenti possano crescere purtroppo solo se riescono a dare “qualcosa in più”… per esempio giornate a tema, incontri, spettacoli. Non è facile, non costa poco e comunque … speriamo basti

  16. Non credo che il problema sia Fabio Fazio. È una proposta che non si può rifiutare. Quelli della Mondadori ce lo avrebbero portato a forza, mi pare ovvio. E non credo che alla fine il problema sia tutto nella tv. Facciamo esempi di autori come Fabio Geda, Fulvio Ervas, Marco Malvaldi. Il loro successo non è passato dalla tv. E proprio per questo, credo che anche gli scrittori dovrebbero, se vogliono, fare la loro parte. Se credono che il loro successo sia nato dalla passione dei librai veri, gli scrittori potrebbero andare “in tour” solo in librerie indipendenti che perseguono una politica di qualità nel rapporto con il lettore. Certo, costerebbe qualche rinuncia. Ma le buone cause non sono gratis. Ricordo che anni fa Massimo Carlotto rifiutò molti soldi da un gruppo editoriale che avrebbe ripubblicato i suoi romanzi in edicola a prezzo economico. Lo fece perché, disse, perché i librai non avrebbero più venduto una sola copia della sua backlist e non voleva voltare le spalle a coloro che sentiva responsabili del proprio successo.

  17. Partiamo dall’idea che il vero problema è che in questo paese si legge poco e che le spese per i libri vengono viste con fastidio da buona parte della popolazione ( a parte gli/le amanti dei libri ovviamente), che si va a protestare per il caro libri e si trova normale passare la notte sul marciapiedi per comprarsi l’ultimo modello di telefonino, che non si fa promozione culturale e che anche trasmissioni come quella di Fazio invece di promuovere talenti sconosciuti fanno sempre la solita promozione a gente che ha già tanta pubblicità. Ora però mettetevi nei panni della libraia indipendente. Sapete cosa significa vendere 400 copie di un libro anche se si tratta di un libro di merda? Significa che la libraia pagherà qualche bolletta, l’affitto se lo stabile non è suo e forse riuscirà a campare qualche mese in più perché, diciamocelo, è facile fare quelli acculturati che snobbano il grande nome ma qui si parla di sopravvivenza e lo dico da libraio di catena che ormai vende i giocattoli per non veder chiusa la libreria e che si sente male sapendo di dover mettere in resa libri che fanno parte del catalogo. Provate a vendere libri senza sconto. Io mi sento ripetere, decine di volte al giorno, che: “compro su amazon che è comodo e ha lo sconto” e vaffanculo se i dipendenti Amazon sono trattati nel modo che tutti (o quasi) conosciamo. il mercato del libro è al collasso, i libri rimangono sullo scaffale due mesi ormai e poi vanno in resa, i gostwriter scrivono i libri ai personaggi televisivi, ai cantanti, agli sportivi, il libro se non parte la prima settimana è già rovinato e il libro parte solo ( non mi parlate di “passaparola” che parte dal basso per favore) se alle spalle ha ingenti investimenti in pubblicità e marketing. Scusate lo sfogo.

  18. Hai stra-ragione, ma quando sei debitore di 1000 euro nei confronti di un editore e poi di quell’editore guardi cosa hai in casa di invenduto negli ultimi 5 anni e scopri che hai al valore netto 2500,00 euro di libri, ti domandi…ma io debbo far vetrina e finanziare l’editore gratis ???? e sentirmi un perdente perché non puoi onorare il debito di 1000 euro ???.
    Le rese, certo, ma far le rese è un ulteriore lavoro, e di certi libri vendi 2/3 copie l’anno, ma il catalogo almeno lo muovi…
    Il libro non è una confezione di pelati o detersivi, basta con i libri stagionali, fermiamo il fenomeno di pseudo-autori e di instant-book. Un autore se è serio non può produrre 2 libri all’anno, tutti gli anni….Anche le vene aurifere si esauriscono…,
    Inoltre basta pensare che bisogna integrare il lavoro di libraio con altri tipi di lavoro, non rispetti la tua professionalità e sottrai lavoro ad altri che lo fanno meglio di te, anche perché lo fanno da anni, e quando fai il libraio devi già fare un sacco di lavori: ordinare i libri, riceverli, aprirli, spuntarli, mettere i prezzi, cambiare i prezzi, metterli negli scaffali, spolverarli, trovare il libroi che è finito nello scaffale sbagliato o peggio sottratto, registrare la fattura, disporre il pagamento, le consegne, fare i pacchettini regalo, fare le spedizioni, preparare le rese,,,, e vuoi fare anche il caffè ???? ma dai… chi sei superman ?
    Il problema è fare il libraio o non fare il libraio…. Perché non facciamo insieme al libraio, il notaio, il taxista, prova a chiedere ai notai o ai tassisti e poi vedi l’alzata di scudi, mentre se il libraio lo fa il supermercato o amazon, o ancora peggio IBS, tutti zitti

