Vater. Mörder. Kind (3)

Simi-Abendzeitung

Per chi conosce il tedesco, qua sopra c’è l’articolo apparso qualche giorno fa, su “Abendzeitung”.

Dalla Rete: sul Vorarlberger Nachtrichten trovate un’interessante recensione in parallelo, incentrata sul tema dell scenario familiare. Un’approfonditissima disamina del libro è invece comparsa sul blog di Bücherphilosophin. Quanto approfondita lo sta a dimostrare anche l’immagine qui sotto.  True Colours.

true colours

Schegge

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Giusto prima della partenza, una gentile blogger austriaca stronca “La notte alle mie spalle”. Può capitare, mi dico. Magari, mi dico ancora, poteva evitare di twittare ogni cinquanta pagine di lettura quanto la annoiava. Ma va bene, siamo uomini di mondo.

Ad Amburgo ci sono palchi ovunque. Americane e amplificazioni che neanche i Pink Floyd. Però, anche qui il Primo Maggio non scherzano mica, dico. E invece si tratta delle cinque giornate nazionali di preghiera della Chiesa Evangelica Riformata. Berlino, arriviamo.

A Berlino mettiamo per la prima volta  il naso fuori dalla metropolitana ad Alexanderplatz. È oggettivamente orrenda. Non so cosa c’entri, ma di colpo raggiungo una certezza granitica: la canzone di Battiato era un bluff. Auf wiedersehen…: ma dài, in Germania parlano tedesco? C’era la neve: be’, non siamo a Honolulu. Per finire con un autentico capolavoro di immaginazione: quattro passi a piedi fino alla frontiera. Ora, a parte che quattro passi non li farai certo in tram, cosa pensereste voi di un tedesco che canta “Ciao Italia, mangiavamo spaghetti, splendeva il sole e ci rubavano l’orologio”?

Nuovo controllo, non privo di ansia, sul web: la blogger austriaca ha pubblicato la stroncatura per esteso. Furio Guerri le è risultato sgradevole, dice. Be’, se devo essere sincero non è simpatico neppure a me.

Potsdamer Platz è una roba che ti schiaccia a terra. Potenza della prospettiva, del vetro e dell’acciaio. E non solo. Anni fa ho tradotto un libro che portava proprio il nome di questa piazza. Era un bel noir di Buddy Giovinazzo, per Meridiano Zero. Raccontava di come le mafie turche, americane e russe si fossero spartite questo enorme cantiere. Vent’anni di commesse, e non è ancora finita.

Due amici tedeschi ci portano a spasso. Lui è stato dieci anni consigliere regionale, lei parla un italiano che il figlio di Bossi neppure se rinasce. Il cuore di Berlino è un parco immenso. Migliaia di alberi ripiantati dopo che, durante la guerra, i Berlinesi li avevano tagliati tutti. Non avevano più nient’altro per scaldarsi.

Nel cuore del potere europeo, fra il Reichstag e il modernissimo Cancellierato c’è un prato immenso. Le famiglie prendono il sole e fanno picnic. Volano i frisbee. Da noi, davanti a Montecitorio, volano le pallottole. Per dire.

La porta di Brandeburgo invece è una mezza delusione. Non ha l’abbraccio morbido e maestoso di Piazza del Popolo, per intenderci. Ai lati è oppressa dai brutti edifici delle ambasciate francese e americana che difficilmente vedrete mai nelle foto. Nel centro di Pariser Platz, alcuni pannelli ricostruiscono i terribili mesi dell’ascesa al potere di Hitler, la Notte dei Cristalli, il rogo dei libri. Prova a fare una cosa del genere sul fascismo a Piazza del Popolo, oggi. Sempre per dire.

La blogger austriaca intanto ha postato la sua stroncatura anche su Amazon. Due stelle. Per fortuna altri  lettori tedeschi me ne danno cinque. Sollievo, la media è salva.

Berlino è tutta un cantiere. Costruiscono anche sul posto in cui sorgeva il Cancellierato del Terzo Reich. Dunque lì sotto c’era il bunker degli ultimi giorni di Hitler. Se non fosse per i due amici berlinesi, non lo sapremmo. Niente lo indica e in quel senso del nazismo non deve rimanere pietra su pietra, neppure sottoterra. Fra qualche mese, qualcuno ci parcheggerà l’auto tutte le sere. Scaricherà la spesa e farà scendere i bambini.

Discorso tutto diverso per la DDR. Le Trabant, il gol di Sparwasser, i Giovani Pionieri, le nuotatrici con i baffi e i jeans sintetici a imitazione dei Levi’s sono spendibili, anzi, vendibili anche ai turisti. Fanno parte del folklore locale. Nel Museo della DDR si può anche provare l’ebbrezza di un interrogatorio della Stasi. Tutto è ricostruito meticolosamente. Non è un ricordare con rabbia. Tutt’altro. È un fenomeno ambiguo, indecifrabile, che ha preso il nome di Ostalgie.

Nuovo controllo: la blogger austriaca ha postato la stroncatura anche su un altro sito. E poi su Goodreads. E non solo: mi ha inserito nel riepilogo fra le delusioni del mese. Mai visto qualcuno che parla così ossessivamente di un libro che gli ha fatto schifo. Ma proprio a me doveva toccare questa?

A Prenzlauerberg come a Kreuzberg la gente si veste come gli pare. Spesso il risultato non è all’altezza dell’impegno, questo va detto. Però ci prova, si butta, fa di testa propria. Emo, new romantic, shabby chic, gothic, tardo-punk, skin, minimalismo new wave. Tutto si è conservato e ora si mischia come sui banchi del Flohmarkt in questa domenica di sole. E così gli italiani li riconosci subito. Il Moncler, il maglioncino giusto, il jeans griffato. Vestiamo meglio. Forse, ma qui ti rendi conto che siamo anche un po’ tutti uguali.

Ultimo controllo su internet prima del volo di ritorno: in un suo commento su un blog di un’amica, la blogger austriaca ha trovato il modo di ribadire che il mio libro non le è proprio piaciuto. Blogger austriaca, ti prego: elabora il lutto e leggiti qualcos’altro. Ce la puoi fare, dài.

Sòla profonda

sòla

Dal banco di una libreria, Italia 2013. C’è già un ottimo blog, Fascetta Nera, che raccoglie il peggio del malaugurato packaging che gli editori talvolta infliggono ai libri che pubblicano. Ma stavolta non posso esimermi. Mi è caduto l’occhio (seguito a ruota da altra parte anatomica) su una accoppiata mirabile.

Il primo porge  il titolo a un doppio senso a cui Tinto Brass tributerebbe la ola anche a dispetto dei suoi acciacchi. Quanto al metodo per fare a pezzi gli uomini, ho la vaga impressione che non sia né la dialettica platonica, né la millenaria disciplina del ju-jitsu. Tutto questo orrore arriva persino a eclissare il concetto contenuto nel sottotitolo: gli uomini (leggi: maschi) sono dotati semplicemente di “meccanismi”. E in buona sostanza funzionano tutti alla stessa maniera, alla stregua di automi non particolarmente evoluti. Non so, proviamo a scrivere su una copertina “Come intortarsi le donne con quelle due cretinate sentimentali che tutte vogliono sentirsi dire” e vediamo se non arrivano Lidia Ravera o Michela Murgia a mettere i puntini sulle i.

Del secondo trovo irresistibile la fascetta, degna di un manualetto di istruzioni: “si legge da soli, si sperimenta in due”. Mi permetto solo di aggiungere: “e poi magari mettete il video su Youporn, così se divertimo pure noi”.

Un’unica certezza mi giunge da queste copertine, così tumide, così glossy: andiamo verso il romanzo unico, con la copertina unica e pure gli autori, ormai, hanno tutti lo stesso cognome (John Paul Hunter come vi suona? Non male, dài).

Poco più in là ho potuto ammirare anche un’altra fascetta che ornava il proprio libro con: “In testa alle classifiche a pochi giorni dall’uscita”. Formulazione freudianamente ambigua, dato che l’uso prevalente di “a pochi giorni da…” dovrebbe fare intendere “quando mancano pochi giorni a…”. Accanto ai romanzi che escono dalla tipografia già fascettati con “un successo del passaparola!”, ecco un altro esempio lampante di come molti editori trasformano il legittimo desiderio di far leggere i propri libri nell’ossessione di venderli (sembra la stessa cosa, ma non è), e se possibile ancora prima che siano usciti.

E insomma, ditemi tutto dell’editoria italiana, ma non che sia un panorama statico, autoreferenziale o una galassia di cenacoli per pochi eletti, del tutto isolata dal resto del Paese come la tanto vituperata Casta dei politici. I banconi delle novità di oggi raccontano di un’editoria che, esattamente come l’Italia, ha smarrito il senso dell’orientamento e, purtroppo, anche quello del ridicolo.