  19. Penso che ospitare Fabio Volo ed essere libreria indipendente sia un ossimoro: non ho nulla contro Volo nemmeno contro questa libreria che ha avuto la presentazione annullata ma se vuoi essere indipendente di nome e di fatto devi allontanati da certi autori da certi editori e da certe politiche di mercato altrimenti, vista da fuori, la libreria si confonde con qualsiasi altro posto dove si vendono i libri. Per vendere solo libri senza sconto non basta essere indipendenti ma anche “diversi”. In questo periodo penso soffrano di più le librerie di catena e franchising perché hanno pochissimo margine di manovra, per sconti e assortimento. Le indipendenti almeno possono scegliere in totale indipendenza che libri tenere, è questa la diversità a cui tanto teniamo e che dovrebbe darci un “valore”: perché buttarla nel cesso tenendo e promuovendo Volo ( cioè un autore che trovi ovunque)?

  20. Come è stato detto, il libraio (chiamiamolo “indipendente” per capirci, poi si può disquisire sul termine ma il senso è quello…) deve essere un consulente, un esperto, un operatore socio-culturale, non voglio dire un “amico”, anche se dopo anni e anni di presenza in libreria il libraio diventa di fatto proprio quello: una persona che conosce i tuoi gusti, con cui fai anche due chiacchiere sulle letture fatte e quelle ancora da farsi. La libreria diventa il luogo giusto in cui acquistare un libro, ma ideale anche per passare il proprio tempo, informarsi, scoprire nuovi autori, parlare di editori ed editoria. Certo, è una strada tutta in salita e, certo, in un paese con un tasso di ignoranza spaventoso (e con tasse spaventose, non dimentichiamolo…) si lavora su una nicchia e, certo, occorre forza, preparazione culturale, fiuto, l’amore incondizionato per il proprio lavoro e un pizzico di incoscienza (e queste sono le qualità che occorrono a qualsiasi imprenditore, non solo a un libraio). Ma io credo sia anche l’unica strada, o no? Dunque ben venga la difesa del “piacere della lettura”… altrimenti la guerra è persa in partenza. Poi io parlo non da libraio ma da fruitore, dunque spero mi perdonerete la presunzione del voler fare i conti in tasca agli altri.

    • Caro Armando, non fare i conti in tasca al libraio, a meno che tu non voglia metter mano nelle tue tasche e foraggiare il libraio… ma non vorrei vivere di elemosine e contributi a fondo perso, ma di riconoscimento di un certo lavoro. Ieri sono stato in Piazza Gae Aulenti, dove hanno posto il grattacielo più alto di Italia e sono entrato naturalmente nella libreria RED – Feltrinelli: offerta libri modesta, senza presenze significative, mi sono fermato a mangiare, offerta modestissima e conto discreto, ma nella norma. Risultato non ci tornerò per i libri, non ci tornerò per il mangiare… ( una nota: a proposito di gente che legge o legge poco, ma avete coscienza della qualità dell’editoria attuale ? perché poi bisogna porsi anche questa corretta disamina. I libri sono ormai strutturati per divenire film, serial televisivi, biografie, e scopriamo che Abbatantuono, fa il film poi fa il commentatore di calcio, poi un ristorante “polpette” ma si vergogna di chiamarlo così e lo chiama meatball,, poi fa un libro, titolo che giustamente non ricordo, ma evoca il cibo…diciamo un personaggio eclettico Eccezzziunale veramenteeeeeee)

  21. E’ vero che il pezzo parla di librerie indipendenti, ma preferisco concentrarmi sulla frase: “Il dilemma neanche si è posto. E il punto non è nemmeno che Fabio Volo e la Mondadori siano cattivi, è ovvio. È una questione di numeri e di logiche”. Ecco, non sarà cattiveria, ma quando si dà la (propria) parola, ci si assume una responsabilità. Un uomo la mantiene, un povero di spirito no.