Vater. Mörder. Kind (2)

Prime immagini di Vater. Mörder. Kind nelle librerie tedesche.  Qua siamo da Thalia e  da Mauke+Boysen, ad Amburgo.

FotoE qui ci sono i link alle prime recensioni:

Der Kultur Blog

Rezensions-Seite

Wien-Heute
Foto

Apocalypse Now

Volevo starmene zitto. Muto e rassegnato. Ma almeno tre cose, dopo questi tre giorni orribili, le voglio scrivere.
  1. Molti ancora si dannano a chiedersi perché il PD non abbia in definitiva nemmeno degnato di considerazione la candidatura di Rodotà. Come mai abbia preferito per ben due volte gettarsi con slancio verso la disfatta più prevedibile e più ridicola che si ricordi. L’esilarante scena del pianoforte sulle scale di Stanlio e Ollio, al confronto, è noiosetta. Certo, un gruppo dirigente equamente suddiviso fra presuntuosi e mediocri aiuta, ma non dimentichiamoci neppure che Stefano Rodotà è semplicemente troppo laico per il PD. Il PD ha proposto due nomi di estrazione cattolica, perché gli ex-Margherita uno come Rodotà lo avrebbero ignominiosamente impallinato. Aggiungeteci la costante freddezza di renziani e dalemiani e i conti sono presto fatti. Rodotà presidente non è stato mai possibile. Gli è stato perlomeno evitato un agguato indecoroso. E noi possiamo evitarci, secondo me, il gusto acre del rimpianto.

  2. A sparare su Bersani, adesso, son buoni tutti. Va meno di moda ricordare quanto anche il M5S abbia contribuito a portarci in questa situazione. Grillo stesso lo ha, implicitamente, riconosciuto arrivando a proporre il nome di Stefano Rodotà, non certo una giovane faccia nuova, addirittura ex presidente del fu PDS. Il meccanismo di scelta, limpido come una tempesta di sabbia, lo ha dimostrato. Lui e Casaleggio volevano fare un’offerta a Bersani e l’hanno fatta. Peccato che gliel’abbiano recapitata quando la sua leadership nel PD era stata ormai minata dal giorno in cui, con la spigliatezza di due droni telecomandati, Crimi e Lombardi lo hanno inutilmente umiliato in diretta streaming. Dopo quel giorno, Renzi ha iniziato a cannoneggiare il segretario, D’Alema e Franceschini hanno ricominciato a parlare di grandi intese. Eppure non era difficile: è impossibile riaccreditare un interlocutore quando proprio tu, la sua controparte, gli hai fatto perdere la faccia davanti ai suoi. Ma le grandi menti che pretendono di guidare l’Italia non ci sono arrivate. Una bella garanzia per il futuro.

  3. Il giubilo dei M5S di fronte alla Caporetto del PD è a dir poco imbarazzante. Hanno vinto contro una squadra che s’è fatta tre autogoal e credono di avere il miglior attacco del mondo. Ma va benissimo, ora non resta loro che farci vedere quanto sono bravi ad aprire come una scatoletta di tonno anche il PDL. Là c’è già un personaggio additato come un pericoloso buffone in tutto il mondo civile, ma che nessuno dei suoi può accoltellare alle spalle, dato che li stipendia tutti lui, dal primo penalista all’ultimo stalliere.

    Sono proprio ansioso di vedere come faranno. E sia chiaro: io faccio il tifo per loro.

Vater. Mörder. Kind

copertina germaniaÈ  ufficialmente da ieri in libreria Vater. Mörder, Kind , e cioè l’edizione tedesca de La notte alle mie spalle targata Bertelsmann e tradotta da Anja Nattefort. Per l’occasione è online una pagina in tedesco con il mio identikit, corredata di link e aggiornamenti.

Qua c’è uno speciale sul sito internet di Bertelsmann, con possibilità di scaricare le prime pagine del libro in tedesco.

Ancora aggiornamenti

…gli editori sono sempre più tentati di usare internet come marketing gratuito. A mio parere, è una strategia miope, una strada senza uscita. La rete non può essere la misura di tutto. Applicando all’editoria la filosofia delle visualizzazioni, arrivi esattamente a dove è arrivato Youtube, cioè al gatto che fa le fotocopie e alla gara di rutti.

Questo e altro nell’intervista che Antonio Mesisca mi ha fatto sul suo blog Occhiopesto.

Stasera chi vuole può trovarmi alla Libreria L’Ibrida Bottega di Torino, dove parlo de La notte alle mie spalle  assieme a Irene Capirone ed Enrico Pandiani. Si comincia alle 21.

Fra tre giorni esce Vater. Mörder. Kind,  edizione tedesca de La notte alle mie spalle, pubblicata da Bertelsmann e tradotta da Anja Nattefort. 

Per i lettori tedeschi, ecco un estratto delle prime pagine.

Aprile non è sempre il più crudele dei mesi

Aprile non è sempre il più crudele dei mesi

Un bel pomeriggio in una bella libreria che ha festeggiato il quinto compleanno. E una soddisfazione non da poco, che arriva direttamente da lettori e librai.

News, news, news

vater morder kind Eccola. La copia staffetta della bellissima edizione tedesca de La notte alle mie spalle, in libreria fra pochi giorni. Il mio grazie di cuore a Maren Artz, alla traduttrice Anja Nattefort e a tutti quelli di Bertelsmann.

Tornando in Italia, ancora recensioni sul libro, anche a mesi di distanza. Questa volta su Provocazioni Letterarie, a cura di Antonio Fiorella. Ottima anche quella di Antonella Scucces su Pronews. Molte e appassionate le reviews dei lettori sul sito Sainsbury’sebooks.

Per gli amici di Torino: venerdì 12 aprile sarò alla libreria L’Ibrida Bottega, in via Romani, 0/A. Mi presentano Irene Capirone ed Enrico Pandiani.

Per gli amici piemontesi (ma anche non), guardate che bella roba stiamo allestendo con l’Osvaldo Soriano Football Club. Tre giorni in Valle Varaita, provincia di Cuneo, con workshop, musica e la lectio magistralis di Alessandro Baricco.

Questo è il pdf del ricco programma. SCRITTURE D’OC=PAROLE IN CAMPO – Brossasco – 26-27-28 Aprile

Si fa presto a dire troie

Non sono esperto di sufismo. Da trent’anni tento di capire inutilmente qualcosa in quello che canta Battiato. Sarà per questo che mi sfuggono tutte le raffinate implicazioni del termine “troie” riferito ad alcuni (quali poi non è dato di sapere) parlamentari italiani.

Essendo un povero di spirito, so solo che il termine “troia” si riferisce alla femmina del porco. Il porco gode della fama di animale sudicio, nonostante in natura non si sia mai visto un maiale che si costruisce un porcile per sguazzare nei propri liquami. So poi che tale zozzeria viene precisamente additata nella sfera sessuale, nonostante le femmine del porco non siano sessualmente attive più di quelle degli oranghi o dei procioni.

Il Maestro avrebbe potuto dire “corrotti”, “venduti” o al limite “puttani”, ma non avrebbe avuto lo stesso impatto. L’equazione è semplice: “sesso+femmina=massimo della zozzeria”.

Quanto greve fosse questa iperbole di disprezzo è risultato chiarissimo nelle mille schegge impazzite con cui i discepoli hanno fatto loro il messaggio del guru. In poche ore i social network si sono riempiti di gente che “io sto con Battiato”. Le foto a corredo della stentorea presa di posizione ritraevano le cosce di Michela Brambilla, le foto osé di Alessandra Mussolini, i birignao al botox di Daniela Santanché, Mara Carfagna e Nicole Minetti. In alcuni casi, ma quasi in un angolo, facevano la loro comparsa Scilipoti o De Gregorio. Quasi che per i due uomini il massimo dileggio fosse proprio trovarsi in cotale compagnia femminile.

L’immagine sintetica della massima corruzione è tornata subito a ruotare, come per inerzia naturale, intorno al centro di gravità “sesso+femmina”. Come se l’aver posato per un calendario o il silicone siano prove provate di “corruzione” quanto i bonifici transitati da conti cifrati. Come se fosse il botox a decretare il giudizio positivo o negativo sulle parole che escono da una bocca. Come se invece gli uomini incapaci di ragionare di fronte a una calza autoreggente non fossero corrotti, ma delle povere vittime di una contorta forma di concussione perché, in quanto maschi, certe offerte non si possono rifiutare.

Sarà che non sono dotato di terzo occhio interiore, ma a me questo linguaggio, che lo usi il Battiato assessore di una giunta di centrosinistra, che venga da Grillo o dall’ultimo dei leghisti, mi puzza di stantìo. Mi sembra nasconda sotto l’invettiva moralista un bigottismo sessuofobico che potrebbe mettere egualmente d’accordo un talebano, un mormone e un alto prelato della Congregazione per la Dottrina della Fede. Senza per altro stonare nella sala delle macchinette mangiasoldi del più sperduto bar di provincia.

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