    • La logica del mercato è ferocissima, in questo senso. Il rischio del bidone è alto. Sappiamo tutti benissimo in base a quale criterio ragiona la Mondadori quando il nome è in ballo è Fabio Volo: fatturato. È il loro autore di punta per il Natale. Se sbagliano quello, buonanotte. Senza voler difendere o accusare nessuno, ho visto di peggio.

  22. Sono reduce da una settimana passata a Parigi da sola, vagabondando un po’ dovunque. E in questo vagabondare trovavo sempre una libreria, in tutti i quartieri. Con nomi bellissimi – ne cito uno, L’ecriture est un voyage – e vetrine che erano una gioia per il cuore e la mente. E sempre molta gente all’interno. Le guardavo e pensavo all’Italia, a quello che trovo nelle nostre città. Ma tutto questo fa parte di un contesto più grande, che comprende la nostra incapacità di investire sulla cultura, considerandola un vecchiume dei tempi andati. Lo vedi da mille altre cose, dall’arte museale alla promozione del patrimonio artistico, passando per gli spazi pubblicitari in stazione e metrò concessi quasi integralmente a cinema, teatro, concerti, libri (e privi di quegli orribili schermi martellanti spot che ti disturbano anche mentre aspetti il treno.)
    Sono tornata con un senso di vuoto dentro, convinta ancora che cambiare si possa – di gente che ama il bello e la conoscenza ce n’è tanta – ma che occorra vincere ciascuno la propria prigrizia, e mettersi al lavoro per battere i modelli imperanti (e ignoranti).

    • In Francia è stata fatta una politica precisa di difesa delle librerie. Una battaglia culturale in nome di uno sciovinismo che ha trovato in questo caso, come nel cinema, una declinazione dalle ricadute virtuose. Tanto la grande distribuzione francese ingoia qualche boccone amaro in patria, ma poi viene in Italia a fare il bello e il cattivo tempo.

  23. Non è per fare gli esterofili, ma mi pare che in questo caso la Francia si muova meglio (in proporzione ha anche più lettori “attivi”). Ricorderete il recente caso della legge francese “anti-Amazon”, non a caso a favore delle librerie e del territorio. In Italia, senza voler cadere in troppo facili luoghi comuni legati alla nostra pessima classe politica, non vedo grande attenzione, per usare un eufemismo, né al tessuto culturale né ai loro promotori. Della serie legislazioni a confronto: mentre in Francia si parla di legge “anti-Amazon”, come sta gestendo il nostro Paese la legge Levi?

  24. Scrivo dalla Francia, dove esiste il prezzo del libro imposto (di conseguenza la grande distribuzione non fa concorrenza sul prezzo alle librerie indipendenti) e dove si legge mediamente di più (anche se non conosco esattamente le statistiche). Presumo che le librerie indipendenti soffrano anche qui, ma forse meno che in Italia proprio grazie alle misure che difendono ‘i beni culturali’ e a una percezione sicuramente più positiva della lettura e del libro. Quando alla fine degli anni ’80 visitavo le librerie francesi e c’erano tutti quei giovani seduti per terra a leggere mi sembrava di stare in paradiso, in Italia ti guardavano male solo se i libri li sfogliavi, per fortuna questo è cambiato. Personalmente acquisto molti libri e lo faccio usando i vari canali, le librerie indipendenti perché il piacere di sfogliare fisicamente e scoprire i libri non è sostituibile, Amazon perché consumo molta letteratura straniera ed è estremamente più semplice ordinarla e riceverla nella buca delle lettere dopo due tre giorni senza spese aggiuntive, acquisto anche degli e-book perché ci sono dei libri che ho voglia di leggere, ma che ritengo non valga la pena poi conservare in una biblioteca. Il problema delle librerie indipendenti è un problema di pubblico, un po’ come le sale cinematografiche con una programmazione di film d’autore: se non si educa il pubblico a fruire dei contenuti che offrono, nel giro di pochi anni scompariranno. L’educazione, tuttavia, non è compito dei librai.

  25. Leggo molto , sognavo di possedere una piccola libreria , proprio come quelle parigine , magari arredata con divanetti accoglienti , immaginavo clienti abituali con cui parlare di nuovi autori , di trame affascinanti , immaginavo presentazioni di libri con tante domande , con autori interessati a rispondere , presentazioni di libri che ti facessero venir voglia di leggere .
    E , a dir la verità , di presentazioni così ne ho organizzate molte . Ed ho sofferto come un cane prima che iniziassero . Ossessionata dal numero di persone , dal fatto di creare il clima giusto .
    Ma possedere una libreria , ecco , quella cosa non la sogno più da un bel po’
    Sogno calpestato , morto e sepolto .
    Il mio caro libraio indipendente di fiducia , Bernardo , mi ha fatto scoprire decine di preziosi autori non best sellers .
    E dopo Bernardo ne ho conosciuti altri . Altri bravi librai indipendenti , ma anche bravi librai di “catena”. E anche svariati librai per caso , incompetenti e poco adatti.
    La cosa brutta e’ che da qualche mese vedo i bravi librai indipendenti ( e anche quelli di catena ) sempre più tristi e incazzati
    E chi organizza presentazioni sempre più sfiduciato
    E non penso che la soluzione sia quella di rendere più accoglienti i locali o quella di accostare un caffè o un bicchiere di vino al libro.

    • Cara Francesca, apprezzo le tue note e soprattutto l’ultimo paragrafo: caffè e vino no si sposano in libreria, ma al trani…. dove si può anche parlare di libro oltre che di calcio.
      La libreria deve offrire un scelta mirata, il libraio deve fare il “commesso” non può fare le recensioni, salvo rari casi e per qualche libro, può leggere, ma non può leggere tutto, quindi
      deve fornire consulenze tecniche, editore, bibliografia, disponibilità; le recensioni spettano ad altri e già mi fido poco, il più delle volte sono pilotate o addirittura preconfezionate.
      per salvare le librerie occorre:
      – affitti preferenziali,
      – oneri abbattuti,
      – sconti maggiori da parte degli editori
      – line di credito più ampie
      – resa incondizionata dell’invenduto
      – rapporto diretto con l’editore
      – stop alle vendite con sconti eccessivi on line o presso supermercati
      – riduzione della iper-produzione editoriale, il più delle volte immotivata

  26. Se posso dire, caro Antonio, tutti i punti di cui parli (affitto, oneri, eccetera) sono proprio ciò di cui i librai avrebbero bisogno.
    Mi riservo, da libraio, comunque, la libertà di leggere tutti i libri che voglio (nel poco tempo che mi resta dopo la gestione di una libreria) e, di quelli che mi piacciono, mi riservo perfino l’estrema libertà di recensirli sul blog della mia libreria. Credo che le recensioni spettino anche a me, visto che di libri ci campo, e ti assicuro che non c’è proprio nessuno che me le pilota o me le preconfeziona.
    Ovviamente, quando avverto su facebook che mi è arrivato un libro interessante, una novità un po’ strana, un volume meritevole di attenzione, metto la scheda che trovo in internet, dato che non posso leggere tuttotuttotuttooooo, però le mie recensioni (e quelle di mia moglie) sul blog sono assolutamente sincere e soprattutto gratuite.

    • Non voglio privarti del piacere di leggere, ma non vorrei confondere il nostro lavoro con il solo piacere di leggere, tra l’altro io opero in un settore di nicchia; medico-scientifico, quindi questo piacere non è proprio il massimo. Qualche volta si sopravvaluta la capacità di un libraio, ma quasi sempre non si riconosce la volontà e il lavoro da “facchino” che compie tutti i giorni, purtroppo. Un augurio per la Vostra appassionata difesa e avanti tutta…

  27. Caro Antonio , condivido la tua lista di soluzioni . Bravo ! Proprio quello che volevo dire . Inutile ormai illudersi di risolvere in altro modo . Le librerie per salvarsi hanno bisogno di essere protette come l’orso bruno .
    Ovviamente devono anche essere accoglienti ed anche il libraio deve esserlo . Mestiere difficile . Il bravo libraio deve capire quando fare la recensione e spingere il lettore e quando invece rimanere neutro .
    E poi inutile illudersi . Non torneranno mai più a vendere come in passato . La tecnologia non si può arginare
    Rimarranno solo le buone librerie

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